Il decorso post operatorio

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Il decorso post operatorio di una mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è molto soggettivo.

Ogni paziente è diversa e ha bisogno di attenzioni diverse, motivo per cui suggerisco quasi sempre di fermarsi a dormire in clinica una notte.

Sebbene non sia obbligatorio trattenere la paziente, io e molti altri miei colleghi crediamo sia la scelta migliore per velocizzare i processi di guarigione.

Prima di spiegarti il motivo, però, vorrei darti delle semplici indicazione da seguire per vivere in totale serenità il tuo post intervento.

Come comportarsi dopo la mastoplastica?

Come abbiamo già visto in altri articoli, l’intervento al seno non è certamente tra i più impegnativi.

Infatti, sebbene si tratti di un’operazione a  tutti gli effetti, il corpo ha bisogno solo di qualche giorno per riassestarsi.

In questi giorni, però, è fondamentale stare a riposo, non fare sforzi eccessivi con la parte alta del corpo e indossare 24/24 il reggiseno post operatorio.

In più, io consiglio sempre di non fumare ed evitare di bere alcolici, in quanto entrambi potrebbero rallentare i processi di guarigione.

Un aspetto importante che non va tralasciato è quello relativo alle cicatrici: prenditene cura, disinfettale e applica la crema (link) per evitare che rimangano visibili.

Per ultimo, chiedi! Non avere paura di chiedere se ti vengono dei dubbi o delle domande: il chirurgo, il suo staff e la clinica in cui opera sono a tua totale disposizione.

Fermarsi a dormire in clinica: si o no?

Molte pazienti, in fase di consulto, mi chiedono se dopo l’intervento possono tornare a casa.

La risposta è sì, non c’è nessun obbligo per cui la paziente debba trattenersi una notte, a prescindere dal tipo di anestesia che viene somministrata.

Tuttavia, io suggerisco quasi sempre di fermarsi una notte, ecco perchè:

  • Il costo per te è invariato (a meno che non ci si affidi a cliniche piccole, alternativa che io sconsiglio vivamente);
  • Andare via il mattino dopo l’intervento mi garantisce che tu stia davvero a riposo; ricordiamoci che dopo l’intervento bisogna evitare sforzi delle braccia, cosa che raramente avviene se si va a casa;
  • Hai personale medico sanitario che a qualsiasi domanda, dubbio o piccola preoccupazione può risponderti immediatamente;
  • Per qualsiasi necessità, anche solo per andare in bagno, hai a disposizione infermieri che possono aiutarti immediatamente;
  • In caso di necessità, o di normale routine, in clinica si hanno a disposizione tutti i farmaci necessari.

Tutti questi elementi, insieme, rappresentano un maggior comfort nella gestione del post intervento, soprattutto quando si inseriscono delle protesi.

Fermarsi dormire una notte in clinica, infatti, fa diminuire le possibilità di infiammazione del seno e quindi le chances di complicanze.

Come dormire dopo una mastoplastica?

Se di giorno possiamo mettere in atto una serie di accortezze per evitare gli sforzi, di notte non siamo pienamente consci del nostro corpo.
Tuttavia, bisogna cercare di fare attenzione per evitare qualsiasi infiammazione o possibile complicanza, soprattutto se si è solite muoversi molto la notte.

Dopo l’intervento di mastoplastica, specialmente se additiva, bisogna tutelare diversi aspetti:

  1. La formazione di accumuli di liquidi;
  2. La cura e la guarigione delle cicatrici;
  3. L’assestamento delle protesi.

Ecco quindi che, per assicurarsi un risultato finale perfetto, ci sono delle piccole accortezze da seguire durante il decorso post operatorio.

In primis l’utilizzo del reggiseno post operatorio, che diventerà il tuo migliore amico per i successivi 30 giorni dall’intervento. Permette infatti di avvolgere il seno, velocizzare il processo di assestamento delle protesi e di far drenare eventuali liquidi.

Un altro suggerimento è cercare di dormire supina, quindi a pancia su, evitando di girarti sui lati. Per farlo, metti dei cuscini grandi alla tua destra e alla tua sinistra, così che i movimenti siano limitati il più possibile. Anche durante il giorno, cerca di tenere la parte superiore del corpo sollevata, almeno per le prime 24-48 ore: bastano un paio di cuscini o una poltrona reclinabile.

Come eliminare le smagliature sul seno con il laser frazionato

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Le smagliature sono delle striature cutanee che  coinvolgono diverse aree del corpo, compreso il seno, e assumono nel loro percorso evolutivo due diverse morfologie:

  • Striae rubrae, di colore rosa e tendenti al rosso, lo stadio iniziale;
  • Striae albae, bianche, quello cicatriziale.

La profondità e la consistenza di queste lesioni testimoniano la progressiva rottura dei capillari e delle fibre di collagene ed elastina: alla fase infiammatoria iniziale segue, infatti, l’atrofizzazione e l’ipopigmentazione delle lesioni.

Smagliature seno, le cause

I fattori scatenanti comuni a molte donne sono la crescita del seno, i repentini cambi di peso, la predisposizione genetica, le malattie endocrine, alcune terapie farmacologiche e l’invecchiamento. I fattori ormonali che caratterizzano la comparsa di smagliature sul seno sono l’adolescenza e la gravidanza. Ma la vera questione rimane: esistono dei veri rimedi per le smagliature rosse e bianche?

Le speranze di un miglioramento visibile e duraturo delle smagliature del seno diventano certezza dopo aver conosciuto l’efficacia del laser frazionato sulle smagliature.

Contro le smagliature: la testimonianza di una paziente

Ecco una giovane donna, Roberta, che, dopo essersi sottoposta ai laser di ultima generazione utilizzati dal dottor Spano, ha vinto la sua lotta contro le smagliature del seno e ritrovato la tonicità e la compattezza dei tessuti.

Grazie per aver accettato di condividere con noi la tua gioia per aver recuperato, con qualche piccolo sacrificio, una forma invidiabile.

Osservarmi allo specchio e notare l’assortimento di smagliature bianche e smagliature rosse disposte sia linearmente che a raggiera sulla pancia, sui fianchi e sulla parte alta delle cosce era ormai un’abitudine. Il colpo di grazia sono state le smagliature sul seno apparse dopo aver allattato il primo bimbo.

Mi sono sentita brutta, mortificata e poco attraente. Per non parlare dei sensi di colpa per non aver cercato di prevenirne la comparsa. Il dottor Spano mi ha rassicurato dicendo che, nel mio caso, era presente una predisposizione genetica e che i sensi di colpa non portano a nulla. Insomma, era ora di voltare pagina e pensare seriamente a come togliere le smagliature.

Vogliamo conoscere meglio la tua storia. A che età sono comparse le prime smagliature?
A 13 anni il mio corpo ha iniziato ad arrotondarsi nei punti canonici: petto, fianchi, glutei e cosce diventavano più pieni e mi creavano un certo imbarazzo. In contemporanea cresceva anche il mio appetito e devo dire che la paura di ingrassare era l’ultimo dei miei pensieri. Quando vidi le prime striature rosa non mi preoccupai perché pensavo sarebbe sparite con il tempo, ma ne parlai con la mamma: mi disse che sia lei che la zia ne soffrivano dall’adolescenza.

Poi le smagliature sono diventate un problema non solo estetico, ma psicologico che ha influito sul tuo umore e sull’autostima…
Eh sì, mi vergognavo a indossare il bikini. Inoltre con gli anni avevo accumulato dei chili di troppo e mi sottoponevo a diete feroci.
Alimentazione disordinata e insufficiente idratazione completarono tristemente il quadro: intorno ai 19-20 anni la nefasta alternanza di periodi di “abbondanza” e di rapidi dimagrimenti mi tramutarono nella testimonial ideale dell’effetto yo-yo! Le smagliature erano evidenti e toglierle di mezzo divenne il mio sogno segreto. La mia prima cura contro le smagliature? I rimedi casalinghi che conoscevo erano i massaggi con olio di oliva e l’applicazione di creme che trovavo al Supermercato.

Poi ti sei sposata e sono arrivati tre bei bambini. La gravidanza ha peggiorato la situazione?
Mi sono sposata a 23 anni e nello stesso anno sono diventata mamma di un bel bimbo. Ammetto di non aver pensato a come prevenire la comparsa di nuove smagliature dovute all’aumento del seno e della pancia.
Dopo il parto e la perdita dei chili accumulati, ho cercato dei trattamenti per le smagliature in farmacia e in un centro estetico, ma le dermoabrasioni e i peeling chimici erano dolorosi e, nel mio caso, poco efficaci. Ho sperimentato le cure per smagliature più disparate: dal massaggio con oli vari ai sieri più costosi. Con la nascita delle bambine le smagliature non sono aumentate di numero, ma sono sbiancate, allargate di qualche millimetro e diventate simili a piccoli solchi che potevo sentire al tatto.

E così, a 40 anni, hai chiesto aiuto allo specialista.
Mio marito ed io abbiamo fissato un appuntamento con il dottor Spano, dopo diverse ricerche su internet e grazie anche al passaparola tra amiche e conoscenti che si erano rivolte a lui per altri motivi. Cosa mi ha colpito? La sua pazienza ad ascoltare non solo la mia “biografia” dettagliata, ma ogni tipo di dubbio o domanda che avevo accumulato nel cuore.

Come si è svolta la visita?
Ha voluto conoscere la mia storia clinica… dalle origini ai giorni nostri! Poi ha analizzato il tessuto cutaneo delle zone interessate, la consistenza e l’elasticità della pelle ed infine la gravità delle lesioni. La diagnosi e la cura sono state tempestive e la scelta sul tipo di laser più adatto mi è stata illustrata minuziosamente senza creare aspettative miracolose. Le smagliature bianche sarebbero state un osso duro, ma avremmo potuto attenuarle notevolmente.

Quale tipologia di laser ha applicato?
Il laser Neodimio Yag sulle striature recenti, cioè quelle rosa e rosso violaceo, mentre su quelle più vecchie, le bianche, il più indicato è il laser CO₂ frazionato microablativo abbinato a radio-frequenza. Mi ha spiegato che la loro azione congiunta stimola la formazione di nuovo collagene. Nel mio caso si sono rese necessarie 5 sedute della durata di 20-30 minuti a distanza di circa 40 giorni. Senza anestesia!

Sei soddisfatta?
Adesso posso indossare tutti i bikini che mi sono persa in questi anni!

Alcune tipologie di laser, non medicali, sono usate da operatori non sanitari di centri estetici che promettono miracoli in tempi brevi. Cosa pensi dei rimedi per le smagliature low cost?
In parte anche per esperienza diretta, posso dire che sono poco affidabili e pericolosi perché possono generare allergie, irritazioni e scottature dolorose. La bacchetta magica di Harry Potter non esiste. Scegliere la professionalità del chirurgo plastico aggiornato e coscienzioso esige un costo adeguato, ma i risultati si vedono e ti cambiano la vita.

Un’intervista contro le smagliature ed i sensi di colpa

La nostra ospite, Roberta, è diventata anche un’assidua lettrice del Blog del Dottor Spano. Così abbiamo deciso di trasformare questa simpatica chiacchierata in un’intervista a regola d’arte per darle l’occasione di partecipare e condividere la propria esperienza. La cura della pelle è un argomento assolutamente centrale per chi si occupa di chirurgia e medicina estetica ed un problema particolare e diffuso, come le smagliature, può nascondere molte insidie.

Il Laser che utilizziamo garantisce risultati sorprendenti per chi come Roberta vuole dimenticarsi dei segni delle smagliature del seno e pochi centri a Milano sono all’avanguardia come theClinic in termini di competenza e attrezzature.

Intervento al seno e anestesia

intervento al seno e anestesia

Una delle domande che mi viene posta più spesso sull’intervento riguarda l’anestesia.
Personalmente, rassicuro sempre le mie pazienti poichè, affidandosi alla clinica giusta e un chirurgo con esperienza decennale come me, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

La mastoplastica, che sia di aumento, sollevamento o riduzione del seno, è un intervento relativamente semplice da un punto di vista chirurgico, ma richiede la presenza di un’intera equipe di anestesisti.
Loro, insieme a me, si occuperanno di fornire alla paziente il dosaggio di farmaci più sicuro e ottimale per l’esecuzione dell’intervento, oltre che assicurare il corretto recupero subito dopo l’operazione.
Io, nel 99% dei casi, prediligo l’anestesia generale, ma vediamo insieme il motivo e qual è la differenza tra le due modalità.

Anestesia generale

In accordo con la stragrande maggioranza dei miei colleghi, l’anestesia generale rappresenta la modalità più sicura per eseguire una mastoplastica.
Questa scelta è la più confortevole sia per la paziente che per il chirurgo per diversi motivi:

  1. Permette al chirurgo di lavorare serenamente senza preoccuparsi che la paziente possa sentire dolori o che si impressioni per i rumori;
  2. Consente di mantenere stabile sia la pressione del sangue che del respiro della paziente, monitorati durante tutto l’arco dell’operazione da un anestesista;
  3. Facilita il rilassamento dei tessuti, facilitando tutte le manovre necessarie per il rimodellamento del seno.

Inoltre, vorrei sfatare uno dei falsi miti più diffusi in merito: non è detto che l’anestesia totale sia legata a un intervento in cui bisogna stare ricoverati più giorni.
Infatti, ipoteticamente, la paziente che si è sottoposta a un intervento di mastoplastica in anestesia generale potrebbe tornare a casa dopo qualche ora.
Io, però, suggerisco di rimanere almeno una notte in clinica, per assicurarmi che la guarigione del seno prosegua nel modo corretto.

Anestesia locale

Alcune pazienti, in fase di consulto, mi chiedono “Ma è possibile eseguire l’intervento in anestesia locale?”
La risposta è sì, si può fare, ma non è la scelta migliore.

Sebbene l’anestesia locale sia più facile da gestire, in alcuni casi può interferire con l’esecuzione dell’intervento.
Infatti, ci sono dei casi in cui le pazienti, essendo sveglie e pienamente coscienti, si fanno impressionare da rumori o particolari sensazioni, facendosi prendere dal panico.
In più, l’anestesia generale consente di controllare meglio la respirazione della paziente, motivo per cui è considerata più sicura di quella locale.

Ovviamente ci sono dei vantaggi nell’eseguire la mastoplastica in anestesia locale: principalmente i costi.
Di fatti, il motivo per cui eseguire un intervento con questo genere di sedazione abbassi i costi è intuibile: i costi per un’anestesia locale sono notevolmente inferiori, proprio perché i farmaci hanno prezzi ridotti e perché è possibile appoggiarsi a cliniche più piccole e quindi più economiche (che spesso non hanno i permessi per condurre operazioni in anestesia generale).

Il post intervento

A prescindere dal tipo di anestesia, tutte le pazienti, subito dopo l’intervento, vengono trasferite in una stanza apposita fino al loro completo risveglio.

In questa fase è normale sentirsi un po’ intontite ma nulla di cui preoccuparsi: già dopo pochi minuti ci si potrà alzare e camminare, anche se io consiglio di stare a riposo il più possibile, almeno le prime tre-quattro ore.

Dopo quasi tutti gli interventi di chirurgia del seno suggerisco alla paziente di fermarsi in clinica una notte, ma il giorno dopo, in qualsiasi caso, si può tornare a casa e riprendere le normali attività quotidiane.

Bisogna tenere a mente che dopo la mastoplastica per qualche giorno è meglio evitare i movimenti più impegnativi e quindi chiedere sempre aiuto a qualcuno, onde evitare di sforzare la parte superiore del corpo.

Qualunque sia la necessità, io e il mio staff siamo a disposizione per chiarimenti, dubbi o domande in merito.

Drenaggio dopo mastoplastica

drenaggio dopo mastoplastica

Il drenaggio dopo la mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è una questione abbastanza discussa che, spesso, divide i chirurghi.
In realtà, io credo che non si possa prendere una posizione netta. In base all’intervento, alla paziente, alle protesi e ad altri fattori che possono sorgere in fase operatoria, valuto caso per caso se sia necessario inserire il drenaggio o se lo si possa evitare.
Infatti, sebbene questo dispositivo abbia diversi vantaggi, presenta anche alcuni svantaggi.
Tuttavia, in questo articolo andiamo a capire quando è il caso di inserire il drenaggio dopo la mastoplastica, cos’è ed eventuali pro e contro. 

Il drenaggio

Il drenaggio, quando si tratta di mastoplastica, permette la fuoriuscita di sostanze come liquidi, sangue o siero, che potrebbero altrimenti accumularsi all’interno del seno.
Esistono diversi tipi di drenaggi: quello per la mastoplastica prevede l’inserimento di un’estremità di un tubicino di silicone all’interno della ferita. L’altra, invece, viene collegata a un contenitore apposito in cui si andranno via via ad accumulare sangue e siero in eccesso.
Questo meccanismo permette la fuoriuscita dei liquidi dalla zona operata evitando infezioni o particolari complicanze.
Ma analizziamo quando è necessario e quando è possibile farne a meno.

Quando è necessario?

In visita di consulto, quando si definisce l’intervento e il post intervento, spiego sempre alle mie pazienti che il drenaggio non va messo sempre; farlo, in molti casi, sarebbe sbagliato.
In linea di massima, anche in base alla mia esperienza, il drenaggio non è necessario,  soprattutto se si tratta di una mastoplastica additiva primaria.
Se la paziente non ha mai fatto un intervento di mastoplastica additiva e si sottopone a questa operazione per la prima volta, nel 99% dei casi il drenaggio non è necessario.

Se invece parliamo di pazienti che si sottopongono a un intervento di sostituzione delle protesi, il drenaggio è più frequente.
Per quanto riguarda invece gli interventi di mastopessi e di mastoplastica riduttiva, tendo a utilizzarlo più spesso, specialmente se i seni di partenza sono molto abbondanti.
In questi casi, in base alla situazione valuto se è necessario o meno, anche se per la metà delle pazienti risulta fondamentale per assicurare una corretta guarigione del seno.

I vantaggi del drenaggio

Il vantaggio principale di un drenaggio è che permette di controllare diversi fattori ed elementi utili a comprendere se il seno sta guarendo nel modo corretto.
Infatti, inserire il drenaggio facilita la fuoriuscita dei liquidi, evita l’accumulo di raccolte di sangue e favorisce l’emostasi, ossia l’arresto di eventuali emorragie.

Inoltre, consente di proteggere i punti di sutura e soprattutto di osservare e quantificare la quantità di sostanze drenate.
Non drenare quando ce n’è bisogno può causare diverse problematiche, oltre che far gonfiare eccessivamente il seno e rallentare tutti i processi di guarigione.

Gli svantaggi del drenaggio

Per quanto possa avere incredibili vantaggi, non dimentichiamoci che il drenaggio è pur sempre un corpo estraneo per l’organismo che quindi può dare fastidio al seno e alle protesi. In alcuni casi può innalzare il rischio di contrattura capsulare nel tempo, il che renderebbe la protesi molto più dura. 
In più, il tubicino di silicone potrebbe dare luogo a delle infiammazioni e a delle irritazioni; se non è inserito correttamente, inoltre, il drenaggio è una delle cause più comuni di infezione, perchè a contatto con altri corpi esterni.

Se valuto che il drenaggio sia necessario, la durata del ricovero non sarà assolutamente più lunga. Le pazienti a cui inserisco il drenaggio le trattengo una notte in clinica, cioè esattamente lo stesso tempo di permanenze delle pazienti in cui non viene utilizzato il drenaggio. Nella quasi totalità dei casi il drenaggio viene quindi rimosso prima di andare a casa, il giorno dopo l’operazione.

Mastoplastica additiva e allattamento: tutto quello che devi sapere

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Quando si parla di mastoplastica additiva uno dei temi su cui mi fanno molte domande è l’allattamento. Infatti molte pazienti desiderano rifarsi il seno, ma non sanno se questo inciderà o meno sulla maternità e l’allattamento.

A tal proposito, sfatiamo subito un mito: rifarsi il seno non preclude la possibilità di allattare. Sicuramente, come per ogni cosa, è bene avere alcune accortezze, ma questo non incide sull’essere madri.

Cerchiamo di capire meglio e fare chiarezza rispondendo alle domande più frequenti che mi vengono poste in clinica.

Come curare il seno durante una gravidanza?

Una delle cose che chiedo sempre alle donne che si rivolgono a me per un consulto è quando vorrebbero sottoporsi all’intervento e, soprattutto, se hanno intenzione di avere una gravidanza nel breve periodo. 

Se vi state chiedendo il motivo, la risposta è molto semplice, seppur non scontata. Con la gravidanza il corpo e in particolare il seno cambiano la loro forma. Per questo, anche dopo un intervento chirurgico, il seno potrebbe non avere più la forma desiderata.

Questo però non vuol dire che non si possa aumentare il seno prima di una gravidanza: nella maggior parte dei casi si chiede di effettuare subito l’intervento quando il seno è causa di insoddisfazione o altre problematiche che possono influenzare la quotidianità.

Detto questo, a prescindere che il seno sia rifatto o meno, si possono avere piccole accortezze per evitare gli inestetismi comuni provocati dalla gravidanza. Prima tra tutte è il mantenere uno stile di vita sano e prendersi cura della propria pelle, mantenendola idratata e pulita. Per farlo è possibile usare oli, creme e detergere bene anche i capezzoli.

Si può allattare dopo essersi rifatte il seno?

Veniamo quindi al nocciolo della questione: ci sono problemi tra la mastoplastica additiva e l’allattamento? La risposta è assolutamente no!

La protesi, infatti, non viene mai posizionata tra la ghiandola e il capezzolo, proprio per permettere la fuoriuscita del latte. Ciò significa che una donna che ha delle protesi può allattare senza problemi.

Infatti, le tecniche più utilizzate per la mastoplastica additiva prevedono l’inserimento della protesi:

  • Dietro ai muscoli pettorali (tecnica sottomuscolare);
  • Sotto la ghiandola mammaria (tecnica sottoghiandolare);
  • In parte sopra e in parte sotto al muscolo pettorale (tecnica dual plane).

Quindi, a prescindere dalla tecnica utilizzata, le protesi non interferiscono né sulla produzione di latte e tanto meno sulla quantità che se ne produce. 

Grazie ad anni di esperienza, ho avuto modo di sperimentare diverse tecniche sapendo scegliere quella più adatta a seconda della situazione specifica. Il seno è una parte del corpo molto delicata, motivo per cui, specialmente se si ha intenzione di avere dei figli, va trattata come tale, facendo attenzione non solo al risultato estetico, ma anche alla sua funzionalità.

Dopo la mastoplastica additiva quanto si deve aspettare per l’allattamento?

Come detto prima, è meglio aspettare se si sta programmando di rimanere incinta. Detto questo, bisogna sempre ricordare che la mastoplastica è un intervento e che, come tale, richiede un periodo di recupero. In questo lasso di tempo sarebbe preferibile non sottoporre i tessuti a un ulteriore stress, come potrebbero esserlo i cambiamenti apportati dalla gravidanza.

Tuttavia se si rimane incinta subito dopo l’intervento di mastoplastica additiva non ci sarà alcun problema nell’allattare il bambino dopo il parto.

Personalmente, dopo un intervento al seno, eseguo sempre delle visite per controllare lo stato di guarigione: finché il seno non è completamente guarito, è meglio aspettare e dar tempo alle mammelle di sgonfiarsi e guarire nel modo corretto.

Ci si può sottoporre a un intervento di mastoplastica dopo l’allattamento?

Durante tutta la gravidanza e il periodo di allattamento, il corpo è soggetto a continui cambiamenti ormonali: effettuare un intervento in questa fase potrebbe compromettere il risultato finale. 

È buona norma quindi aspettare circa 3-6 mesi dalla fine dell’allattamento in modo che il seno si sia stabilizzato e non ci siano più infiammazioni od accumuli di latte a livello dei dotti mammari.

Sarà indispensabile inoltre, come prima di qualsiasi intervento al seno, sottoporsi ad un’ecografia che controlli lo stato delle ghiandole mammarie.

Meglio rifarsi il seno prima o dopo la gravidanza?

Non lo ripeterò mai abbastanza: non avere fretta di rifarti il seno, soprattutto se vorresti una gravidanza. Il seno cambia in base agli eventi che segnano la vita di una donna, e la gravidanza è certamente tra questi.

Rifarsi il seno prima potrebbe essere controproducente perchè, qualora dovesse cambiare forma o aspetto, bisognerebbe intervenire una seconda volta. È quindi sempre meglio aspettare la nascita e il termine del periodo di allattamento per contattare il chirurgo e  programmare l’intervento.

Come ripristinare tono e volume dopo la gravidanza?

Sono tantissimi i fattori che durante la dolce attesa e nel periodo successivo possono portare ad uno svuotamento o una discesa del seno. La chirurgia estetica può aiutare ad avere le forme desiderate anche senza l’inserimento di protesi. 

Preferisco sempre vagliare le diverse opzioni di intervento durante la prima visita con le mie pazienti, in modo da decidere la tecnica più adatta al singolo caso. In generale però le vie che seguo maggiormente sono la mastopessi e la mastoplastica. 

La prima è  un intervento che serve a contrastare la ptosi mammaria, cioè la discesa del seno verso il basso. Questa operazione consente di risollevare i tessuti e dare al seno un aspetto molto più sodo e compatto; in più, sollevando il seno, si ottiene anche un effetto volumizzante, per cui il seno appare più pieno.

La seconda invece è usata per riempire il seno tramite l’inserimento di protesi. In alcuni casi poi, si può optare per un intervento combinato che possa sia rassodare che dare maggiore volume al seno.

Seno piccolo

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Avere il seno piccolo può far sentire a disagio e, in alcuni casi, significa meno autostima e meno sicurezza. È per questo motivo che molte donne scelgono di rivolgersi a me per aumentare il volume del seno e iniziare a stare meglio. Ogni donna ha forme diverse, alcune di loro le accettano, ma altre, invece, fanno più fatica.

Talvolta, il seno piccolo è sinonimo di uno sviluppo anomalo delle mammelle, il cui tessuto risulta di dimensioni molto inferiori “alla norma.”

Se una donna ha un seno molto piccolo che è chiaramente sproporzionato dal resto del corpo, se una mammella appare più piccola dell’altra o se il seno è praticamente piatto potrebbe trattarsi di micromastia.

Cos’è la micromastia?

Capita spesso che le mie pazienti mi domandino cosa sia la micromastia. Si tratta di uno sviluppo anomalo del seno durante la fase della pubertà che può interessare entrambe le mammelle oppure solo una. 

Come dicevamo prima, ogni donna ha delle forme diverse quindi non esiste una definizione oggettiva di questa patologia perchè, spesso, si tratta di canoni di bellezza imposti dall’esterno per  i quali una donna è considerata più o meno femminile. 

In più, come ripeto sempre alle mie pazienti, bisogna tenere in considerazione che non esiste il seno perfetto, ma soltanto quello che si adatta meglio alle forme e alle proporzioni del resto del corpo.

Tuttavia, se una donna ha un seno asimmetrico e poco sviluppato, insieme possiamo valutare qual è la soluzione migliore per porre fine a questo disagio e restituire al fisico delle forme armoniche e proporzionate.

Prima, però, vediamo quali sono le cause di un seno eccessivamente piccolo.

Cause del seno piccolo

Le cause di un seno eccessivamente piccolo possono essere ricondotte a diversi fattori, congeniti o successivi allo sviluppo della donna.

Quando le cause sono connesse a fattori presenti fin dalla nascita, si tratta di particolari sindromi che, tra le altre cose, colpiscono lo sviluppo delle mammelle. 

Facciamo però chiarezza su quelle che possono essere le diverse cause di un seno piatto:

  • Genetica: il seno piccolo è causato da fattori genetici ed ereditari; può trattarsi di un’anomala distribuzione del grasso per familiarità oppure di particolari sindromi che, tra le altre conseguenze, provocano un sottosviluppo del seno;
  • Alimentazione scorretta: se la donna in questione mangia in modo scorretto e squilibrato, se le abitudini alimentari causano disfunzioni del metabolismo, se non si apportano i giusti valori di vitamine e minerali, è molto probabile che lo sviluppo del seno ne risenta;
  • Squilibri ormonali: quando le prime mestruazioni arrivano eccessivamente tardi (16/18 anni), qualora si avessero problemi di flussi troppo abbondanti o cicli irregolari, uno dei sintomi che potrebbero presentarsi è l’iposviluppo del seno;
  • Altre cause: può trattarsi di particolari disturbi alimentari o eccessive perdite di peso drastiche, a prescindere dal fatto che siano state intenzionali o meno; anche depressione e altri problemi emozionali possono incidere sullo sviluppo delle mammelle. 

I rimedi per un seno piccolo

Iniziamo col dire che creme o integratori per aumentare il volume del seno sono metodi poco efficaci che non hanno nulla a che vedere con la medicina estetica.

Ecco perché, quando una donna mi chiede come avere un seno più femminile e proporzionato, rispondo sempre che l’unica metodica permanente e sicura è la chirurgia estetica.

Durante la mia carriera, ho potuto constatare che l’inserimento di protesi mammarie è ciò che restituisce i risultati più armonici. Questo avviene soprattutto se, in partenza, le mammelle sono molto asimmetriche o se il seno è molto piccolo.

Mastoplastica additiva

Quando si decide di intervenire sulla micromastia, io consiglio sempre la mastoplastica additiva con protesi. Questo perché grazie all’inserimento delle protesi è possibile andare a riempire la mammella, per un seno decisamente più pieno e abbondante.

In base al risultato che la paziente vuole ottenere decideremo insieme il tipo di protesi, che deve adattarsi al corpo e al resto delle forme. 

Le domande sulla mastoplastica additiva sono sempre molte; diverse pazienti hanno paura dell’intervento, del recupero e del risultato, ma non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ripeto sempre che si tratta di uno degli interventi più eseguiti nel mondo della chirurgia estetica e uno dei più semplici da eseguire; in più, le protesi di ultima generazione sono al 100% sicure.

L’unica variabile per un risultato più o meno naturale è la clinica a cui ci si rivolge; è per questo che è fondamentale diffidare da preventivi low cost, indice di poca affidabilità e competenza.

Quali sono i fattori di un seno cadente e come combatterli

seno cadente

Avere il seno cadente è una condizione più che comune per le donne, a prescindere dall’età.

Si tratta di un progressivo svuotamento del seno che a lunga andare lo fa risultare floscio, cosa che, soprattutto in giovane età, può mettere a disagio.

In questo articolo vedremo quali sono le cause e i fattori che possono causare la ptosi mammaria e soprattutto come rimediare quando il seno è ormai disceso verso il basso.

La ptosi mammaria

Per ptosi mammaria si intende proprio lo svuotamento e la discesa del seno verso il basso; è un processo che, purtroppo, è improbabile interrompere naturalmente una volta iniziato. Si tratta di un fenomeno causato da un graduale rilassamento dei tessuti che, perdendo tonicità, non riescono più a sostenere la ghiandola mammaria.

La ptosi mammaria può verificarsi a seguito di eventi particolari, come una gravidanza, oppure per fattori genetici ed ereditari che portano il seno a discendere.

Sicuramente uno dei fattori che influenza maggiormente lo svuotamento è la taglia di partenza: più il seno è voluminoso, più alte sono le probabilità che con il tempo discenda verso il basso.

Cause del seno cadente

Come stavamo dicendo, le cause possono essere dovute a diversi fattori, alcuni congeniti, altri esterni, cioè influenzati dallo stile di vita o da cattive abitudini. Ma vediamo quali sono i fattori principali che portano alla discesa e allo svuotamento del seno:

  • Dieta poco bilanciata;
  • Stile di vita sedentario;
  • Cambi di peso repentini con effetto yo yo;
  • Sovrappeso;
  • Gravidanze ripetute;
  • Allattamento;
  • Reggiseni poco contenitivi, vecchi o di scarsa qualità;
  • Fumo: il tabacco nuoce alla pelle, che risulta sempre meno elastica e via via più rugosa;
  • Mancata protezione ai raggi UV;
  • Postura scorretta.

Premessa: è chiaro che con il passare degli anni il seno cambia  ed è importante sapere che man mano che si avvicina la menopausa, le probabilità che il seno discenda verso il basso sono via via maggiori. Detto questo, è possibile prevenire il problema seguendo uno stile di vita sano, equilibrato e attivo. 

Sebbene la ptosi mammaria sia una condizione che accomuna la maggior parte delle donne over 50, fare attenzione ai fattori scatenanti ne riduce notevolmente le probabilità e l’entità.

Come rassodare il seno cadente

Rassodare il seno cadente senza ricorrere alla chirurgia è molto complesso, se non impossibile. Una volta che la pelle ha perso la sua tonicità è davvero molto difficile restituirgliela; tuttavia ci sono dei rimedi fai da te che possono aiutare sia nel prevenire il seno cadente sia nel limitarne gli effetti quando ormai ha iniziato a discendere.

Sul web si trovano tanti “miracolosi” consigli: massaggiare con olio di mandorle, immergersi per breve tempo nell’acqua ghiacciata o applicare creme apposite. In particolar modo, queste creme hanno l’obiettivo di volumizzare e rassodare l’aspetto del seno, che dopo le applicazioni dovrebbe risultare più pieno e tonico. Tuttavia, sono rimedi poco efficaci, specialmente se la ptosi mammaria è già a un livello importante; se sono prodotti validi che agiscono davvero sulla ptosi, possono essere utili in una fase iniziale, quando il danno ancora non è molto evidente.

Chirurgia estetica seno

La chirurgia estetica è l’unico rimedio davvero valido e duraturo per contrastare la discesa del seno. Gli interventi possibili sono diversi, per cui è davvero molto importante confrontarsi con un chirurgo specializzato in chirurgia estetica del seno per capire quale possa essere l’intervento migliore per la paziente.

Vediamo quali sono le alternative possibili per un seno subito più tonico e sodo.

Mastopessi

La mastopessi  è l’intervento principale per la ptosi mammaria poiché l’obiettivo è proprio quello di sollevare il seno. Si tratta di una sorta di lifting al seno, un intervento molto comune e sicuro che non prevede nemmeno un lungo decorso post operatorio. Questo intervento è molto indicato per le donne il cui seno ha perso forma e volume in seguito a una gravidanza o all’allattamento. 

Una precisazione: questo intervento, in passato, veniva sconsigliato perchè lasciava segni e cicatrici poco nascondibili. Da qualche tempo però, se ci si affida a un medico chirurgo competente e specializzato che conosce tutte le metodiche per operare, viene eseguito con la tecnica multiplane. Questa permette di sollevare il seno senza cicatrici inserendo una protesi, si tratta di una metodica che arriva direttamente dagli states i cui vantaggi sono diversi. 

Mastoplastica additiva o lipofilling

Quando si parla di mastoplastica additiva per risollevare il seno, la maggior parte delle volte si tratta di interventi combinati. Infatti, quando il seno è cadente e svuotato è importante risollevarlo ma, in molti casi, anche dargli volume: in alcuni casi il chirurgo sceglie se abbinare la mastopessi all’inserimento di protesi mammarie oppure al lipofilling.

Qualora si scegliesse la mastoplastica, una delle scelte più importanti da fare riguarda le protesi: ne esistono di diverse quindi sarà il chirurgo di riferimento, in base al risultato che si vuole ottenere, a suggerire il tipo di protesi più adatta. 

Nel caso del lipofilling, invece, è possibile scegliere la zona da cui estrarre l’adipe in eccesso: in questo caso ci sarà un doppio rimodellamento che riguarderà ovviamente il seno ma anche l’area donatrice.

Creme per cicatrici

Le creme per cicatrici sono uno dei metodi più validi per curarle.

Dopo un intervento al seno, inevitabilmente, si formano delle cicatrici: in base alla mano che ha operato e dalle caratteristiche biologiche del paziente, la cicatrice sarà più o meno nascosta e più o meno grande; in qualsiasi caso applicare dei prodotti e massaggiarle risulta fondamentale per una corretta guarigione e ripresa delle pelle.

Prima di capire quali sono le alternative alle creme, capiamo però quali cicatrici possono esserci e come riconoscerle.

Cos’è una cicatrice?

Una cicatrice non è nient’altro che la guarigione naturale della pelle, una condizione per cui il tessuto presenta un’interruzione superficiale.

La cicatrice sorge quando vengono coinvolti gli strati profondi della pelle, quindi dopo un intervento chirurgico o, talvolta, dopo una forma particolarmente aggressiva di acne.

Sebbene tutto ciò di cui parleremo nell’articolo vale per tutte le cicatrici, vorrei soffermarmi in particolar modo su quelle che si formano in seguito a un intervento al seno.

Le cicatrici possono essere suddivise in due grandi categorie: cicatrici fisiologiche e cicatrici patologiche.

Le prime sono cicatrici ordinarie, ossia quelle che si formano dopo un intervento, si formano nei primi mesi appena successivi all’operazione e inizialmente sono rossastre, in rilievo e talvolta danno prurito.

Le seconde, invece,sono cicatrici appunto patologiche; questo vuol dire che a causa di un’inadeguata cura sono peggiorate o per altri motivi non hanno seguito la classica guarigione. In base alla conformazione e altre sfaccettature possono a loro volta distinguersi in cheloidi oppure cicatrici ipertrofiche. Entrambe richiedono dei trattamenti specifici che vanno oltre all’applicazione di cosmetici o altri prodotti.

Metodi per eliminare le cicatrici

Le cicatrici, come abbiamo visto, hanno bisogno di essere curate in modo meticoloso.

Tendenzialmente, alla fine di ogni intervento tutti i chirurghi spiegano alla paziente come curare e trattare la cicatrice dopo aver rimosso i punti.

Esistono diverse alternative, tra cui creme o particolari cerotti, ma entrambi hanno un ingrediente in comune: il silicone.

Il silicone è ciò che permette alla cicatrice di non respirare e quindi di guarire meglio e più velocemente. Questa sostanza, infatti, oltre a favorire il massaggio poiché limita l’attrito, crea proprio una barriera di protezione.

Vediamo quindi nel dettaglio le due soluzione per eliminare le cicatrici.

Creme per cicatrici

La creme per cicatrici è quella che consiglio maggiormente alle mie pazienti; grazie agli ingredienti al suo interno, tra cui il silicone medico, la cicatrice viene isolata e quindi protetta da ogni agente patogeno esterno.

Per una corretta guarigione, la cicatrice va massaggiata in senso longitudinale per circa 8-12 settimane.  Se fino a qualche anno fa era complicato trovare questo tipo di creme, oggi è abbastanza facile trovarle.

Se però non è possibile reperirla o se si è fuori porta senza la crema, si può applicare un olio, massaggiando e schiacciando la cicatrice. In questo caso, però, meglio assicurarsi che sia protetta o isolata dal contatto diretto con i vestiti.

Cerotti di silicone

Il cerotto in silicone è l’alternativa alla crema. Questo ha in vantaggio di non dover essere massaggiato; va applicato sulla cicatrice in modo da coprirlo in tutta la sua dimensione, pressato affinché si incolli bene e poi lasciato sulla pelle ogni notte per almeno 6 mesi.

Questa barretta adesiva di silicone può essere più comoda per un fattore di tempo, ma risulta più fastidiosa e meno efficace qualora si staccasse durante la notte.

FAQ

Dove posso acquistarle?

Sia le creme per cicatrici che i cerotti in silicone possono essere facilmente reperiti in farmacia, in alternativa anche su internet e negli shop online.

Come va massaggiata la cicatrice?

La cicatrice va massaggiata in senso longitudinale e contemporaneamente pressata per appiattirla. Inizialmente può essere leggermente doloroso ma è normale, più la si massaggerà e meno farà male.

Posso prendere il sole durante la cura?

Premesso che una cicatrice fresca non va mai esposta al sole, si suggerisce sempre di proteggerle con creme solari ad alta protezione (50+) a prescindere dal meteo. I raggi uv penetrano tra le nuvole e colpiscono la cicatrici, il che potrebbe causare una pigmentazione particolarmente antiestetica.

Quindi, attenzione all’esposizione solare, all’orario in cui ci si espone e soprattutto attenzione alla regolare applicazione della crema protettiva (ogni 2 ore di esposizione continua).

Ci sono delle soluzioni per eliminare anche le cicatrici patologiche?

Assolutamente sì, esistono trattamenti di medicina estetica che migliorano notevolmente cheloidi e cicatrici ipertrofiche. Si tratta perlopiù di trattamenti laser che però vanno adeguati in base alla situazione di partenza.

Il laser migliora notevolmente l’estetica della cicatrice e quindi della pelle.

Come prepararsi a un intervento al seno

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Molte donne vorrebbero rifarsi il seno, perchè troppo piccolo, troppo grande, di una forma che non piace o semplicemente perché non si sentono a proprio agio con il proprio corpo.
Eppure, molte di loro decidono di rimandare la scelta e non decidere realmente quello che le farebbe stare meglio per paura. 

In effetti, le paure prima di un intervento possono essere diverse, domande senza risposta e soprattutto paura di quello che potrebbero pensare gli altri.
Se però ci state pensando da un po’ e siete insicure o indecise sulla scelta migliore per voi, continuate a leggere per capire meglio come affrontare serenamente un intervento al seno.

Partiamo dall’inizio: è un intervento come gli altri?

Chiaramente si tratta di un intervento chirurgico, che ha un suo decorso operatorio. A differenza di altre operazioni però, il corpo ha bisogno di solamente un paio di giorni per poter tornare all’attività quotidiana.

Per poterlo affrontare serenamente consiglio sempre di scegliere bene il chirurgo e la clinica in cui verrà effettuato l’intervento e di seguire tutte le indicazioni date.

Quindi, vediamo quali sono i suggerimenti e i consigli più importanti da tenere in considerazione prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica del seno.

Prepararsi all’intervento

Voglio qui parlare in prima persona: voglio rivolgermi proprio a te che stai leggendo questo articolo, per rassicurarti e spiegati come preparati al meglio .

Innanzitutto non avere timore dell’intervento. Si, il tuo corpo cambierà e dovrai abituarti alla tua nuova forma. Si, potrà esserci qualcuno che non ti appoggerà, ma non te ne curare se è quello che vuoi. Altrettanto vero è che potresti provare un po’ di fastidio dopo l’intervento. Tuttavia, si tratta di un’operazione molto richiesta e, se viene svolta da chirurghi competenti, semplice: la durata è di un’ora ed è possibile ritornare alla propria attività nel giro di un paio di giorni.

Parliamo ora di organizzazione. Capita di leggere articoli lunghissimi con le indicazioni più disparate, ma anche in questo caso non c’è da temere. Le nuove tecniche infatti permettono una rapida guarigione che richiede sì di non eccedere negli sforzi (soprattutto del tronco e delle braccia), ma anche di poter tranquillamente vivere la propria quotidianità. Se invece hai un lavoro più impegnativo dal punto di vista fisico, il mio consiglio è di riprendere in modo graduale, in modo da facilitare la guarigione.

Cosa succede dopo l’intervento?

Fatte queste premesse, puoi affrontare con totale serenità la tua operazione al seno. 

Uno dei tuoi migliori amici dopo l’intervento sarà il reggiseno post operatorio: rispetto alle fasciature permette una maggiore capacità di movimento e risulta nettamente più discreto sotto i vestiti.

Nei due giorni subito dopo l’intervento consiglio di prendersi del tempo e stare a riposo: puoi quindi decidere di dedicarti a qualche corso online oppure alla lettura di qualche libro o, perché no, finire le puntate della tua serie preferita.

Se dovessi avvertire qualche dolore o altri sintomi influenzali, contatta subito il tuo chirurgo assicurandoti che sia tutto nella norma, così da escludere complicazioni.

Altro step fondamentale: cerca di non fumare, sia prima che dopo l’intervento. Il fumo rallenta notevolmente i processi di guarigione e aumenta il rischio di complicanze, oltre che incidere negativamente sulla circolazione e sulla pelle.

Abituati il più possibile a mangiare sano e avere una diete equilibrata evitando le abbuffate e cibi poco salutari.

Non avere paura di chiedere aiuto

Infine non avere paura di chiedere. Il chirurgo e la clinica in cui opera sono a tua totale disposizione: ecco perché è fondamentale scegliere con cura a chi affidarsi; diffida inoltre di preventivi troppo bassi, spesso indice di cattiva qualità delle protesi o inesperienza del chirurgo.

Se dovessi essere ancora in dubbio, non esitare a contattarmi, sarò felice di rispondere alle tue domande.

Reggiseno post operatorio

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A differenza dei reggiseni che si possono trovare nei negozi di intimo, il reggiseno post operatorio è un capo più avvolgente, pratico e comodo.

Uno degli interventi di chirurgia estetica che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede è quello di mastoplastica additiva, che permette di aumentare il volume del seno e dare pienezza al décolleté. 

Se prima venivano usati cerotti e bende molto scomode e anti-estetiche, oggi si usano dei reggiseni appositi che sostengono il seno e soprattutto lo avvolgono e proteggono senza danneggiare le cicatrici o infiammare la zona.

In base all’intervento il reggiseno è diverso, vediamo le principali differenze e il suo compito.

Reggiseno contenitivo

Come abbiamo visto, il reggiseno contenitivo post intervento non è paragonabile alla classica lingerie, ma nemmeno a uno sportivo, poiché il ruolo è diverso.

Il reggiseno post operatorio ha una funzione molto importante. L’obiettivo, infatti, è ridurre il gonfiore e velocizzare il processo di guarigione.

Ogni reggiseno deve rispettare dei criteri che riguardano le cuciture, il tessuto, la fascia compressiva e chiaramente la praticità.

L’assenza di cuciture evita sfregature e pressioni; per quanto riguarda il tessuto invece, è importante che sia delicato e traspirante, anche perchè verrà indossato 24 ore al giorno per diverse settimane. La fascia compressiva ha un ruolo chiave, in quanto deve stabilizzare le protesi ed evitare gli accumuli di siero in tutta la zona mammaria. 

Oltre a tutto questo i fattori fondamentali sono comodità e praticità: quindi è bene scegliere reggiseni con l’apertura anteriore, chiusure a feltro e spalline regolabili.

Reggiseno post mastoplastica

Il reggiseno post mastoplastica additiva si caratterizza per essere più avvolgente e aderente rispetto agli altri.

Bisogna tenere in considerazione che, subito dopo l’inserimento delle protesi, il petto diventerà più pesante; pertanto è necessario avere spalline larghe a sufficienza e che non segnino troppo le spalle con rossori o sfregamenti. Inoltre, è bene che il reggiseno abbia la chiusura sul davanti, per facilitare i movimenti e le medicazioni.

Si sa, con l’arrivo del caldo si tendono a preferire capi leggeri e aperti; tuttavia è meglio evitare un reggiseno scollato fino alla fine del decorso operatorio, così che le protesi si possano stabilizzare completamente e il seno risulti perfettamente naturale; il ferretto infine è “vietato”, almeno per i primi sei mesi, perchè potrebbe portare complicare la corretta guarigione.

FAQ

Quanto tempo devo tenerlo?

Il reggiseno post mastoplastica additiva va indossato per almeno un mese giorno e notte. Personalmente però preferisco farlo tenere anche durante il secondo mese per 12 ore al giorno, in modo da stabilizzare definitivamente le protesi ed essere sicuri che l’impianto sia guarito.

É visibile?

Il reggiseno post operatorio può essere di forme diverse. Soprattutto negli ultimi anni le case produttrici hanno disegnato modelli meno visibili e ingombranti; si può comunque coprire con indumenti non scollati nè davanti nè dietro.

C’è solo di un colore?

Quando si sceglie il reggiseno post operatorio non c’è un’ampia scelta come quando si sceglie quello di lingerie, ma da qualche anno molte aziende hanno iniziato a produrne di diversi colori.

Ci sono quelli classici in color carne, bianco e nero, ma anche reggiseni più colorati che posso riprendere i colori dei vestiti estivi e primaverili.