Mastoplastica additiva in estate: si o no?

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Molto spesso le mie pazienti mi fanno una domanda: “Dottore ma posso sottopormi alla mastoplastica additiva in estate?”

La mia risposta è sempre è solo una: assolutamente sì.

Molti credono che l’estate sia il periodo nemico degli interventi chirurgici; in realtà non è così, anzi. In molti casi le vacanze sono il momento ideale per rifarsi il seno e in questo articolo voglio spiegarti il motivo.

Tuttavia, va fatta una premessa: se ci si vuole operare in estate per poi correre ad agosto in spiaggia a sfoggiare il nuovo décolleté, meglio sarebbe fissare la data dell’operazione entro giugno. Se, invece, si vogliono sfruttare i momenti di relax per la guarigione, allora non ci sono limiti particolari.

Chiaramente, il caldo è un fattore determinante ma possiamo dire che i condizionatori e gli ambienti climatizzati possono essere validi alleati. Anche perché, chi comanda sull’intervento sono prima di tutto l’organizzazione familiare e quella professionale.

Cerchiamo di capire meglio cosa intendo.

I miei consigli

Abbiamo appena visto che rifarsi il seno in estate è qualcosa di assolutamente possibile e realizzabile. Tuttavia, ci sono alcuni accorgimenti da seguire:

  • Cicatrici: l’attenzione primaria va a loro. D’estate si tende a sudare di più e certamente il sudore non aiuta la guarigione delle cicatrici.
  • Protezione solare: già dopo un mese si può tranquillamente vivere in totale serenità le ferie, con tanto di bagno al mare o in piscina e abbronzatura. Consiglio però una protezione a schermo totale per il seno e le cicatrici soprattutto. In questo modo il seno è protetto e non rimangono i segni delle già piccolissime cicatrici.

Reggiseno post operatorio: ricordiamo che per tutto il mese successivo all’intervento va indossato il reggiseno post operatorio , affinché il seno venga avvolto e protetto senza danneggiare le cicatrici o infiammare la zona. È per questo motivo che consiglio di stare in luoghi climatizzati…il reggiseno contenitivo, con il caldo estivo, diventa davvero pesante da indossare tutto il giorno.

  • Drenaggio: lo menziono perché molte pazienti sono preoccupate per il drenaggio. In realtà questo non viene quasi mai utilizzato per una mastoplastica additiva. Ne parlo ancora meglio in questo articolo.
  • Fai movimento: ovviamente scegli le ore meno calde, ma muoviti fin da subito. Inizia con brevi passeggiate ma non rimanere ferma. Fare movimento sin da subito aiuterà la contrazione muscolare, che funge da pompa sia per il circolo sanguigno che per quello linfatico aiutando l’eliminazione dell’edema.

Alla luce di quanto detto finora, il mio consiglio è che l’estate è un periodo in cui si possono eseguire tutti i tipi di intervento, compreso quello per aumentare il volume del seno.

Vi consiglio però di aspettare sempre almeno 3 settimane prima di andare al mare oppure di aspettare che sia passato almeno un mese dall’intervento se si vogliono organizzare delle vacanze.

Questo per tre motivi:

  • Il seno sarà sicuramente sgonfiato
  • I lividi saranno scomparsi del tutto
  • Le cicatrici si saranno appianate completamente

Il periodo migliore per rifarsi il seno

Io penso che il periodo migliore per fare un intervento al seno sia quello che va da ottobre ad aprile, quindi le stagioni più fresche.

Fermo restando, però, che dev’essere la paziente a dettare i tempi più giusti per lei. L’operazione, come dico sempre, dev’essere un piacere e non un peso. Dunque, sarebbe inutile programmarla in un momento in cui si è presi dal lavoro o in cui non ci sono persone che possano darci una mano nei primi giorni.

Oltretutto, l’operazione, per quanto sia ormai molto semplice e dai brevi decorsi post operatori, richiede alcune attenzioni quindi meglio essere libere da ogni impegno professionale e godersi un po’ di riposo. 

Mastoplastica secondaria

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Quando parliamo di mastoplastica secondaria ci riferiamo alla ripetizione di un intervento di mastoplastica additiva, tendenzialmente eseguito per migliorare i risultati estetici della prima operazione. 

Partiamo da una premessa necessaria: la mastoplastica secondaria è un’operazione che può essere eseguita per diversi motivi e non necessariamente per sostituire le protesi.
In questo articolo voglio quindi approfondire l’argomento e, soprattutto, fare chiarezza sulla sostituzione delle protesi.

I motivi per cui è utile sostituire le protesi al seno

Molti pensano che sia necessario sostituire le protesi ogni 10-20 anni circa.
In realtà non è così, o per lo meno non più. Una volta, in effetti, gli impianti non erano come quelli odierni e quindi, per la salute e la sicurezza della paziente, era necessario programmare un intervento di mastoplastica secondaria.

Oggi, però, non c’è alcun obbligo di sostituire protesi dopo 10 o 20 anni perché le protesi sono di ultima generazione e i materiali utilizzati sono sicuri al 100%.
Ecco quindi che la mastoplastica secondaria si esegue solo per motivi estetici, eccetto rari casi:

  • Spostamento delle protesi
  • Contrattura capsulare
  • Rottura delle protesi
  • Sostituzione delle protesi di vecchia generazione (unico caso in cui si esegue una sostituzione)

In linea generale, possiamo dire che la mastoplastica secondaria può avere due scopi: 

  1. Correggere i risultati di una mastoplastica additiva non eseguita correttamente;
  2. Migliorare i risultati estetici di un aumento a distanza di anni, magari dopo una gravidanza o delle variazioni di peso importanti, che influenzano necessariamente l’aspetto del seno.

In cosa consiste un intervento di mastoplastica secondaria?

L’intervento di sostituzione delle protesi è un’operazione molto complessa e delicata.

Non si tratta infatti di una procedura o una tecnica simile a quella utilizzata durante un intervento di mastoplastica additiva.

Infatti, è raro che le pazienti, per questa tipologia di intervento, si affidino a chirurghi alle prime armi. Solitamente, quando si vuole rimediare a un danno, ci si rivolge sempre a un chirurgo esperto e con anni di pratica alle spalle.

Come ripeto sempre, però, bisognerebbe sempre e solo affidarsi a professionisti specializzati in chirurgia del seno, anche se l’intervento è relativamente semplice da eseguire.

Tuttavia, quando la mastoplastica secondaria diventa un’operazione necessaria, si procede in due modi, a seconda delle esigenze:

  • Se l’obiettivo dell’intervento è solamente quello di migliorare l’aspetto del seno per renderlo più armonioso con il proprio corpo, allora si procede semplicemente con la rimozione delle vecchie protesi, l’asportazione della cicatrice interna e l’inserimento di un nuovo impianto di ultima generazione;
  • Se si tratta invece di un’operazione volta a correggere un problema o un danno estetico, allora la procedura è decisamente più complessa, tant’è che, a volte, si deve ricorrere anche all’associazione di tecniche come la mastopessi (link).

Mastoplastica secondaria post operatorio

La complessità dell’intervento non è solo dovuta alle tecniche utilizzate dal chirurgo per migliorare l’aspetto estetico del seno ma anche dal decorso post operatorio.

In effetti, il recupero dopo un intervento di mastoplastica secondaria risulta più lungo e impegnativo del primo intervento.
Gonfiore, lividi e diversa sensibilità sono assolutamente normali ma, per fortuna, anche se persisteranno per un po’ più di tempo, sono comunque temporanei e spariranno dopo qualche settimana.

Dobbiamo considerare che stiamo operando una zona delicata che ha già subito un’operazione. Quindi è necessario restare almeno 2 o 3 giorni a completo riposo, senza fare alcuno sforzo, e interrompere l’attività fisica per almeno un mese.

In conclusione, possiamo dire che la mastoplastica secondaria è un intervento del 30% o anche del 50% più complesso rispetto a una semplice mastoplastica additiva.

Per questo, è bene fare delle considerazioni per evitare che si incappi in complicanze o effetti secondari della mastoplastica additiva. Il miglior modo per farlo è prevenire, quindi rivolgersi a esperti della mastoplastica che, grazie alla loro esperienza, sappiano ridurre a 0 i rischi connessi all’intervento.

FAQ

Quanto costa sostituire le protesi al seno?

Come sempre, dipende dalla clinica e dall’esperto a cui ci si rivolge. Tendenzialmente, un intervento di mastoplastica secondaria si aggira tra i 6500 euro e i 9000 euro.

Dopo quanto tempo dal primo intervento si può effettuare una mastoplastica secondaria?

La mastoplastica secondaria non può essere effettuata prima di sei mesi dal primo intervento.

Quanto dura l’intervento?

Solitamente l’operazione non richiede più di 2 ore, salvo casi eccezionali.

La mastoplastica secondaria richiede il ricovero?

Assolutamente si, ogni paziente dovrebbe fermarsi almeno 24 ore in clinica

Mammografia e Mastoplastica Additiva

Mastoplastica Additiva e mammografia

La mastoplastica additiva non è un impedimento per la mammografia. 
Tuttavia, è necessario sapere quali sono i limiti di questo esame.

Gli esami di prevenzione per il tumore al seno sono ormai entrati nella routine di tutte le donne che abbiano superato i 40 anni. 
In effetti, l’ecografia mammaria, la mammografia e la visita senologica rappresentano gli strumenti più efficaci per verificare precocemente l’insorgenza di un carcinoma al seno.
Ma non solo: sono anche parte fondamentale delle visite messe in campo dal Servizio Sanitario Nazionale per la prevenzione del tumore al seno.

Tuttavia, quando si parla di protesi al seno è bene stabilire una discriminante. 
Se la protesi è frutto di un intervento di ricostruzione, in seguito a una mastectomia, non vi è alcun bisogno di effettuare la mammografia.
Questo perché il tessuto ghiandolare, sede di eventuali formazioni maligne, è stato completamente asportato durante l’operazione eseguita.
Sarà sufficiente eseguire annualmente l’ecografia del seno per studiare la pelle ed il tessuto adiposo rimasto.

Diversamente, nel caso della mastoplastica additiva, la mammografia continua a essere uno strumento decisivo per prevenire eventuali tumori. 

Mammografia con protesi al seno

Come abbiamo visto, avere delle protesi mammarie non significa dover rinunciare alla prevenzione al seno. 

Le protesi non rappresentano mai alcun impedimento durante un’ecografia od una mammografia.

L’impianto, infatti, non può ridurre la visibilità del tessuto ghiandolare, tuttavia in alcuni casi si raccomanda di effettuare, su indicazione del radiologo o del senologo, una risonanza magnetica per una più completa diagnosi.

C’è anche da dire, però, che questa procedura è quella più utilizzata in campo medico perché, a prescindere dalla presenza delle protesi, la risonanza e l’ecografia rimangono gli esami più veritieri.

Ancora di più dopo una mastoplastica additiva, dunque, la risonanza magnetica rimane il miglior metodo di indagine.

Come si esegue la mammografia con le protesi?

In caso di protesi al seno, è sempre meglio rivolgersi a centri qualificati e comunicare questo dato al tecnico che effettuerà l’esame.

Per eseguire una corretta mammografia in presenza di protesi al seno, infatti, il tecnico dovrà ricorrere alla cosiddetta “Manovra di Eklund”.

Questa permette di spostare la protesi in modo che non possa nascondere porzioni del tessuto ghiandolare. Inoltre, con questo metodo è possibile eseguire più proiezioni, in modo da poter osservare tutta l’area interessata.

La mammografia fa male?

Molte pazienti mi chiedono se la mammografia eseguita dopo un intervento di mastoplastica additiva faccia più male di quello eseguito senza le protesi.

In realtà, il fastidio provato durante l’esame, che una paziente abbia o meno le protesi, è lo stesso.

Ci sono però molte variabili da tenere in considerazione, tra cui 

  • La dimensione del seno e dell’impianto;
  • La pressione esercitata dal tecnico;
  • La bravura e la delicatezza del radiologo;
  • L’eventuale concomitanza del ciclo mestruale.

Vorrei comunque concludere questo articolo rassicurandovi. Molte pazienti sono preoccupate da questo aspetto così delicato qual è la prevenzione, ma ci tengo a sottolineare che nessuna visita medica che riguarda il seno preclude la possibilità di sottoporsi a controlli sporadici o periodici.

I falsi miti sulla mastoplastica additiva

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Oggi, vorrei trattare quelli che sono i falsi miti sulla mastoplastica additiva perché su questo intervento se ne sentono di tutti i colori: dalle protesi che scoppiano in aereo al seno freddo dopo l’operazione.

Si tratta per lo più di dicerie che, però, in alcuni casi frenano le pazienti nel sottoporsi a un intervento al seno. Ecco quindi che voglio argomentare le più comuni e spiegarvi perché sono false. 

Le protesi esplodono in aereo

“Le tette rifatte esplodono in aereo” 
Questa è forse una delle affermazioni più false ma soprattutto divertenti che io abbia mai sentito. 
Le protesi, prima di essere messe in commercio, vengono sottoposte a diversi test, che ne verifichino la resistenza a ogni tipo di urto, pressione o temperatura.
In tutto ciò va anche ricordato che tutte le cabine degli aerei mantengono durante tutto il viaggio una pressione costante, più o meno uguale a quella che si trova a terra.

Le protesi sono totalmente sicure e, se proprio questa diceria fosse vera, prima di salire su una aereo, le compagnie aeree non farebbero salire le donne che si sono sottoposte all’intervento al seno.

Il seno rifatto è freddo

Questa è uno dei falsi miti sulla mastoplastica additiva più diffusi ed è forse una delle obiezioni che mi vengono fatte più spesso in fase di consulto.
Voglio quindi spiegarvi il motivo per cui è falsa: le protesi vengono posizionate parzialmente sotto il muscolo del gran pettorale e quindi riscaldate dal sangue e dai tessuti che le avvolgono.

Quindi, nonostante le protesi siano costituite da gel in silicone (un materiale freddo), la loro posizione permette al seno di risultare comunque caldo al tatto. 
Solamente in alcuni casi si possono verificare lievi alterazioni della vascolarizzazione del seno, che potrebbero causare momentaneamente delle variazioni delle temperature.

In qualsiasi caso, se mai dovesse capitare, è una condizione che interessa solamente il primissimo periodo post operatorio e che è quindi destinata a scomparire nell’arco di qualche settimana.

Per cui, in genere, se l’intervento è eseguito in modo corretto, il seno rifatto seguendo le importantissime regole dell’armonia e della proiezione, non è freddo: ha la stessa identica temperatura di un seno che non ha le protesi mammarie. 

Con il seno rifatto non si può allattare

Questo argomento l’ho trattato ampiamente in un altro articolo, che puoi leggere qui.

Cerco però di fare qui un riassunto dell’intero articolo: rifarsi il seno non preclude la possibilità di allattare. 
In effetti, la protesi non viene mai posizionata tra la ghiandola e il capezzolo, proprio per permettere la fuoriuscita del latte. Ciò significa che una donna che ha delle protesi può allattare senza problemi.

Chiaramente, sarebbe meglio aspettare di sottoporsi all’intervento se si sta programmando di rimanere incinta. Tuttavia, se capitasse dopo l’operazione non ci sarebbe alcun problema.
L’unico consiglio che do alle mie pazienti è quello di aspettare ad allattare fino a che il seno non sarà guarito e sgonfiato completamente. 

Non si può fare la mammografia con le protesi

Questa è una delle convinzioni più errate che si possano sentire perché le protesi non sono assolutamente un impedimento per la mammografia. 

Esattamente allo stesso modo delle donne che non hanno protesi, i migliori metodi per indagare su eventuali carcinomi, quando ci sono degli impianti mammari, sono la risonanza magnetica, l’ecografia e la mammografia.
La protesi infatti NON riduce  la visibilità del tessuto ghiandolare.
Se sei interessato, puoi approfondire l’argomento qui.

Le protesi causano tumori al seno

Su questo argomento potrei scrivere pagine intere perché ci sono molte opinioni e molte dicerie a riguardo.
Allora, facciamo una precisazione: le protesi potrebbero causare tumori al seno quando sono di scarsa qualità.
Fino a qualche anno fa, infatti, venivano utilizzate da alcuni chirurghi le protesi PIP, prodotte da un’azienda francese che ora non esiste più. Questi impianti erano realizzati con silicone scadente non certificato che presentava un elevato rischio di rottura. Di fatto, il Sistema Sanitario nazionale ha autorizzato l’espianto di queste protesi a spese proprie.

Oggi la situazione è ben diversa: le protesi sono ultra certificate e sicure, motivo per cui è praticamente impossibile che causino un tumore al seno. 
Infatti, nonostante alcune ricerche dimostrino che le donne portatrici delle protesi testurizzate (non più in commercio) siano state esposte a un raro tipo di linfoma, si parla di meno di 100 casi nel mondo – a fronte degli oltre 57.000 interventi eseguiti solo in Italia in un anno.


Dunque, questo presunto legame è molto sottile, oltre che ancora da chiarire in maniera certa. 

Il seno rifatto galleggia in acqua

Che il seno rifatto galleggi in acqua è assolutamente una fake news, paragonabile a quella delle tette che esplodono in aereo.

Se così fosse, infatti, nessuna donna con il seno rifatto potrebbe nuotare comodamente né tantomeno fare immersioni subacquee. 
State tranquille: nessun “effetto boa” per le donne che si sono sottoposte alla mastoplastica additiva.

Peso delle protesi del seno

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Quando si parla di peso delle protesi vedo che c’è molta confusione: c’è chi parla di dimensione, chi di volume e chi si confonde tra le diverse unità di misura. Questo disorientamento è assolutamente normale ed è dovuto al fatto che in passato la dimensione delle protesi veniva calcolata con due unità di misura differenti. Infatti per tanti anni le protesi anatomiche sono state misurate in g (grammi), mentre quelle rotonde in cc (centimetri cubi). 

In questo articolo vorrei quindi spiegarvi in che modo si misurano oggi le protesi facendo un po’ di chiarezza.

Differenza tra grammi e centimetri cubici

Vorrei partire da qualche informazione preliminare. 

Quando si vuole sapere il peso di una protesi, bisogna moltiplicare il volume per il peso specifico del materiale utilizzato. Non solo, bisogna anche tener conto della composizione della protesi e della coesività del silicone. Pertanto, affermare che una protesi da 400cc pesa 400g sarebbe corretto solo se la protesi fosse composta interamente d’acqua. Se si vuole conoscere quale sia esattamente il peso delle protesi scelte si può chiedere al chirurgo oppure applicare la formula di conversione (disponibile anche cercando nel web).

Fatte queste premesse però si può star certi che il peso di una protesi non cambia in modo significativo a seconda della marca scelta. Inoltre, da una decina di anni, le case produttrici di protesi stanno lavorando a composizioni miste di acqua e silicone per renderle più leggere. Si tratta appunto di protesi ultraleggere, chiamate B-lite , che pesano il 30% in meno di quelle classiche. È chiaro che se si parla di protesi di dimensioni normali la differenza tra le due è davvero piccola.

Protesi del seno e misure

Arrivati a questo punto, possiamo dire che le protesi vengono misurate in base al loro volume, usando come unità di misura il centimetro cubo. 

Vorrei però ancora fare una piccola riflessione: moltissime donne sono davvero preoccupate per il peso delle protesi. Temono infatti che il peso possa essere eccessivo e che possa creare problemi alla schiena o alla cervicale. Tuttavia incorrere in questa problematica è molto difficile, soprattutto quando il chirurgo che opera tiene conto delle armonie e delle proporzioni del corpo. Ecco perché il mio obiettivo è sempre quello di valutare insieme alla paziente la soluzione più adatta alla sua situazione di partenza.

Come gestire il peso delle protesi?

Dopo una mastoplastica, in più, viene consigliato l’utilizzo di un reggiseno post operatorio, da indossare giorno e notte per almeno 1 mese.

Indossarlo di giorno aiuta la pelle a contrastare la forza di gravità, di notte, invece, evita che la stessa gravità trazioni il seno lateralmente.

In merito, comunque, ho pubblicato anche un articolo sul mio blog, che puoi leggere a questo link (link reggiseno post operatorio).

Va premesso che per gestire al meglio il peso del nuovo seno è importante scegliere le protesi più adatte al fisico di partenza.  Ecco perché ne esistono di diversi tipi, forme  e dimensioni: ogni corpo richiede delle protesi differenti.

Infatti, per poter garantire risultati naturali e armoniosi è fondamentale una visita di consulto precisa e accurata, durante la quale prendo con attenzione le misure del seno di partenza.

Non a caso, credo che la fase di consulto sia la più importante di tutto il percorso. È proprio in questo momento che si decide più del 90% dell’intervento. Una mastoplastica additiva non è solo un intervento, è un percorso che richiede meticolosità, precisione e cura dei dettagli.  

Seno duro dopo la mastoplastica additiva

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Avvertire il seno duro dopo la mastoplastica additiva potrebbe essere indice di iniziale contrattura capsulare fibrosa, una complicanza molto temibile ma anche molto rara.

Infatti, questa situazione si verifica in una percentuale di casi molti bassa, che non raggiunge il 3%. Purtroppo, a scaternare questa reazione dei tessuti non è mai una causa specifica, ma un insieme di fattori che, a lungo andare, potrebbero infiammare l’area.

Va detto, infatti, che le protesi mammarie hanno una garanzia specifica in caso di contrattura capsulare. In effetti, molte case produttrici, qualora si verificasse, assicurano un rimborso economico o la sostituzione delle protesi. 

Va comunque sottolineato che esistono diversi gradi di contrattura capsulare ma non tutti richiedono un nuovo intervento. Cerchiamo quindi di analizzare meglio questa complicanza.

Contrattura capsulare o rippling?

Mi capita spesso di leggere articoli o forum in cui c’è confusione tra contrattura capsulare e il rippling, ma si tratta di due cose diverse. La contrattura capsulare è un’infiammazione dei tessuti per cui il seno potrebbe anche presentarsi molto duro, deforme e dolorante; il rippling invece consiste nell’intravedere sotto la pelle mammaria le pieghette della protesi. 

In questo articolo vorrei concentrarmi solamente sulla prima situazione, anche perchè solitamente è quella che preoccupa maggiormente le pazienti.

Avere il seno duro dopo la mastoplastica additiva è una condizione che può verificarsi in modo diverso a seconda dell’entità della contrattura, classificata da Baker secondo una scala di quattro gradi:

  • I Grado : assenza di contrattura, la protesi non si vede né si avverte al tatto; 
  • II Grado: il seno, dopo l’operazione, si presenta meno morbido, ma non crea fastidio nè dolori;
  • III e IV Grado: la protesi inizia a diventare palpabile e visibile e il seno comincia a far male, in alcuni casi potrebbe anche cambiare forma. Voglio precisare che questo grado di contrattura avviene in una percentuale di casi bassissima, anche perchè è principalmente connessa alla scarsa qualità delle protesi.

A seconda del grado di infiammazione dei tessuti, il seno si presenta diverso: inizia a sollevarsi verso l’alto, si ovalizza, si svuota nella parte inferiore e diventa molto più duro e sensibile.

Le cause della contrattura capsulare

Nonostante le protesi vengano utilizzate ormai da decenni, non si sa ancora bene il motivo per cui queste diano luogo a un’infiammazione dei tessuti.

Sicuramente, la qualità dei materiali ha conseguenze anche sulle possibilità di contrattura. Non a caso, da quando le case produttrici hanno cominciato ad utilizzare ingredienti di migliori qualità, si è abbassata notevolmente la percentuale dei casi di contrattura capsulare.

Ci sono però altri fattori che possono determinare questa controindicazione, vediamone alcuni:

  • Intervento eseguito in anestesia locale: io prediligo sempre gli interventi di anestesia generale perchè, in questo modo, i muscoli si rilassano completamente;
  • Tornare a casa subito dopo l’intervento: specifico sempre che è meglio dormire una notte in clinica, solo in questo modo ci si può garantire un corretto recupero;
  • Iniziare fin da subito a fare sport;
  • Non assumere i farmaci prescritti;
  • Incisione diversa da quella nel solco mammario;
  • Posizionare la protesi troppo superficialmente, quindi sotto o dietro la ghiandola mammaria;
  • Un forte trauma.

Soluzioni e possibili rimedi

Quando e se si cominciasse ad avvertire il seno duro dopo la mastoplastica additiva, la prima cosa da fare è contattare il proprio chirurgo di riferimento.
La diagnosi, infatti, è quasi sempre clinica e viene accertata tramite palpazione ed ecografia mammaria o, in casi specifici, tramite ulteriori visite.

Tendenzialmente, se il seno ha un grado di contrattura molto basso, il trapianto di tessuto adiposo (lipofilling) intorno alle protesi può aiutare  ad alleviare il dolore e a contrastare la risalita della protesi. Tuttavia, se il grado di contrattura è alto, è necessario un intervento di sostituzione dell’impianto. 

In conclusione, voglio terminare questo articolo dicendo che non bisogna preoccuparsi troppo di questa controindicazione perchè, oltre a verificarsi molto raramente, se ci si affida a chirurghi competenti e se si segue alla lettera le sue indicazioni, il rischio che si verifichi è quasi nullo.

Come prendere le misure del seno?

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Per poter garantire risultati naturali e armoniosi è fondamentale una visita di consulto precisa e accurata, durante la quale  si prendono con attenzione le misure del seno di partenza e si approfondiscono i desideri della paziente.

Credo infatti che la fase più importante di tutto il percorso di mastoplastica siano proprio gli incontri preoperatori con la paziente. È in questa fase, infatti, che si decide più del 90% dell’intervento: dalla scelta delle protesi alla tecnica con cui inserirle.

Se la paziente decide di intraprendere un percorso per cambiare il proprio seno, vengono fissati almeno due incontri prima dell’operazione. Solitamente, vengono distanziati di qualche settimana proprio perchè ci sia la possibilità di assimilare tutti i concetti che vengono dati e di riflettere attentamente sulle reali possibilità che ci esistono nel suo caso specifico.

L’importanza della visita pre operatoria

Il mio compito durante la visita preoperatoria non è solo quello di prendere delle misure, ma cercare di comprendere le reali motivazioni che portano la paziente da me, le sue paure e suoi dubbi. 

In più, questa fase è cruciale in quanto mi accerto che ci siano tutti i presupposti per intervenire chirurgicamente ottenendo un ottimo risultato. Inoltre, posso spiegare nel dettaglio la procedura e gli eventuali rischi connessi all’operazione.

Infatti, non dimentichiamo che per eseguire un intervento al seno è fondamentale analizzare la storia clinica della paziente e informarla su cosa dovrà aspettarsi dal percorso di ripresa delle normali attività.

Ora, però, analizziamo bene quali siano gli strumenti che utilizzo per regalare alle mie pazienti un seno perfetto e “su misura”.

Le misure del seno perfetto

Per un seno perfetto servono delle misure perfette. Mi piace paragonare il lavoro del chirurgo a quello di un architetto che progetta; il mio compito, infatti, è quello di prendere e analizzare tutte le misure importanti, per ottenere un risultato stabile, sicuro e naturalmente bello.

Per far ciò mi servo di pochi ma essenziali strumenti:

  • Un metro da sarta
  • Un piccolo caliper
  • Un pennarello
  • Un keyhole*
    *uno strumento a forma di serratura)

Tutti questi utensili mi sono molto utili per raccogliere le misure del seno di partenza, ma non solo. Mi servono anche per valutarlo sia da rilassato che sottoposto a piccole manovre di stretching  per simulare l’effetto post intervento che provocherà la protesi.

Il caliper, in particolare, mi è davvero d’aiuto per misurare lo spessore dei tessuti mammari. Questa piccola pinza millimetrata, infatti, mi fa capire dove e come posizionare le protesi. Un passaggio davvero fondamentale per evitare che queste siano visibili sotto la pelle e provochino effetti collaterali, come il rippling ad esempio.

Una volta misurata anche la circonferenza del torace, segno tutte le misure che ho preso con un pennarello apposito che può scrivere sulla pelle della paziente. Si tratta infatti di un inchiostro che non nuoce alla salute e che rimane indelebile per qualche ora, dopo l’operazione si sbiadirà fino a cancellarsi completamente.

Durante l’intervento non è possibile consultare fogli o cartelle cliniche, proprio per questo avere tutte le informazioni essenziali scritte direttamente sulla pelle è comodo, oltre che necessario per realizzare il seno più bello che ogni paziente possa avere.

Quando si tratta di interventi un po’ più complessi, invece, come la mastopessi e la mastoplastica riduttiva, si utilizza anche un altro attrezzo, la keyhole. Questo consente di ridisegnare e la forma del nuovo seno e anche di ridefinire, più in alto rispetto alla posizione di partenza, la posizione del capezzolo dell’areola.

Dolore al seno rifatto

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Il dolore al seno rifatto è una delle possibili complicanze post operatorie più comuni. 

Per quanto però il dolore post operatorio possa sembrare normale e fisiologico, in realtà non lo è.

Proprio così: l’intervento al seno non è e non deve essere doloroso, nè durante nè dopo l’operazione.
Però, la premessa dev’essere quella di affidarsi a un chirurgo estetico esperto nella chirurgia del seno. Infatti, per quanto ci siano farmaci in grado di ridurre notevolmente il dolore, l’obiettivo principale è prevenirne la comparsa. Ma come fare?

La mastoplastica additiva comporta dolore?

Durante la prima visita con le mie pazienti, dedico una buona parte del tempo a rispondere a dubbi o domande e a spiegare loro tutti i dettagli dell’intervento. Reputo sia fondamentale avere tutte le informazioni necessarie prima di sottoporsi all’intervento.

Durante la visita, una delle preoccupazioni che insorgono maggiormente riguarda il dolore al seno dopo l’operazione. In realtà si tratta di una problematica non così comune.
La maggior parte delle volte è causato dal poco riposo. Infatti, per quanto la mastoplastica non sia un’operazione complessa, richiede delle accortezze, soprattutto nei primi giorni.

Come evitare rischi e complicanze dopo l’intervento al seno

Il dolore al seno rifatto è una complicanza che si presenta solo in alcuni casi. 

Facciamo un po’ di chiarezza e vediamo quali sono le situazioni in cui una donna, dopo l’intervento di mastoplastica, può avvertire fastidio.

Si può avere dolore se:

  • Le tecniche utilizzate non sono di ultima generazione o non vengono praticate correttamente.
    La tecnica ideale per evitare il dolore post operatorio è quella “dual plane”; purtroppo, non tutti la sanno eseguire correttamente, causando poi dolore nella paziente.
  • Avviene un’eccessiva contrazione del muscolo pettorale.
    La contrazione del muscolo è praticamente inevitabile, ma ci sono particolari farmaci anestetici che consentono di mantenerlo rilassato. Si tratta dei curari, anestetizzanti molto validi che, però, possono essere somministrati solamente in anestesia generale.
  • Non viene utilizzata la giusta tecnica anestetica.
    L’anestesista ha un ruolo cruciale per l’ottima riuscita dell’intervento al seno e solitamente viene scelta l’anestesia totale.
  • Si torna immediatamente a casa dopo l’intervento.
    Rimanere una notte in clinica permette di avere una maggiore assistenza. Infatti la terapia antidolorifica e antinfiammatoria che si può fare durante il ricovero è più efficace rispetto ai farmaci ad assunzione orale. Non solo, rimanere una notte in osservazione consente di non sforzare la parte operata con movimenti eccessivi.

Mastoplastica additiva: prima e dopo l’intervento

mastoplastica additiva

Il desiderio di regalarsi un seno nuovo è assolutamente legittimo, tant’è che la mastoplastica additiva è uno degli interventi chirurgici più richiesti dalle donne tra i 20 e i 40 anni.

Per poter affrontare al meglio questo intervento, però, è necessario che la paziente abbia tutte le informazioni del caso, riguardanti sia il pre che il post operazione.
Il mio ruolo da chirurgo, infatti, è quello di guidarvi nella scelta dell’intervento, affinché possiate scegliere se procedere subito con la chirurgia o se, piuttosto, decidere di sottoporsi all’intervento in un momento differente,

Dunque, ecco qualche fattore da tenere a mente prima di decidere se sottoporsi a un intervento di mastoplastica additiva.

L’importanza della visita di chirurgia plastica

La visita di consulto è forse la parte più importante perchè è il momento in cui si decide come intervenire e quindi come apparirà il seno una volta rifatto.

Infatti, la prima cosa da fare è scegliere attentamente il chirurgo che vi seguirà. Soltanto scegliendo un professionista competente ed esperto di chirurgia ci si potrà assicurare il risultato realmente sperato. 

Ecco perché, per rassicurare le mie pazienti, faccio sempre veder loro delle immagini dei miei precedenti interventi di mastoplastica additiva; questo mi permette di dare loro maggiori sicurezze e un’idea abbastanza chiara dei risultati che saremo in grado di ottenere. 

Operazione al seno: come prepararsi

In un altro articolo abbiamo visto come prepararsi a un intervento al seno (link); facciamo un breve riassunto:

  • Informatevi sulle tipologie di protesi (link) da poter utilizzare e sulle possibilità di inserimento; non abbiate paura di chiedere al chirurgo e di manifestargli desideri, dubbi o perplessità.
  • Considerate anche la possibilità di intervenire in maniera più completa o, addirittura, diversa. In alcuni casi, infatti, potrebbe essere necessaria una mastopessi, che dona al seno un effetto lifting, più sostenuto e pieno nella parte superiore. Per aumentare il seno in maniera più soft, invece, esiste il lipofilling, che aumenta leggermente il seno attraverso l’iniezione di una certa quantità del proprio grasso corporeo, prelevato da altre zone del corpo.
  • Diffidate da chi vi propone super offerte o prezzi stracciati: un lavoro di alta qualità ha un certo valore, ma anche un certo costo.
  • Ogni corpo è unico, quindi sarà impossibile ottenere un risultato uguale a qualcun altro, secondo canoni canoni estetici imposti dalla società. Bisogna sempre rispettare le proporzioni del corpo e del viso e un chirurgo che si rispetti ne è consapevole e deve comunicarvelo sin dall’inizio.

Il decorso post operatorio: cosa aspettarsi?

Il decorso post operatorio è la fase più delicata dell’intervento.

È vero: scegliere il chirurgo è molto importante, ma seguire le sue indicazioni è necessario se si vuole ottenere un buon risultato.

Ecco quindi le indicazioni che do sempre alle mie pazienti per far sì che il loro seno, al termine della guarigione, abbia un aspetto del tutto naturale.

  • Nelle prime 48 ore dopo l’operazione stai a riposo il più tempo possibile;
  • Rivedi il tempo che dedichi all’attività fisica, meglio limitarla per i primi 30 giorni, soprattutto se interessa la parte superiore del corpo (braccia, spalle e petto);
  • Indossa la fascia o il reggiseno post operatorio nei 20-30 giorni successivi all’intervento;
  • Il primo mese, dormi in posizione supina, poi riprendi a riposare anche di lato e solo dopo un mese ricomincia a dormire anche a pancia in giù;
  • Il recupero dopo l’operazione è abbastanza rapido, ma aspetta qualche giorno prima di rientrare a lavoro, specialmente se le tue mansioni richiedono uno sforzo fisico;
  • Non esporti al sole per alcune settimane dopo l’operazione, potrebbe incidere sull’aspetto delle cicatrici;
  • Prenditi quotidianamente cura della cicatrici tramite creme o prodotti specifici.

Come ricordo sempre, se ci si impegna a seguire attentamente le indicazioni, il recupero sarà decisamente più veloce e comodo. 

Personalmente, dopo anni di esperienza e di soddisfazioni, posso assicurarvi che il mio obiettivo principale rimane quello di prendermi cura di voi e garantirvi il miglior risultato possibile. È mio compito seguirvi in modo professionale e affidabile per tutto il percorso pre e post operatorio.

Rinofiller

rinofiller

Fino a qualche anno fa l’unico modo per correggere la forma del naso era la rinoplastica. Oggi un’alternativa c’è, decisamente più rapida e meno dolorosa: il rinofiller. 

Migliorare il proprio profilo può rivelarsi una valida opzione per armonizzare i lineamenti e addolcire l’aspetto complessivo del viso; è per questo che molti pazienti chiedono il mio aiuto.

Tipi di naso

Le dimensioni e la forma del naso dipendono da fattori genetici, parliamo di uno dei tratti più peculiari della persona.
Ne esistono di diversi tipi, ma non sempre sono in armonia con il resto del viso:

  • Naso aquilino: è il classico naso dantesco caratterizzato da un dorso molto sporgente;
  • Naso a patata: si contraddistingue per la sua punta tondeggiante, che non valorizza le altre linee del viso;
  • Naso greco: si riconosce perché l’angolo tra la fronte e l’inizio del naso risulta parzialmente o totalmente assente; 
  • Naso storto: può essere una caratteristica congenita, ereditaria oppure un tratto che si acquisisce a seguito di un trauma.

A volte il problema non è legato alla forma ma alla dimensione, un naso troppo grande o uno troppo piccolo può creare delle disarmonie.

Come avere un naso perfetto

Quando si tratta di canoni estetici è impossibile parlare di perfezione, si dovrebbe parlare di armonia e proporzioni. Una qualsiasi parte del corpo andrebbe considerata nel contesto e non analizzata singolarmente.
Vi faccio un rapido esempio: prendete i volti di due persone che a vostro parere hanno dei bei tratti e poi provate a scambiarne solo una parte, come il naso. Qualcosa non tornerà e sembrerà che ci sia qualcosa di strano. 

Ecco, è esattamente quello a cui mi riferisco quando dico che la perfezione assoluta non esiste, ma esistono proporzioni rispettate e armonia.

Ma torniamo a noi…essendo un trattamento decisamente poco invasivo, il rinofiller si rivela un’ottima soluzione per ottenere risultati immediati e naturali.

Filler naso

Il filler naso si avvale delle proprietà dell’acido ialuronico, o del collagene, e del botulino per migliorare il profilo e correggere le imperfezioni, 
L’acido ialuronico e il collagene aiutano a riempire, contribuendo quindi a modificare i volumi e a rimodellare la forma del naso. Del botulino, invece, si sfrutta la capacità di rilassare i muscoli: se il filler viene applicato alla base del naso, la tossina botulinica impedisce la contrazione del muscolo, contribuendo a sollevare leggermente la punta.

Il rinofiller, se viene eseguito da un medico esperto, in una struttura di eccellenza e utilizzando acido ialuronico di ultima generazione,  è il trattamento ideale quando il desiderio del paziente è quello di attenuare eventuali gobbe, sollevare la punta del naso o ridefinire i lineamenti in modo sicuro, rapido e indolore.

FAQ

Quanto dura il trattamento?

Tra i 15 e i 20 minuti

Viene eseguito sotto anestesia?

No, anche perchè il rinofiller non è un trattamento doloroso. 

Tutt’al più, per evitare ogni fastidio, si applica una crema anestetica prima di procedere con le iniezioni.

Quanto costa il rinofiller?

Uno dei vantaggi del rinofiller è senza dubbio il costo. Di fatto, se una rinoplastica può costare anche 8.000 euro, il rinofiller ha un costo medio che si aggira tra i 300 e i 500 euro a seduta.

È un trattamento definitivo?

No, il filler è riassorbibile in quanto composto da acido ialuronico. I risultati rimangono per 8/12 mesi, tempo dopo cui ci si può sottoporre a un’altra seduta.