Il decorso post operatorio

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Il decorso post operatorio di una mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è molto soggettivo.

Ogni paziente è diversa e ha bisogno di attenzioni diverse, motivo per cui suggerisco quasi sempre di fermarsi a dormire in clinica una notte.

Sebbene non sia obbligatorio trattenere la paziente, io e molti altri miei colleghi crediamo sia la scelta migliore per velocizzare i processi di guarigione.

Prima di spiegarti il motivo, però, vorrei darti delle semplici indicazione da seguire per vivere in totale serenità il tuo post intervento.

Come comportarsi dopo la mastoplastica?

Come abbiamo già visto in altri articoli, l’intervento al seno non è certamente tra i più impegnativi.

Infatti, sebbene si tratti di un’operazione a  tutti gli effetti, il corpo ha bisogno solo di qualche giorno per riassestarsi.

In questi giorni, però, è fondamentale stare a riposo, non fare sforzi eccessivi con la parte alta del corpo e indossare 24/24 il reggiseno post operatorio.

In più, io consiglio sempre di non fumare ed evitare di bere alcolici, in quanto entrambi potrebbero rallentare i processi di guarigione.

Un aspetto importante che non va tralasciato è quello relativo alle cicatrici: prenditene cura, disinfettale e applica la crema (link) per evitare che rimangano visibili.

Per ultimo, chiedi! Non avere paura di chiedere se ti vengono dei dubbi o delle domande: il chirurgo, il suo staff e la clinica in cui opera sono a tua totale disposizione.

Fermarsi a dormire in clinica: si o no?

Molte pazienti, in fase di consulto, mi chiedono se dopo l’intervento possono tornare a casa.

La risposta è sì, non c’è nessun obbligo per cui la paziente debba trattenersi una notte, a prescindere dal tipo di anestesia che viene somministrata.

Tuttavia, io suggerisco quasi sempre di fermarsi una notte, ecco perchè:

  • Il costo per te è invariato (a meno che non ci si affidi a cliniche piccole, alternativa che io sconsiglio vivamente);
  • Andare via il mattino dopo l’intervento mi garantisce che tu stia davvero a riposo; ricordiamoci che dopo l’intervento bisogna evitare sforzi delle braccia, cosa che raramente avviene se si va a casa;
  • Hai personale medico sanitario che a qualsiasi domanda, dubbio o piccola preoccupazione può risponderti immediatamente;
  • Per qualsiasi necessità, anche solo per andare in bagno, hai a disposizione infermieri che possono aiutarti immediatamente;
  • In caso di necessità, o di normale routine, in clinica si hanno a disposizione tutti i farmaci necessari.

Tutti questi elementi, insieme, rappresentano un maggior comfort nella gestione del post intervento, soprattutto quando si inseriscono delle protesi.

Fermarsi dormire una notte in clinica, infatti, fa diminuire le possibilità di infiammazione del seno e quindi le chances di complicanze.

Come dormire dopo una mastoplastica?

Se di giorno possiamo mettere in atto una serie di accortezze per evitare gli sforzi, di notte non siamo pienamente consci del nostro corpo.
Tuttavia, bisogna cercare di fare attenzione per evitare qualsiasi infiammazione o possibile complicanza, soprattutto se si è solite muoversi molto la notte.

Dopo l’intervento di mastoplastica, specialmente se additiva, bisogna tutelare diversi aspetti:

  1. La formazione di accumuli di liquidi;
  2. La cura e la guarigione delle cicatrici;
  3. L’assestamento delle protesi.

Ecco quindi che, per assicurarsi un risultato finale perfetto, ci sono delle piccole accortezze da seguire durante il decorso post operatorio.

In primis l’utilizzo del reggiseno post operatorio, che diventerà il tuo migliore amico per i successivi 30 giorni dall’intervento. Permette infatti di avvolgere il seno, velocizzare il processo di assestamento delle protesi e di far drenare eventuali liquidi.

Un altro suggerimento è cercare di dormire supina, quindi a pancia su, evitando di girarti sui lati. Per farlo, metti dei cuscini grandi alla tua destra e alla tua sinistra, così che i movimenti siano limitati il più possibile. Anche durante il giorno, cerca di tenere la parte superiore del corpo sollevata, almeno per le prime 24-48 ore: bastano un paio di cuscini o una poltrona reclinabile.

Intervento al seno e anestesia

intervento al seno e anestesia

Una delle domande che mi viene posta più spesso sull’intervento riguarda l’anestesia.
Personalmente, rassicuro sempre le mie pazienti poichè, affidandosi alla clinica giusta e un chirurgo con esperienza decennale come me, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

La mastoplastica, che sia di aumento, sollevamento o riduzione del seno, è un intervento relativamente semplice da un punto di vista chirurgico, ma richiede la presenza di un’intera equipe di anestesisti.
Loro, insieme a me, si occuperanno di fornire alla paziente il dosaggio di farmaci più sicuro e ottimale per l’esecuzione dell’intervento, oltre che assicurare il corretto recupero subito dopo l’operazione.
Io, nel 99% dei casi, prediligo l’anestesia generale, ma vediamo insieme il motivo e qual è la differenza tra le due modalità.

Anestesia generale

In accordo con la stragrande maggioranza dei miei colleghi, l’anestesia generale rappresenta la modalità più sicura per eseguire una mastoplastica.
Questa scelta è la più confortevole sia per la paziente che per il chirurgo per diversi motivi:

  1. Permette al chirurgo di lavorare serenamente senza preoccuparsi che la paziente possa sentire dolori o che si impressioni per i rumori;
  2. Consente di mantenere stabile sia la pressione del sangue che del respiro della paziente, monitorati durante tutto l’arco dell’operazione da un anestesista;
  3. Facilita il rilassamento dei tessuti, facilitando tutte le manovre necessarie per il rimodellamento del seno.

Inoltre, vorrei sfatare uno dei falsi miti più diffusi in merito: non è detto che l’anestesia totale sia legata a un intervento in cui bisogna stare ricoverati più giorni.
Infatti, ipoteticamente, la paziente che si è sottoposta a un intervento di mastoplastica in anestesia generale potrebbe tornare a casa dopo qualche ora.
Io, però, suggerisco di rimanere almeno una notte in clinica, per assicurarmi che la guarigione del seno prosegua nel modo corretto.

Anestesia locale

Alcune pazienti, in fase di consulto, mi chiedono “Ma è possibile eseguire l’intervento in anestesia locale?”
La risposta è sì, si può fare, ma non è la scelta migliore.

Sebbene l’anestesia locale sia più facile da gestire, in alcuni casi può interferire con l’esecuzione dell’intervento.
Infatti, ci sono dei casi in cui le pazienti, essendo sveglie e pienamente coscienti, si fanno impressionare da rumori o particolari sensazioni, facendosi prendere dal panico.
In più, l’anestesia generale consente di controllare meglio la respirazione della paziente, motivo per cui è considerata più sicura di quella locale.

Ovviamente ci sono dei vantaggi nell’eseguire la mastoplastica in anestesia locale: principalmente i costi.
Di fatti, il motivo per cui eseguire un intervento con questo genere di sedazione abbassi i costi è intuibile: i costi per un’anestesia locale sono notevolmente inferiori, proprio perché i farmaci hanno prezzi ridotti e perché è possibile appoggiarsi a cliniche più piccole e quindi più economiche (che spesso non hanno i permessi per condurre operazioni in anestesia generale).

Il post intervento

A prescindere dal tipo di anestesia, tutte le pazienti, subito dopo l’intervento, vengono trasferite in una stanza apposita fino al loro completo risveglio.

In questa fase è normale sentirsi un po’ intontite ma nulla di cui preoccuparsi: già dopo pochi minuti ci si potrà alzare e camminare, anche se io consiglio di stare a riposo il più possibile, almeno le prime tre-quattro ore.

Dopo quasi tutti gli interventi di chirurgia del seno suggerisco alla paziente di fermarsi in clinica una notte, ma il giorno dopo, in qualsiasi caso, si può tornare a casa e riprendere le normali attività quotidiane.

Bisogna tenere a mente che dopo la mastoplastica per qualche giorno è meglio evitare i movimenti più impegnativi e quindi chiedere sempre aiuto a qualcuno, onde evitare di sforzare la parte superiore del corpo.

Qualunque sia la necessità, io e il mio staff siamo a disposizione per chiarimenti, dubbi o domande in merito.

Drenaggio dopo mastoplastica

drenaggio dopo mastoplastica

Il drenaggio dopo la mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è una questione abbastanza discussa che, spesso, divide i chirurghi.
In realtà, io credo che non si possa prendere una posizione netta. In base all’intervento, alla paziente, alle protesi e ad altri fattori che possono sorgere in fase operatoria, valuto caso per caso se sia necessario inserire il drenaggio o se lo si possa evitare.
Infatti, sebbene questo dispositivo abbia diversi vantaggi, presenta anche alcuni svantaggi.
Tuttavia, in questo articolo andiamo a capire quando è il caso di inserire il drenaggio dopo la mastoplastica, cos’è ed eventuali pro e contro. 

Il drenaggio

Il drenaggio, quando si tratta di mastoplastica, permette la fuoriuscita di sostanze come liquidi, sangue o siero, che potrebbero altrimenti accumularsi all’interno del seno.
Esistono diversi tipi di drenaggi: quello per la mastoplastica prevede l’inserimento di un’estremità di un tubicino di silicone all’interno della ferita. L’altra, invece, viene collegata a un contenitore apposito in cui si andranno via via ad accumulare sangue e siero in eccesso.
Questo meccanismo permette la fuoriuscita dei liquidi dalla zona operata evitando infezioni o particolari complicanze.
Ma analizziamo quando è necessario e quando è possibile farne a meno.

Quando è necessario?

In visita di consulto, quando si definisce l’intervento e il post intervento, spiego sempre alle mie pazienti che il drenaggio non va messo sempre; farlo, in molti casi, sarebbe sbagliato.
In linea di massima, anche in base alla mia esperienza, il drenaggio non è necessario,  soprattutto se si tratta di una mastoplastica additiva primaria.
Se la paziente non ha mai fatto un intervento di mastoplastica additiva e si sottopone a questa operazione per la prima volta, nel 99% dei casi il drenaggio non è necessario.

Se invece parliamo di pazienti che si sottopongono a un intervento di sostituzione delle protesi, il drenaggio è più frequente.
Per quanto riguarda invece gli interventi di mastopessi e di mastoplastica riduttiva, tendo a utilizzarlo più spesso, specialmente se i seni di partenza sono molto abbondanti.
In questi casi, in base alla situazione valuto se è necessario o meno, anche se per la metà delle pazienti risulta fondamentale per assicurare una corretta guarigione del seno.

I vantaggi del drenaggio

Il vantaggio principale di un drenaggio è che permette di controllare diversi fattori ed elementi utili a comprendere se il seno sta guarendo nel modo corretto.
Infatti, inserire il drenaggio facilita la fuoriuscita dei liquidi, evita l’accumulo di raccolte di sangue e favorisce l’emostasi, ossia l’arresto di eventuali emorragie.

Inoltre, consente di proteggere i punti di sutura e soprattutto di osservare e quantificare la quantità di sostanze drenate.
Non drenare quando ce n’è bisogno può causare diverse problematiche, oltre che far gonfiare eccessivamente il seno e rallentare tutti i processi di guarigione.

Gli svantaggi del drenaggio

Per quanto possa avere incredibili vantaggi, non dimentichiamoci che il drenaggio è pur sempre un corpo estraneo per l’organismo che quindi può dare fastidio al seno e alle protesi. In alcuni casi può innalzare il rischio di contrattura capsulare nel tempo, il che renderebbe la protesi molto più dura. 
In più, il tubicino di silicone potrebbe dare luogo a delle infiammazioni e a delle irritazioni; se non è inserito correttamente, inoltre, il drenaggio è una delle cause più comuni di infezione, perchè a contatto con altri corpi esterni.

Se valuto che il drenaggio sia necessario, la durata del ricovero non sarà assolutamente più lunga. Le pazienti a cui inserisco il drenaggio le trattengo una notte in clinica, cioè esattamente lo stesso tempo di permanenze delle pazienti in cui non viene utilizzato il drenaggio. Nella quasi totalità dei casi il drenaggio viene quindi rimosso prima di andare a casa, il giorno dopo l’operazione.

Mastoplastica additiva e allattamento: tutto quello che devi sapere

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Quando si parla di mastoplastica additiva uno dei temi su cui mi fanno molte domande è l’allattamento. Infatti molte pazienti desiderano rifarsi il seno, ma non sanno se questo inciderà o meno sulla maternità e l’allattamento.

A tal proposito, sfatiamo subito un mito: rifarsi il seno non preclude la possibilità di allattare. Sicuramente, come per ogni cosa, è bene avere alcune accortezze, ma questo non incide sull’essere madri.

Cerchiamo di capire meglio e fare chiarezza rispondendo alle domande più frequenti che mi vengono poste in clinica.

Come curare il seno durante una gravidanza?

Una delle cose che chiedo sempre alle donne che si rivolgono a me per un consulto è quando vorrebbero sottoporsi all’intervento e, soprattutto, se hanno intenzione di avere una gravidanza nel breve periodo. 

Se vi state chiedendo il motivo, la risposta è molto semplice, seppur non scontata. Con la gravidanza il corpo e in particolare il seno cambiano la loro forma. Per questo, anche dopo un intervento chirurgico, il seno potrebbe non avere più la forma desiderata.

Questo però non vuol dire che non si possa aumentare il seno prima di una gravidanza: nella maggior parte dei casi si chiede di effettuare subito l’intervento quando il seno è causa di insoddisfazione o altre problematiche che possono influenzare la quotidianità.

Detto questo, a prescindere che il seno sia rifatto o meno, si possono avere piccole accortezze per evitare gli inestetismi comuni provocati dalla gravidanza. Prima tra tutte è il mantenere uno stile di vita sano e prendersi cura della propria pelle, mantenendola idratata e pulita. Per farlo è possibile usare oli, creme e detergere bene anche i capezzoli.

Si può allattare dopo essersi rifatte il seno?

Veniamo quindi al nocciolo della questione: ci sono problemi tra la mastoplastica additiva e l’allattamento? La risposta è assolutamente no!

La protesi, infatti, non viene mai posizionata tra la ghiandola e il capezzolo, proprio per permettere la fuoriuscita del latte. Ciò significa che una donna che ha delle protesi può allattare senza problemi.

Infatti, le tecniche più utilizzate per la mastoplastica additiva prevedono l’inserimento della protesi:

  • Dietro ai muscoli pettorali (tecnica sottomuscolare);
  • Sotto la ghiandola mammaria (tecnica sottoghiandolare);
  • In parte sopra e in parte sotto al muscolo pettorale (tecnica dual plane).

Quindi, a prescindere dalla tecnica utilizzata, le protesi non interferiscono né sulla produzione di latte e tanto meno sulla quantità che se ne produce. 

Grazie ad anni di esperienza, ho avuto modo di sperimentare diverse tecniche sapendo scegliere quella più adatta a seconda della situazione specifica. Il seno è una parte del corpo molto delicata, motivo per cui, specialmente se si ha intenzione di avere dei figli, va trattata come tale, facendo attenzione non solo al risultato estetico, ma anche alla sua funzionalità.

Dopo la mastoplastica additiva quanto si deve aspettare per l’allattamento?

Come detto prima, è meglio aspettare se si sta programmando di rimanere incinta. Detto questo, bisogna sempre ricordare che la mastoplastica è un intervento e che, come tale, richiede un periodo di recupero. In questo lasso di tempo sarebbe preferibile non sottoporre i tessuti a un ulteriore stress, come potrebbero esserlo i cambiamenti apportati dalla gravidanza.

Tuttavia se si rimane incinta subito dopo l’intervento di mastoplastica additiva non ci sarà alcun problema nell’allattare il bambino dopo il parto.

Personalmente, dopo un intervento al seno, eseguo sempre delle visite per controllare lo stato di guarigione: finché il seno non è completamente guarito, è meglio aspettare e dar tempo alle mammelle di sgonfiarsi e guarire nel modo corretto.

Ci si può sottoporre a un intervento di mastoplastica dopo l’allattamento?

Durante tutta la gravidanza e il periodo di allattamento, il corpo è soggetto a continui cambiamenti ormonali: effettuare un intervento in questa fase potrebbe compromettere il risultato finale. 

È buona norma quindi aspettare circa 3-6 mesi dalla fine dell’allattamento in modo che il seno si sia stabilizzato e non ci siano più infiammazioni od accumuli di latte a livello dei dotti mammari.

Sarà indispensabile inoltre, come prima di qualsiasi intervento al seno, sottoporsi ad un’ecografia che controlli lo stato delle ghiandole mammarie.

Meglio rifarsi il seno prima o dopo la gravidanza?

Non lo ripeterò mai abbastanza: non avere fretta di rifarti il seno, soprattutto se vorresti una gravidanza. Il seno cambia in base agli eventi che segnano la vita di una donna, e la gravidanza è certamente tra questi.

Rifarsi il seno prima potrebbe essere controproducente perchè, qualora dovesse cambiare forma o aspetto, bisognerebbe intervenire una seconda volta. È quindi sempre meglio aspettare la nascita e il termine del periodo di allattamento per contattare il chirurgo e  programmare l’intervento.

Come ripristinare tono e volume dopo la gravidanza?

Sono tantissimi i fattori che durante la dolce attesa e nel periodo successivo possono portare ad uno svuotamento o una discesa del seno. La chirurgia estetica può aiutare ad avere le forme desiderate anche senza l’inserimento di protesi. 

Preferisco sempre vagliare le diverse opzioni di intervento durante la prima visita con le mie pazienti, in modo da decidere la tecnica più adatta al singolo caso. In generale però le vie che seguo maggiormente sono la mastopessi e la mastoplastica. 

La prima è  un intervento che serve a contrastare la ptosi mammaria, cioè la discesa del seno verso il basso. Questa operazione consente di risollevare i tessuti e dare al seno un aspetto molto più sodo e compatto; in più, sollevando il seno, si ottiene anche un effetto volumizzante, per cui il seno appare più pieno.

La seconda invece è usata per riempire il seno tramite l’inserimento di protesi. In alcuni casi poi, si può optare per un intervento combinato che possa sia rassodare che dare maggiore volume al seno.