Rippling del seno

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Il rippling del seno è una delle possibili complicanze dell’intervento di mastoplastica additva, consiste nell’intravedere sotto la pelle mammaria le pieghette della protesi. 

A tutte le mie pazienti, spiego sempre che l’intervento al seno sia un’operazione molto delicata, proprio per questo motivo richiede esperienza e competenza elevata. Il ruolo di un bravo chirurgo non è solo quello di realizzare i desideri che le donne richiedono, ma anche cercare di evitare il più possibile eventuali complicanze. 

Il rippling, di fatto, è una situazione alquanto rara ma è sempre un possibile effetto collaterale dell’intervento. Cerchiamo di capire bene quali siano le cause che portano a questo problema, come evitarlo fin dal principio e quali sono le soluzioni per rimediare qualora il danno fosse ormai fatto.

Le cause del rippling

Prima di analizzare le cause è indispensabile distinguere un rippling che è presente subito dopo l’intervento da uno che si manifesta a mesi o anni di distanza. .

Se il rippling è immediato non bisogna preoccuparsi perché, molto probabilmente, è dovuto all’assestamento inziale delle protesi. In questa situazione, infatti, rassicuro sempre le mie pazienti perché i piccoli avvallamenti scompaiono naturalmente dopo pochi mesi.

Quando il rippling si manifesta a distanza di qualche tempo dall’intervento, invece, è molto probabile che la causa sia differente. 

Da sempre, ripeto che la mastoplastica deve rispettare le naturali proporzioni del corpo di ogni donna affinchè il risultato finale possa essere armonioso. Infatti se si scelgono delle protesi eccessivamente grandi, i tessuti mammari potrebbero non ricoprirle le protesi per intero e si potrebbe quindi presentare un effetto collaterale come il rippling.

Infine, quando pieghe ed ondulazioni della protesi compaiono a distanza di anni dall’operazione, la causa potrebbe essere dovuta ad un cambiamento della consistenza della protesi oppure ad un assottigliamento dei tessuti del seno.

Nel primo caso, il mio consiglio è quello di eseguire un’ecografia mammaria e quindi eventualmente valutare un intervento di sostituzione dell’impianto; nel secondo cos, invece, bisognerà cercare di recuperare la naturale compattezza dei tessuti e probabilmente sarà sufficiente riprendere qualche chilo perso.

Dobbiamo considerare infatti che il risultato finale di un intervento al seno dipenda in gran parte da come reagiscono i tessuti mammari. Se questi diventano troppo sottili o, fin dall’inizio, non coprono per intero tutta la protesi, questa potrebbe diventare evidente e intravedersi attraverso la pelle.

Come evitare il rippling del seno

In base alla mia esperienza, per evitare il rippling è importante scegliere con attenzione la protesi da utilizzare e la corretta tecnica chirurgica. Molti chirurghi, purtroppo, non hanno sufficiente esperienza e non considerano alcuni aspetti fondamentali di questa delicata chirurgia.

Per evitare il rippling, ad esempio, è necessario scegliere con la massima attenzione la protesi da utilizzare e progettare nel dettaglio ogni fase dell’operazione considerando i tessuti di partenza della paziente.

Nella maggior parte dei casi la scelta di una tecnica dual plane in combinazione ala forma anatomica dell’impianto permette di ottenere splendidi risultati e di ripettare la naturalezza dei tessuti.

Utilizzando questa tecnica è possibile ottenere un duplice vantaggio:

  • La protesi è coperta per intero dai tessuti che la circondano nella sua porzione inferiore;
  • L’impianto superiormente è posizionato sotto al muscolo, sotto al quale non sarà possibile intravedere alcuna piega.

Tutte le valutazioni andranno fatte prima dell’operazione e se quindi il seno viene rifatto bene, la possibilità di sviluppare complicazioni sarà molto vicina allo zero e il risultato sarà molto naturale e armonioso.

Come si può rimediare?

Nel caso però in cui il rippling si sia già presentato e quindi sia necessario rimediare, sono almeno due soluzioni da poter considerare: un intervento per sostituire le protesi oppure ispessire i tessuti del seno con il trapianto di tessuto adiposo.

Fortunatamente nella maggior parte dei casi le imperfezioni possono essere corrette con la tecnica del lipofilling che consiste in un autotrapianto del proprio grasso. 

Il grasso autologo, infatti, è in grado di rigenerare e ristrutturare i tessuti mammari, così che questi possano coprire per intero la superficie della protesi e rendere meno evidenti pieghe o ondulazioni visibili

Il lipofilling è una tecnica che prevede l’utilizzo dei propri tessuti, quindi materiale al 100% biocompatibile che comporta alcun effetto collaterale o controindicazione, né a breve né a lungo termine.

Intervento al seno: le 5 considerazioni da fare

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L’intervento al seno è tra gli interventi di chirurgia estetica più diffusi e desiderati in assoluto dal pubblico femminile. 

Molte donne si rivolgono a me per correggere anche solo piccole imperfezioni del seno che possono riguardare i capezzoli, la forma in generale o la simmetria tra le mammelle, altre donne invece desiderano solo migliorare le proporzioni del corpo cambiando proprio la dimensione delle mammelle.

Per molte donne, in effetti, il seno rappresenta un punto critico del loro corpo, per questo possono sentirsi meno sicure a causa delle sue dimensioni.

Il proprio corpo dovrebbe essere sempre accettato e nessuna imperfezione dovrebbe far sentire una donna meno attraente o meno sicura di sé, ma ci sono dei casi in cui, se lo si desidera, ci si può rivolgere a un chirurgo plastico per migliorare alcuni importanti dettagli.

Rifarsi il seno

Purtroppo, se ci si sottopone a un intervento chirurgico frettolosamente, può capitare di non ottenere la piena  soddisfazione del risultato estetico ottenuto.

La nascita dell’insoddisfazione può derivare da scelte prese in modo superficiale, proprio a causa di una scarsa conoscenza della materia e per aver reperito informazioni poco imprecise.

Ecco perché, per evitare questi spiacevoli inconvenienti, ho deciso di elencare le 5 considerazioni più importanti da fare prima di sottoporsi a un intervento al seno.

1 L’intervento al seno va eseguito da un chirurgo plastico specializzato

La scelta del chirurgo è il primo grande passo: è importante affidarsi a mani esperte che siano in grado di affrontare qualsiasi situazione.

Il chirurgo dev’essere competente, empatico ma soprattutto in grado di studiare dettagliatamente la situazione di partenza. 

In questo modo sarà possibile dare delle aspettative reali alla paziente, anche grazie ad uno studio attento delle proporzioni che possa migliorare l’armonia del fisico senza però stravolgerne le forme.

2 Età per rifarsi il seno

L’età, ma più in generale il periodo della vita, durante il quale si decide di rifarsi il seno, incide molto sul risultato finale che si può ottenere e sulla sua stabilità nel tempo.

L’intervento chirurgico al seno è vietato ai minori di 18 anni, ma è anche poco consigliato  ai minori di 21.

Inoltre, prima di rifarsi il seno è meglio riferire al chirurgo i propri intenti per il futuro riguardo a immediate gravidanze, perdite o, aumenti di peso già programmati o altri fattori che potrebbero condizionare la stabilità del seno.

Questo perché, sebbene tutti questi elementi non influiscano sulle protesi che verranno impiantate, possono comunque alterare il modo in cui apparirà il seno a distanza di qualche anno dopo l’operazione.

E’ quindi indispensabile per sottoporsi a un intervento al seno che la paziente abbia raggiunto la maturità nello sviluppo del proprio corpo.

3 Scegliere le protesi mammarie

La scelta delle protesi è sempre molto complessa ma è proprio qui che il chirurgo estetico gioca un ruolo fondamentale.

Esistono diversi tipi di protesi ma non esiste la protesi migliore in assoluto, grazie a forme e dimensioni diverse è possibile migliorare e rispettare la forma di partenza di ogni donna.

Un bravo chirurgo ha il compito di indirizzare la paziente verso la protesi più adatta alla sua situazione di partenza ed risultato che desidera.
L’obiettivo, infatti, è valorizzare il décolleté e farlo risultare perfettamente armonioso e proporzionato con il resto del corpo.

4 Indicazioni post operatorie

Oggi, possiamo dire che la mastoplastica additiva sia una procedura molto meno invasiva rispetto al passato poichè permette di riprendere le normali attività già dopo qualche giorno.

A differenza dei vecchi interventi di chirurgia estetica, infatti, con le nuove tecniche chirurgiche e i nuovi farmaci utilizzati in anestesia, il dolore post-operatorio è nullo.

Nonostante questo, è fondamentale dopo l’intervento rimanere a riposo per almeno 24/48 ore e riprendere le attività in modo lento e graduale, specialmente per quanto riguarda la parte superiore del corpo.

E’ compito mio, cioè del chirurgo, spiegare nel dettaglio come prendersi cura del proprio seno dopo l’operazione, ogni volta che vengono dimesse ricordo alle mie pazienti che possono chiamare il clinica per qualsiasi dubbio o esigenza.

5 Rischi e complicanze

La mastoplastica non è più un’operazione rischiosa, sempre che ci si affidi a un’equipe  preparata, allenata e competente.

Il mio ruolo, infatti, è quello di assicurarmi prima dell’intervento che ci siano tutti i presupposti per affrontare la mastoplastica in totale tranquillità.

Per quanto si possano scegliere protesi di alta qualità o tecniche microinvasive, per garantire e quindi ottenere il miglior risultato estetico possibile, bisogna anche accertarsi che non ci sia alcun fattore di rischio che, se trascurato, potrebbe rendere meno bello il risultato finale.

Come cambia il seno al variare del peso

seno gonfio e aumento di peso

Il seno è una delle parti del corpo di una donna che, col passare del tempo, cambia maggiormente. Con gli anni il seno aumenta, diminuisce, si vuota oppure si riempie. 

Mi è capitato diverse volte di sentire donne contente di avere un seno più pieno o leggermente più piccolo a causa di variazioni del peso. Ma questo sentimento vale anche quanto il cambiamento è netto o inaspettato? Secondo la mia esperienza la risposta è negativa ed è una delle cause che spinge le pazienti a chiedermi aiuto.

Ogni donna è unica, così come il suo seno, motivo per cui né la dimensione né la forma dovrebbero essere motivo di body shaming.
D’altro canto, però, ci sono donne che non si sentono a loro agio con il proprio corpo e decidono quindi di intervenire chirurgicamente.

Quali sono i fattori che influenzano la misura del seno

Direi che il primo grande momento in cui una donna vede il suo seno cambiare considerevolmente è la pubertà.

In età adolescenziale, infatti, il seno, grazie a ormoni specifici, cresce fino a raggiungere la sua forma e il suo volume definitivo.

Sebbene i seni crescano principalmente al variare degli estrogeni, ci sono altri fattori che possono condizionarne lo sviluppo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di familiarità, quindi di fattori genetici: se gran parte delle donne in famiglia hanno un seno voluminoso, è molto probabile che questa caratteristica morfologica sia ereditata.

Un altro fattore che certamente condiziona la taglia del reggiseno è lo sport: ci sono infatti alcuni esercizi che possono tonificare i muscoli del petto, costruendo il giusto sostegno e rendendo il seno più sodo.

Non dimentichiamo poi il ciclo mestruale, gli anticoncezionali ormonali e la maternità.

Bisogna infatti considerare l’azione degli ormoni, che in tutti e tre i casi presentano dei livelli più alti della norma che possono agire sul corpo modificando temporaneamente le forme.

È vero che perdendo peso il seno cambia?

Prima di rispondere alla domanda, facciamo un passo indietro. 

Le mammelle sono formate da tessuto connettivo, ghiandole e tessuto adiposo. 

Specialmente quest’ultimo è presente in percentuali diverse a seconda del soggetto, tant’è che ogni donna ha forme proprie, che, inevitabilmente, variano in base al proprio peso.

In poche parole possiamo affermare che la grandezza del seno può cambiare a seconda dei chili presi o persi.

Se, da una parte, aumentare di peso potrebbe significare una taglia in più, dall’altra dimagrimenti eccessivi o troppo rapidi potrebbero essere motivo di ptosi mammaria, cioè di una discesa o svuotamento del seno. Dopo un dimagrimento evidente, infatti, molte donne mi chiedono aiuto perché il loro seno appare cadente, svuotato e pendulo.

Sebbene sia del tutto fisiologico, questa condizione può causare imbarazzo e vergogna, ecco quindi che la chirurgia estetica può essere la soluzione ideale per tornare ad avere un seno alto, sodo e compatto.

Come aumentare il seno

Su internet si legge di tutto: dalle zuppe alla rucola, dalle ostriche alle creme volumizzanti. Purtroppo però, nessuno di questi metodi è efficace e tanto meno definitivo.

Come abbiamo visto, l’unico modo davvero valido per aumentare il volume del seno in modo definitivo è affidarsi a un chirurgo plastico esperto in seno.

Insieme si possono valutare le diverse opzioni e scegliere la tecnica che meglio si adatta alla propria situazione e alle proprie esigenze.

L’intervento più richiesto ed eseguito per aumentare il volume del seno è senza dubbio la mastoplastica additiva, tuttavia, per aumenti più lievi, si può optare per una tecnica meno invasiva, il lipofilling.

In questo caso, si possono rimodellare due aree del corpo contemporaneamente: quella da cui viene prelevato il grasso e quella in cui viene inserito, ossia il seno.

Se invece, l’obiettivo è sollevare il seno allora l’intervento più adatto è la mastopessi.

Questa tecnica consente di sollevare i seni discesi o svuotati, che quindi, alla fine dell’operazione, risultano otticamente più grandi.

Mastopessi senza cicatrici

mastopessi senza cicatrici

“È possibile eseguire un intervento di mastopessi senza cicatrici?”
Se fino a qualche anno fa la risposta era categorica, oggi non è più così.

Infatti, grazie ai passi in avanti compiuti dalla medicina e dalla chirurgia estetica, ci sono delle nuove tecniche operatorie in grado di minimizzare le cicatrici e renderle praticamente invisibili, a patto che ci sia affidi a professionisti del settore come me.

Di fatto, per operare con queste tecniche servono anni di formazione e di pratica; solo in questo modo si può garantire alla paziente un risultato del tutto naturale, anche se l’intervento non è tra i più semplici da eseguire.

Vediamo quindi di capire come si può eseguire un intervento di sollevamento del seno senza lasciare segni evidenti.

Seno cadente 

Partiamo prima da un presupposto: l’intervento di mastopessi è un’operazione chirurgica che viene consigliata a tutte le donne che presentano un seno cadente, svuotato e floscio.
Questa è una condizione molto comune, ma, specialmente nelle donne più giovani, può creare disagi e imbarazzi, limitando le pazienti.

Le cause di un seno che tende a scendere possono essere diverse: può trattarsi di uno stile di vita poco attivo, un’alimentazione scorretta, cambi di peso repentini oppure fattori ereditari.
C’è poi da sottolineare un’altra cosa: più il seno è voluminoso, più ci sono probabilità che questo tenda a svuotarsi con il passare degli anni.


La buona notizia, però è che, sebbene non ci siano rimedi naturali che possano restituire ai tessuti mammari la loro naturale compattezza e tonicità, esiste un intervento chirurgico in grado di ridare forma, tonicità e pienezza al décolleté.

Come risollevare il seno 

Per avere un seno alto e sodo, la cosa migliore sarebbe prevenirne la discesa, adottando uno stile di vita sano ed equilibrato.
Quando però le mammelle hanno cambiato forma e hanno perso la loro tonicità, ci sono diverse soluzioni chirurgiche per contrastare questi inestetismi.

In questo caso, il mio consiglio è quello di affidarsi solo ed esclusivamente a professionisti con anni di pratica alle spalle, poichè esistono diverse tecniche, e non ce n’è una migliore o una peggiore. Insieme al chirurgo estetico, dopo aver analizzato bene la situazione di partenza, si sceglie quella più adatta a realizzare i desideri della paziente. Un bravo chirurgo, infatti, ha il compito di capire come realizzare i suoi desideri senza però stravolgere le forme.
Cerchiamo di capire insieme quali sono le alternative tra cui scegliere.

Mastopessi senza protesi 


L’intervento di mastopessi senza protesi permette di ottenere risultati molto armonici e proporzionati.
Questa tecnica, infatti, consente di riposizionare l’altezza del capezzolo, per dare al seno un aspetto ancora più giovane.
Quando si opta per un intervento simile, il chirurgo può scegliere tre diverse soluzioni per incidere:

  • Zona periareolare: intorno all’areola, quando il grado di ptosi non è eccessivo;
  • Cicatrice verticale: lunga circa 5 cm, è l’ideale per chi desidera sollevare i tessuti ed eliminare la pelle in eccesso;
  • Incisione orizzontale: una sorta di T rovesciata consente di rendere la cicatrice facilmente nascondibile.

Mastopessi senza cicatrici: la tecnica multiplane 

Direttamente dall’estero, la tecnica multiplane permette di sollevare il seno di 2-3 o anche 4 cm senza creare cicatrici in zone visibili.
Grazie a questo intervento è possibile sollevare e aumentare il volume del seno grazie all’inserimento di una protesi.
Se, però, il desiderio non è quello di aumentare il seno, la protesi scelta potrà essere di dimensioni ridotte; in caso contrario sarà inserita una protesi più grande ma sempre armonica con il resto del corpo.

La particolarità di questa tecnica è che la mastopessi viene eseguita solo attraverso dei punti interni che non creano cicatrici visibili.
Alla fine intervento, infatti, sarà presente solo la cicatrice del piccolo taglio nella parte bassa del seno, che serve per inserire la protesi scelta.

A questo punto, c’è da capire un’ultima cosa: quale protesi utilizzare?
Partendo dal presupposto che si può scegliere la dimensione che più si desidera, l’importante è che queste siano di ultimissima generazione e dalla forma anatomica, per assicurarsi un risultato ancora più naturale.

Mastopessi cicatrici

Sebbene con la tecnica multiplane le cicatrici siano molto meno evidenti, e molto più piccole e nascoste, di un intervento di mastopessi standard, purtroppo, dei piccoli segni sono inevitabili.
Di contro, però, ci sono alcuni accorgimenti da adottare per farli progressivamente sparire, e tornare ad avere una pelle perfettamente omogenea.

Prima di tutto bisogna scegliere con cura, e senza fretta, la clinica e l’esperto a cui affidarsi. Non tutti i chirurghi possono o sanno eseguire correttamente un intervento di mastopessi, motivo per cui suggerisco sempre di rivolgersi solo a professionisti esperti in chirurgia del seno.

Altro punto fondamentale è la cura delle cicatrici: anche se si tratta di piccoli segni, come nel caso della mastopessi multiplane, è importante curarle e medicarle.
L’applicazione di oli o creme a base di silicone è davvero fondamentale per una corretta guarigione e ripresa delle pelle.

Intervento al seno e contraccettivi

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L’intervento al seno è un intervento chirurgico e come tale può presentare delle complicanze, anche se minime.

Abbiamo già visto più volte che la mastoplastica è una tecnica relativamente semplice che però richiede degli accorgimenti prima, durante e dopo l’intervento.

Uno di questi accorgimenti riguarda sicuramente l’utilizzo di contraccettivi ormonali, quindi di farmaci utilizzati per prevenire l’insorgenza di una gravidanza o per curare particolari patologie della donna.

Va premesso che non ci sono problemi tra un intervento al seno e questi contraccettivi bensì tra questi ultimi e l’intervento chirurgico.

Questi farmaci, infatti, possono alterare i valori della coagulazione del sangue e modificare la dimensione del seno.

Avere dei valori nella norma è il primo passo per evitare complicanze in fase operatoria; non che siano all’ordine del giorno, ma qualunque paziente vorrebbe evitarle.

Esistono diversi contraccettivi, quelli che possono provocare delle alterazioni al seno, però, sono quelli di tipo ormonale, quindi pillola, cerotto, spirale, anello e progestinici.

Di contro, è importante sottolineare che non tutte le donne assumono o fanno uso di questi farmaci per evitare delle gravidanze; vediamo quindi di capire quando è il caso di interromperne l’assunzione e quando se ne può fare a meno.

Anticoncezionali o cure ormonali?

Possiamo suddividere i contraccettivi in due grandi categorie: gli anticoncezionali e i farmaci ormonali.

Sebbene siano la stessa cosa, ci aiutano a distinguere i motivi per cui si utilizzano.

Per fare un esempio: la pillola può essere assunta per non rimanere incinta oppure per trattare delle particolari condizioni, come endometriosi, amenorrea, ovaio policistico, fibromi etc…

Durante una visita di consulto, è importante capire se si utilizzano dei contraccettivi come cure ormonali o per motivi diversi.

Questo perché, qualora la paziente assumesse, ad esempio, la pillola anticoncezionale per evitare delle gravidanze, è meglio sospenderla e riprenderla dopo l’intervento.

Se però la paziente è sotto cura ormonale, allora si valuta la sua condizione specifica e, in accordo con il ginecologo di riferimento, si procede all’intervento con delle precauzioni maggiori.

I contraccettivi da sospendere

Dunque, possiamo dire che gli unici contraccettivi da sospendere sono gli anticoncezionali.

In questo caso è bene interromperne l’utilizzo almeno un mese o due settimane prima dell’intervento; si può poi ricominciare ad utilizzarli dopo due settimane dall’operazione.

Questo perchè delle alterazioni della coagulazione o di altri fattori che vengono coinvolti durante una mastoplastica, potrebbero aumentare il rischio di trombosi o altre complicanze spiacevoli.

Questo vale per l’intervento al seno così come per qualsiasi altro intervento, ecco perché, a prescindere dalla motivazione che spinge la paziente a rivolgersi a un medico estetico, va sempre sottolineato se si fa uso di contraccettivi ormonali e per quale ragione.

Sarà poi il chirurgo a valutare caso per caso e scegliere come agire per tutelare la paziente e garantirle un decorso post operatorio sereno e senza intralci.

È bene quindi affidarsi a un professionista esperto che abbia migliaia interventi alle spalle, così che sia più preparato a qualsiasi evenienza.

Il decorso post operatorio

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Il decorso post operatorio di una mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è molto soggettivo.

Ogni paziente è diversa e ha bisogno di attenzioni diverse, motivo per cui suggerisco quasi sempre di fermarsi a dormire in clinica una notte.

Sebbene non sia obbligatorio trattenere la paziente, io e molti altri miei colleghi crediamo sia la scelta migliore per velocizzare i processi di guarigione.

Prima di spiegarti il motivo, però, vorrei darti delle semplici indicazione da seguire per vivere in totale serenità il tuo post intervento.

Come comportarsi dopo la mastoplastica?

Come abbiamo già visto in altri articoli, l’intervento al seno non è certamente tra i più impegnativi.

Infatti, sebbene si tratti di un’operazione a  tutti gli effetti, il corpo ha bisogno solo di qualche giorno per riassestarsi.

In questi giorni, però, è fondamentale stare a riposo, non fare sforzi eccessivi con la parte alta del corpo e indossare 24/24 il reggiseno post operatorio.

In più, io consiglio sempre di non fumare ed evitare di bere alcolici, in quanto entrambi potrebbero rallentare i processi di guarigione.

Un aspetto importante che non va tralasciato è quello relativo alle cicatrici: prenditene cura, disinfettale e applica la crema per evitare che rimangano visibili.

Per ultimo, chiedi! Non avere paura di chiedere se ti vengono dei dubbi o delle domande: il chirurgo, il suo staff e la clinica in cui opera sono a tua totale disposizione.

Fermarsi a dormire in clinica: si o no?

Molte pazienti, in fase di consulto, mi chiedono se dopo l’intervento possono tornare a casa.

La risposta è sì, non c’è nessun obbligo per cui la paziente debba trattenersi una notte, a prescindere dal tipo di anestesia che viene somministrata.

Tuttavia, io suggerisco quasi sempre di fermarsi una notte, ecco perchè:

  • Il costo per te è invariato (a meno che non ci si affidi a cliniche piccole, alternativa che io sconsiglio vivamente);
  • Andare via il mattino dopo l’intervento mi garantisce che tu stia davvero a riposo; ricordiamoci che dopo l’intervento bisogna evitare sforzi delle braccia, cosa che raramente avviene se si va a casa;
  • Hai personale medico sanitario che a qualsiasi domanda, dubbio o piccola preoccupazione può risponderti immediatamente;
  • Per qualsiasi necessità, anche solo per andare in bagno, hai a disposizione infermieri che possono aiutarti immediatamente;
  • In caso di necessità, o di normale routine, in clinica si hanno a disposizione tutti i farmaci necessari.

Tutti questi elementi, insieme, rappresentano un maggior comfort nella gestione del post intervento, soprattutto quando si inseriscono delle protesi.

Fermarsi dormire una notte in clinica, infatti, fa diminuire le possibilità di infiammazione del seno e quindi le chances di complicanze.

Come dormire dopo una mastoplastica?

Se di giorno possiamo mettere in atto una serie di accortezze per evitare gli sforzi, di notte non siamo pienamente consci del nostro corpo.
Tuttavia, bisogna cercare di fare attenzione per evitare qualsiasi infiammazione o possibile complicanza, soprattutto se si è solite muoversi molto la notte.

Dopo l’intervento di mastoplastica, specialmente se additiva, bisogna tutelare diversi aspetti:

  1. La formazione di accumuli di liquidi;
  2. La cura e la guarigione delle cicatrici;
  3. L’assestamento delle protesi.

Ecco quindi che, per assicurarsi un risultato finale perfetto, ci sono delle piccole accortezze da seguire durante il decorso post operatorio.

In primis l’utilizzo del reggiseno post operatorio, che diventerà il tuo migliore amico per i successivi 30 giorni dall’intervento. Permette infatti di avvolgere il seno, velocizzare il processo di assestamento delle protesi e di far drenare eventuali liquidi.

Un altro suggerimento è cercare di dormire supina, quindi a pancia su, evitando di girarti sui lati. Per farlo, metti dei cuscini grandi alla tua destra e alla tua sinistra, così che i movimenti siano limitati il più possibile. Anche durante il giorno, cerca di tenere la parte superiore del corpo sollevata, almeno per le prime 24-48 ore: bastano un paio di cuscini o una poltrona reclinabile.

Come eliminare le smagliature sul seno con il laser frazionato

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Le smagliature sono delle striature cutanee che  coinvolgono diverse aree del corpo, compreso il seno, e assumono nel loro percorso evolutivo due diverse morfologie:

  • Striae rubrae, di colore rosa e tendenti al rosso, lo stadio iniziale;
  • Striae albae, bianche, quello cicatriziale.

La profondità e la consistenza di queste lesioni testimoniano la progressiva rottura dei capillari e delle fibre di collagene ed elastina: alla fase infiammatoria iniziale segue, infatti, l’atrofizzazione e l’ipopigmentazione delle lesioni.

Smagliature seno, le cause

I fattori scatenanti comuni a molte donne sono la crescita del seno, i repentini cambi di peso, la predisposizione genetica, le malattie endocrine, alcune terapie farmacologiche e l’invecchiamento. I fattori ormonali che caratterizzano la comparsa di smagliature sul seno sono l’adolescenza e la gravidanza. Ma la vera questione rimane: esistono dei veri rimedi per le smagliature rosse e bianche?

Le speranze di un miglioramento visibile e duraturo delle smagliature del seno diventano certezza dopo aver conosciuto l’efficacia del laser frazionato sulle smagliature.

Contro le smagliature: la testimonianza di una paziente

Ecco una giovane donna, Roberta, che, dopo essersi sottoposta ai laser di ultima generazione utilizzati dal dottor Spano, ha vinto la sua lotta contro le smagliature del seno e ritrovato la tonicità e la compattezza dei tessuti.

Grazie per aver accettato di condividere con noi la tua gioia per aver recuperato, con qualche piccolo sacrificio, una forma invidiabile.

Osservarmi allo specchio e notare l’assortimento di smagliature bianche e smagliature rosse disposte sia linearmente che a raggiera sulla pancia, sui fianchi e sulla parte alta delle cosce era ormai un’abitudine. Il colpo di grazia sono state le smagliature sul seno apparse dopo aver allattato il primo bimbo.

Mi sono sentita brutta, mortificata e poco attraente. Per non parlare dei sensi di colpa per non aver cercato di prevenirne la comparsa. Il dottor Spano mi ha rassicurato dicendo che, nel mio caso, era presente una predisposizione genetica e che i sensi di colpa non portano a nulla. Insomma, era ora di voltare pagina e pensare seriamente a come togliere le smagliature.

Vogliamo conoscere meglio la tua storia. A che età sono comparse le prime smagliature?
A 13 anni il mio corpo ha iniziato ad arrotondarsi nei punti canonici: petto, fianchi, glutei e cosce diventavano più pieni e mi creavano un certo imbarazzo. In contemporanea cresceva anche il mio appetito e devo dire che la paura di ingrassare era l’ultimo dei miei pensieri. Quando vidi le prime striature rosa non mi preoccupai perché pensavo sarebbe sparite con il tempo, ma ne parlai con la mamma: mi disse che sia lei che la zia ne soffrivano dall’adolescenza.

Poi le smagliature sono diventate un problema non solo estetico, ma psicologico che ha influito sul tuo umore e sull’autostima…
Eh sì, mi vergognavo a indossare il bikini. Inoltre con gli anni avevo accumulato dei chili di troppo e mi sottoponevo a diete feroci.
Alimentazione disordinata e insufficiente idratazione completarono tristemente il quadro: intorno ai 19-20 anni la nefasta alternanza di periodi di “abbondanza” e di rapidi dimagrimenti mi tramutarono nella testimonial ideale dell’effetto yo-yo! Le smagliature erano evidenti e toglierle di mezzo divenne il mio sogno segreto. La mia prima cura contro le smagliature? I rimedi casalinghi che conoscevo erano i massaggi con olio di oliva e l’applicazione di creme che trovavo al Supermercato.

Poi ti sei sposata e sono arrivati tre bei bambini. La gravidanza ha peggiorato la situazione?
Mi sono sposata a 23 anni e nello stesso anno sono diventata mamma di un bel bimbo. Ammetto di non aver pensato a come prevenire la comparsa di nuove smagliature dovute all’aumento del seno e della pancia.
Dopo il parto e la perdita dei chili accumulati, ho cercato dei trattamenti per le smagliature in farmacia e in un centro estetico, ma le dermoabrasioni e i peeling chimici erano dolorosi e, nel mio caso, poco efficaci. Ho sperimentato le cure per smagliature più disparate: dal massaggio con oli vari ai sieri più costosi. Con la nascita delle bambine le smagliature non sono aumentate di numero, ma sono sbiancate, allargate di qualche millimetro e diventate simili a piccoli solchi che potevo sentire al tatto.

E così, a 40 anni, hai chiesto aiuto allo specialista.
Mio marito ed io abbiamo fissato un appuntamento con il dottor Spano, dopo diverse ricerche su internet e grazie anche al passaparola tra amiche e conoscenti che si erano rivolte a lui per altri motivi. Cosa mi ha colpito? La sua pazienza ad ascoltare non solo la mia “biografia” dettagliata, ma ogni tipo di dubbio o domanda che avevo accumulato nel cuore.

Come si è svolta la visita?
Ha voluto conoscere la mia storia clinica… dalle origini ai giorni nostri! Poi ha analizzato il tessuto cutaneo delle zone interessate, la consistenza e l’elasticità della pelle ed infine la gravità delle lesioni. La diagnosi e la cura sono state tempestive e la scelta sul tipo di laser più adatto mi è stata illustrata minuziosamente senza creare aspettative miracolose. Le smagliature bianche sarebbero state un osso duro, ma avremmo potuto attenuarle notevolmente.

Quale tipologia di laser ha applicato?
Il laser Neodimio Yag sulle striature recenti, cioè quelle rosa e rosso violaceo, mentre su quelle più vecchie, le bianche, il più indicato è il laser CO₂ frazionato microablativo abbinato a radio-frequenza. Mi ha spiegato che la loro azione congiunta stimola la formazione di nuovo collagene. Nel mio caso si sono rese necessarie 5 sedute della durata di 20-30 minuti a distanza di circa 40 giorni. Senza anestesia!

Sei soddisfatta?
Adesso posso indossare tutti i bikini che mi sono persa in questi anni!

Alcune tipologie di laser, non medicali, sono usate da operatori non sanitari di centri estetici che promettono miracoli in tempi brevi. Cosa pensi dei rimedi per le smagliature low cost?
In parte anche per esperienza diretta, posso dire che sono poco affidabili e pericolosi perché possono generare allergie, irritazioni e scottature dolorose. La bacchetta magica di Harry Potter non esiste. Scegliere la professionalità del chirurgo plastico aggiornato e coscienzioso esige un costo adeguato, ma i risultati si vedono e ti cambiano la vita.

Un’intervista contro le smagliature ed i sensi di colpa

La nostra ospite, Roberta, è diventata anche un’assidua lettrice del Blog del Dottor Spano. Così abbiamo deciso di trasformare questa simpatica chiacchierata in un’intervista a regola d’arte per darle l’occasione di partecipare e condividere la propria esperienza. La cura della pelle è un argomento assolutamente centrale per chi si occupa di chirurgia e medicina estetica ed un problema particolare e diffuso, come le smagliature, può nascondere molte insidie.

Il Laser che utilizziamo garantisce risultati sorprendenti per chi come Roberta vuole dimenticarsi dei segni delle smagliature del seno e pochi centri a Milano sono all’avanguardia come theClinic in termini di competenza e attrezzature.

Intervento al seno e anestesia

intervento al seno e anestesia

Una delle domande che mi viene posta più spesso sull’intervento riguarda l’anestesia.
Personalmente, rassicuro sempre le mie pazienti poichè, affidandosi alla clinica giusta e un chirurgo con esperienza decennale come me, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

La mastoplastica, che sia di aumento, sollevamento o riduzione del seno, è un intervento relativamente semplice da un punto di vista chirurgico, ma richiede la presenza di un’intera equipe di anestesisti.
Loro, insieme a me, si occuperanno di fornire alla paziente il dosaggio di farmaci più sicuro e ottimale per l’esecuzione dell’intervento, oltre che assicurare il corretto recupero subito dopo l’operazione.
Io, nel 99% dei casi, prediligo l’anestesia generale, ma vediamo insieme il motivo e qual è la differenza tra le due modalità.

Anestesia generale

In accordo con la stragrande maggioranza dei miei colleghi, l’anestesia generale rappresenta la modalità più sicura per eseguire una mastoplastica.
Questa scelta è la più confortevole sia per la paziente che per il chirurgo per diversi motivi:

  1. Permette al chirurgo di lavorare serenamente senza preoccuparsi che la paziente possa sentire dolori o che si impressioni per i rumori;
  2. Consente di mantenere stabile sia la pressione del sangue che del respiro della paziente, monitorati durante tutto l’arco dell’operazione da un anestesista;
  3. Facilita il rilassamento dei tessuti, facilitando tutte le manovre necessarie per il rimodellamento del seno.

Inoltre, vorrei sfatare uno dei falsi miti più diffusi in merito: non è detto che l’anestesia totale sia legata a un intervento in cui bisogna stare ricoverati più giorni.
Infatti, ipoteticamente, la paziente che si è sottoposta a un intervento di mastoplastica in anestesia generale potrebbe tornare a casa dopo qualche ora.
Io, però, suggerisco di rimanere almeno una notte in clinica, per assicurarmi che la guarigione del seno prosegua nel modo corretto.

Anestesia locale

Alcune pazienti, in fase di consulto, mi chiedono “Ma è possibile eseguire l’intervento in anestesia locale?”
La risposta è sì, si può fare, ma non è la scelta migliore.

Sebbene l’anestesia locale sia più facile da gestire, in alcuni casi può interferire con l’esecuzione dell’intervento.
Infatti, ci sono dei casi in cui le pazienti, essendo sveglie e pienamente coscienti, si fanno impressionare da rumori o particolari sensazioni, facendosi prendere dal panico.
In più, l’anestesia generale consente di controllare meglio la respirazione della paziente, motivo per cui è considerata più sicura di quella locale.

Ovviamente ci sono dei vantaggi nell’eseguire la mastoplastica in anestesia locale: principalmente i costi.
Di fatti, il motivo per cui eseguire un intervento con questo genere di sedazione abbassi i costi è intuibile: i costi per un’anestesia locale sono notevolmente inferiori, proprio perché i farmaci hanno prezzi ridotti e perché è possibile appoggiarsi a cliniche più piccole e quindi più economiche (che spesso non hanno i permessi per condurre operazioni in anestesia generale).

Il post intervento

A prescindere dal tipo di anestesia, tutte le pazienti, subito dopo l’intervento, vengono trasferite in una stanza apposita fino al loro completo risveglio.

In questa fase è normale sentirsi un po’ intontite ma nulla di cui preoccuparsi: già dopo pochi minuti ci si potrà alzare e camminare, anche se io consiglio di stare a riposo il più possibile, almeno le prime tre-quattro ore.

Dopo quasi tutti gli interventi di chirurgia del seno suggerisco alla paziente di fermarsi in clinica una notte, ma il giorno dopo, in qualsiasi caso, si può tornare a casa e riprendere le normali attività quotidiane.

Bisogna tenere a mente che dopo la mastoplastica per qualche giorno è meglio evitare i movimenti più impegnativi e quindi chiedere sempre aiuto a qualcuno, onde evitare di sforzare la parte superiore del corpo.

Qualunque sia la necessità, io e il mio staff siamo a disposizione per chiarimenti, dubbi o domande in merito.

Drenaggio dopo mastoplastica

drenaggio dopo mastoplastica

Il drenaggio dopo la mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è una questione abbastanza discussa che, spesso, divide i chirurghi.
In realtà, io credo che non si possa prendere una posizione netta. In base all’intervento, alla paziente, alle protesi e ad altri fattori che possono sorgere in fase operatoria, valuto caso per caso se sia necessario inserire il drenaggio o se lo si possa evitare.
Infatti, sebbene questo dispositivo abbia diversi vantaggi, presenta anche alcuni svantaggi.
Tuttavia, in questo articolo andiamo a capire quando è il caso di inserire il drenaggio dopo la mastoplastica, cos’è ed eventuali pro e contro. 

Il drenaggio

Il drenaggio, quando si tratta di mastoplastica, permette la fuoriuscita di sostanze come liquidi, sangue o siero, che potrebbero altrimenti accumularsi all’interno del seno.
Esistono diversi tipi di drenaggi: quello per la mastoplastica prevede l’inserimento di un’estremità di un tubicino di silicone all’interno della ferita. L’altra, invece, viene collegata a un contenitore apposito in cui si andranno via via ad accumulare sangue e siero in eccesso.
Questo meccanismo permette la fuoriuscita dei liquidi dalla zona operata evitando infezioni o particolari complicanze.
Ma analizziamo quando è necessario e quando è possibile farne a meno.

Quando è necessario?

In visita di consulto, quando si definisce l’intervento e il post intervento, spiego sempre alle mie pazienti che il drenaggio non va messo sempre; farlo, in molti casi, sarebbe sbagliato.
In linea di massima, anche in base alla mia esperienza, il drenaggio non è necessario,  soprattutto se si tratta di una mastoplastica additiva primaria.
Se la paziente non ha mai fatto un intervento di mastoplastica additiva e si sottopone a questa operazione per la prima volta, nel 99% dei casi il drenaggio non è necessario.

Se invece parliamo di pazienti che si sottopongono a un intervento di sostituzione delle protesi, il drenaggio è più frequente.
Per quanto riguarda invece gli interventi di mastopessi e di mastoplastica riduttiva, tendo a utilizzarlo più spesso, specialmente se i seni di partenza sono molto abbondanti.
In questi casi, in base alla situazione valuto se è necessario o meno, anche se per la metà delle pazienti risulta fondamentale per assicurare una corretta guarigione del seno.

I vantaggi del drenaggio

Il vantaggio principale di un drenaggio è che permette di controllare diversi fattori ed elementi utili a comprendere se il seno sta guarendo nel modo corretto.
Infatti, inserire il drenaggio facilita la fuoriuscita dei liquidi, evita l’accumulo di raccolte di sangue e favorisce l’emostasi, ossia l’arresto di eventuali emorragie.

Inoltre, consente di proteggere i punti di sutura e soprattutto di osservare e quantificare la quantità di sostanze drenate.
Non drenare quando ce n’è bisogno può causare diverse problematiche, oltre che far gonfiare eccessivamente il seno e rallentare tutti i processi di guarigione.

Gli svantaggi del drenaggio

Per quanto possa avere incredibili vantaggi, non dimentichiamoci che il drenaggio è pur sempre un corpo estraneo per l’organismo che quindi può dare fastidio al seno e alle protesi. In alcuni casi può innalzare il rischio di contrattura capsulare nel tempo, il che renderebbe la protesi molto più dura. 
In più, il tubicino di silicone potrebbe dare luogo a delle infiammazioni e a delle irritazioni; se non è inserito correttamente, inoltre, il drenaggio è una delle cause più comuni di infezione, perchè a contatto con altri corpi esterni.

Se valuto che il drenaggio sia necessario, la durata del ricovero non sarà assolutamente più lunga. Le pazienti a cui inserisco il drenaggio le trattengo una notte in clinica, cioè esattamente lo stesso tempo di permanenze delle pazienti in cui non viene utilizzato il drenaggio. Nella quasi totalità dei casi il drenaggio viene quindi rimosso prima di andare a casa, il giorno dopo l’operazione.

Mastoplastica additiva e allattamento: tutto quello che devi sapere

mastoplastica-additiva-e-allattamento

Quando si parla di mastoplastica additiva uno dei temi su cui mi fanno molte domande è l’allattamento. Infatti molte pazienti desiderano rifarsi il seno, ma non sanno se questo inciderà o meno sulla maternità e l’allattamento.

A tal proposito, sfatiamo subito un mito: rifarsi il seno non preclude la possibilità di allattare. Sicuramente, come per ogni cosa, è bene avere alcune accortezze, ma questo non incide sull’essere madri.

Cerchiamo di capire meglio e fare chiarezza rispondendo alle domande più frequenti che mi vengono poste in clinica.

Come curare il seno durante una gravidanza?

Una delle cose che chiedo sempre alle donne che si rivolgono a me per un consulto è quando vorrebbero sottoporsi all’intervento e, soprattutto, se hanno intenzione di avere una gravidanza nel breve periodo. 

Se vi state chiedendo il motivo, la risposta è molto semplice, seppur non scontata. Con la gravidanza il corpo e in particolare il seno cambiano la loro forma. Per questo, anche dopo un intervento chirurgico, il seno potrebbe non avere più la forma desiderata.

Questo però non vuol dire che non si possa aumentare il seno prima di una gravidanza: nella maggior parte dei casi si chiede di effettuare subito l’intervento quando il seno è causa di insoddisfazione o altre problematiche che possono influenzare la quotidianità.

Detto questo, a prescindere che il seno sia rifatto o meno, si possono avere piccole accortezze per evitare gli inestetismi comuni provocati dalla gravidanza. Prima tra tutte è il mantenere uno stile di vita sano e prendersi cura della propria pelle, mantenendola idratata e pulita. Per farlo è possibile usare oli, creme e detergere bene anche i capezzoli.

Si può allattare dopo essersi rifatte il seno?

Veniamo quindi al nocciolo della questione: ci sono problemi tra la mastoplastica additiva e l’allattamento? La risposta è assolutamente no!

La protesi, infatti, non viene mai posizionata tra la ghiandola e il capezzolo, proprio per permettere la fuoriuscita del latte. Ciò significa che una donna che ha delle protesi può allattare senza problemi.

Infatti, le tecniche più utilizzate per la mastoplastica additiva prevedono l’inserimento della protesi:

  • Dietro ai muscoli pettorali (tecnica sottomuscolare);
  • Sotto la ghiandola mammaria (tecnica sottoghiandolare);
  • In parte sopra e in parte sotto al muscolo pettorale (tecnica dual plane).

Quindi, a prescindere dalla tecnica utilizzata, le protesi non interferiscono né sulla produzione di latte e tanto meno sulla quantità che se ne produce. 

Grazie ad anni di esperienza, ho avuto modo di sperimentare diverse tecniche sapendo scegliere quella più adatta a seconda della situazione specifica. Il seno è una parte del corpo molto delicata, motivo per cui, specialmente se si ha intenzione di avere dei figli, va trattata come tale, facendo attenzione non solo al risultato estetico, ma anche alla sua funzionalità.

Dopo la mastoplastica additiva quanto si deve aspettare per l’allattamento?

Come detto prima, è meglio aspettare se si sta programmando di rimanere incinta. Detto questo, bisogna sempre ricordare che la mastoplastica è un intervento e che, come tale, richiede un periodo di recupero. In questo lasso di tempo sarebbe preferibile non sottoporre i tessuti a un ulteriore stress, come potrebbero esserlo i cambiamenti apportati dalla gravidanza.

Tuttavia se si rimane incinta subito dopo l’intervento di mastoplastica additiva non ci sarà alcun problema nell’allattare il bambino dopo il parto.

Personalmente, dopo un intervento al seno, eseguo sempre delle visite per controllare lo stato di guarigione: finché il seno non è completamente guarito, è meglio aspettare e dar tempo alle mammelle di sgonfiarsi e guarire nel modo corretto.

Ci si può sottoporre a un intervento di mastoplastica dopo l’allattamento?

Durante tutta la gravidanza e il periodo di allattamento, il corpo è soggetto a continui cambiamenti ormonali: effettuare un intervento in questa fase potrebbe compromettere il risultato finale. 

È buona norma quindi aspettare circa 3-6 mesi dalla fine dell’allattamento in modo che il seno si sia stabilizzato e non ci siano più infiammazioni od accumuli di latte a livello dei dotti mammari.

Sarà indispensabile inoltre, come prima di qualsiasi intervento al seno, sottoporsi ad un’ecografia che controlli lo stato delle ghiandole mammarie.

Meglio rifarsi il seno prima o dopo la gravidanza?

Non lo ripeterò mai abbastanza: non avere fretta di rifarti il seno, soprattutto se vorresti una gravidanza. Il seno cambia in base agli eventi che segnano la vita di una donna, e la gravidanza è certamente tra questi.

Rifarsi il seno prima potrebbe essere controproducente perchè, qualora dovesse cambiare forma o aspetto, bisognerebbe intervenire una seconda volta. È quindi sempre meglio aspettare la nascita e il termine del periodo di allattamento per contattare il chirurgo e  programmare l’intervento.

Come ripristinare tono e volume dopo la gravidanza?

Sono tantissimi i fattori che durante la dolce attesa e nel periodo successivo possono portare ad uno svuotamento o una discesa del seno. La chirurgia estetica può aiutare ad avere le forme desiderate anche senza l’inserimento di protesi. 

Preferisco sempre vagliare le diverse opzioni di intervento durante la prima visita con le mie pazienti, in modo da decidere la tecnica più adatta al singolo caso. In generale però le vie che seguo maggiormente sono la mastopessi e la mastoplastica. 

La prima è  un intervento che serve a contrastare la ptosi mammaria, cioè la discesa del seno verso il basso. Questa operazione consente di risollevare i tessuti e dare al seno un aspetto molto più sodo e compatto; in più, sollevando il seno, si ottiene anche un effetto volumizzante, per cui il seno appare più pieno.

La seconda invece è usata per riempire il seno tramite l’inserimento di protesi. In alcuni casi poi, si può optare per un intervento combinato che possa sia rassodare che dare maggiore volume al seno.