Rinofiller

rinofiller

Fino a qualche anno fa l’unico modo per correggere la forma del naso era la rinoplastica. Oggi un’alternativa c’è, decisamente più rapida e meno dolorosa: il rinofiller. 

Migliorare il proprio profilo può rivelarsi una valida opzione per armonizzare i lineamenti e addolcire l’aspetto complessivo del viso; è per questo che molti pazienti chiedono il mio aiuto.

Tipi di naso

Le dimensioni e la forma del naso dipendono da fattori genetici, parliamo di uno dei tratti più peculiari della persona.
Ne esistono di diversi tipi, ma non sempre sono in armonia con il resto del viso:

  • Naso aquilino: è il classico naso dantesco caratterizzato da un dorso molto sporgente;
  • Naso a patata: si contraddistingue per la sua punta tondeggiante, che non valorizza le altre linee del viso;
  • Naso greco: si riconosce perché l’angolo tra la fronte e l’inizio del naso risulta parzialmente o totalmente assente; 
  • Naso storto: può essere una caratteristica congenita, ereditaria oppure un tratto che si acquisisce a seguito di un trauma.

A volte il problema non è legato alla forma ma alla dimensione, un naso troppo grande o uno troppo piccolo può creare delle disarmonie.

Come avere un naso perfetto

Quando si tratta di canoni estetici è impossibile parlare di perfezione, si dovrebbe parlare di armonia e proporzioni. Una qualsiasi parte del corpo andrebbe considerata nel contesto e non analizzata singolarmente.
Vi faccio un rapido esempio: prendete i volti di due persone che a vostro parere hanno dei bei tratti e poi provate a scambiarne solo una parte, come il naso. Qualcosa non tornerà e sembrerà che ci sia qualcosa di strano. 

Ecco, è esattamente quello a cui mi riferisco quando dico che la perfezione assoluta non esiste, ma esistono proporzioni rispettate e armonia.

Ma torniamo a noi…essendo un trattamento decisamente poco invasivo, il rinofiller si rivela un’ottima soluzione per ottenere risultati immediati e naturali.

Filler naso

Il filler naso si avvale delle proprietà dell’acido ialuronico, o del collagene, e del botulino per migliorare il profilo e correggere le imperfezioni, 
L’acido ialuronico e il collagene aiutano a riempire, contribuendo quindi a modificare i volumi e a rimodellare la forma del naso. Del botulino, invece, si sfrutta la capacità di rilassare i muscoli: se il filler viene applicato alla base del naso, la tossina botulinica impedisce la contrazione del muscolo, contribuendo a sollevare leggermente la punta.

Il rinofiller, se viene eseguito da un medico esperto, in una struttura di eccellenza e utilizzando acido ialuronico di ultima generazione,  è il trattamento ideale quando il desiderio del paziente è quello di attenuare eventuali gobbe, sollevare la punta del naso o ridefinire i lineamenti in modo sicuro, rapido e indolore.

FAQ

Quanto dura il trattamento?

Tra i 15 e i 20 minuti

Viene eseguito sotto anestesia?

No, anche perchè il rinofiller non è un trattamento doloroso. 

Tutt’al più, per evitare ogni fastidio, si applica una crema anestetica prima di procedere con le iniezioni.

Quanto costa il rinofiller?

Uno dei vantaggi del rinofiller è senza dubbio il costo. Di fatto, se una rinoplastica può costare anche 8.000 euro, il rinofiller ha un costo medio che si aggira tra i 300 e i 500 euro a seduta.

È un trattamento definitivo?

No, il filler è riassorbibile in quanto composto da acido ialuronico. I risultati rimangono per 8/12 mesi, tempo dopo cui ci si può sottoporre a un’altra seduta.

Come cambia il seno al variare del peso

seno gonfio e aumento di peso

Il seno è una delle parti del corpo di una donna che, col passare del tempo, cambia maggiormente. Con gli anni il seno aumenta, diminuisce, si vuota oppure si riempie. 

Mi è capitato diverse volte di sentire donne contente di avere un seno più pieno o leggermente più piccolo a causa di variazioni del peso. Ma questo sentimento vale anche quanto il cambiamento è netto o inaspettato? Secondo la mia esperienza la risposta è negativa ed è una delle cause che spinge le pazienti a chiedermi aiuto.

Ogni donna è unica, così come il suo seno, motivo per cui né la dimensione né la forma dovrebbero essere motivo di body shaming.
D’altro canto, però, ci sono donne che non si sentono a loro agio con il proprio corpo e decidono quindi di intervenire chirurgicamente.

Quali sono i fattori che influenzano la misura del seno

Direi che il primo grande momento in cui una donna vede il suo seno cambiare considerevolmente è la pubertà.

In età adolescenziale, infatti, il seno, grazie a ormoni specifici, cresce fino a raggiungere la sua forma e il suo volume definitivo.

Sebbene i seni crescano principalmente al variare degli estrogeni, ci sono altri fattori che possono condizionarne lo sviluppo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di familiarità, quindi di fattori genetici: se gran parte delle donne in famiglia hanno un seno voluminoso, è molto probabile che questa caratteristica morfologica sia ereditata.

Un altro fattore che certamente condiziona la taglia del reggiseno è lo sport: ci sono infatti alcuni esercizi che possono tonificare i muscoli del petto, costruendo il giusto sostegno e rendendo il seno più sodo.

Non dimentichiamo poi il ciclo mestruale, gli anticoncezionali ormonali e la maternità.

Bisogna infatti considerare l’azione degli ormoni, che in tutti e tre i casi presentano dei livelli più alti della norma che possono agire sul corpo modificando temporaneamente le forme.

È vero che perdendo peso il seno cambia?

Prima di rispondere alla domanda, facciamo un passo indietro. 

Le mammelle sono formate da tessuto connettivo, ghiandole e tessuto adiposo. 

Specialmente quest’ultimo è presente in percentuali diverse a seconda del soggetto, tant’è che ogni donna ha forme proprie, che, inevitabilmente, variano in base al proprio peso.

In poche parole possiamo affermare che la grandezza del seno può cambiare a seconda dei chili presi o persi.

Se, da una parte, aumentare di peso potrebbe significare una taglia in più, dall’altra dimagrimenti eccessivi o troppo rapidi potrebbero essere motivo di ptosi mammaria, cioè di una discesa o svuotamento del seno. Dopo un dimagrimento evidente, infatti, molte donne mi chiedono aiuto perché il loro seno appare cadente, svuotato e pendulo.

Sebbene sia del tutto fisiologico, questa condizione può causare imbarazzo e vergogna, ecco quindi che la chirurgia estetica può essere la soluzione ideale per tornare ad avere un seno alto, sodo e compatto.

Come aumentare il seno

Su internet si legge di tutto: dalle zuppe alla rucola, dalle ostriche alle creme volumizzanti. Purtroppo però, nessuno di questi metodi è efficace e tanto meno definitivo.

Come abbiamo visto, l’unico modo davvero valido per aumentare il volume del seno in modo definitivo è affidarsi a un chirurgo plastico esperto in seno.

Insieme si possono valutare le diverse opzioni e scegliere la tecnica che meglio si adatta alla propria situazione e alle proprie esigenze.

L’intervento più richiesto ed eseguito per aumentare il volume del seno è senza dubbio la mastoplastica additiva, tuttavia, per aumenti più lievi, si può optare per una tecnica meno invasiva, il lipofilling.

In questo caso, si possono rimodellare due aree del corpo contemporaneamente: quella da cui viene prelevato il grasso e quella in cui viene inserito, ossia il seno.

Se invece, l’obiettivo è sollevare il seno allora l’intervento più adatto è la mastopessi.

Questa tecnica consente di sollevare i seni discesi o svuotati, che quindi, alla fine dell’operazione, risultano otticamente più grandi.

Intervento al seno e contraccettivi

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L’intervento al seno è un intervento chirurgico e come tale può presentare delle complicanze, anche se minime.

Abbiamo già visto più volte che la mastoplastica è una tecnica relativamente semplice che però richiede degli accorgimenti prima, durante e dopo l’intervento.

Uno di questi accorgimenti riguarda sicuramente l’utilizzo di contraccettivi ormonali, quindi di farmaci utilizzati per prevenire l’insorgenza di una gravidanza o per curare particolari patologie della donna.

Va premesso che non ci sono problemi tra un intervento al seno e questi contraccettivi bensì tra questi ultimi e l’intervento chirurgico.

Questi farmaci, infatti, possono alterare i valori della coagulazione del sangue e modificare la dimensione del seno.

Avere dei valori nella norma è il primo passo per evitare complicanze in fase operatoria; non che siano all’ordine del giorno, ma qualunque paziente vorrebbe evitarle.

Esistono diversi contraccettivi, quelli che possono provocare delle alterazioni al seno, però, sono quelli di tipo ormonale, quindi pillola, cerotto, spirale, anello e progestinici.

Di contro, è importante sottolineare che non tutte le donne assumono o fanno uso di questi farmaci per evitare delle gravidanze; vediamo quindi di capire quando è il caso di interromperne l’assunzione e quando se ne può fare a meno.

Anticoncezionali o cure ormonali?

Possiamo suddividere i contraccettivi in due grandi categorie: gli anticoncezionali e i farmaci ormonali.

Sebbene siano la stessa cosa, ci aiutano a distinguere i motivi per cui si utilizzano.

Per fare un esempio: la pillola può essere assunta per non rimanere incinta oppure per trattare delle particolari condizioni, come endometriosi, amenorrea, ovaio policistico, fibromi etc…

Durante una visita di consulto, è importante capire se si utilizzano dei contraccettivi come cure ormonali o per motivi diversi.

Questo perché, qualora la paziente assumesse, ad esempio, la pillola anticoncezionale per evitare delle gravidanze, è meglio sospenderla e riprenderla dopo l’intervento.

Se però la paziente è sotto cura ormonale, allora si valuta la sua condizione specifica e, in accordo con il ginecologo di riferimento, si procede all’intervento con delle precauzioni maggiori.

I contraccettivi da sospendere

Dunque, possiamo dire che gli unici contraccettivi da sospendere sono gli anticoncezionali.

In questo caso è bene interromperne l’utilizzo almeno un mese o due settimane prima dell’intervento; si può poi ricominciare ad utilizzarli dopo due settimane dall’operazione.

Questo perchè delle alterazioni della coagulazione o di altri fattori che vengono coinvolti durante una mastoplastica, potrebbero aumentare il rischio di trombosi o altre complicanze spiacevoli.

Questo vale per l’intervento al seno così come per qualsiasi altro intervento, ecco perché, a prescindere dalla motivazione che spinge la paziente a rivolgersi a un medico estetico, va sempre sottolineato se si fa uso di contraccettivi ormonali e per quale ragione.

Sarà poi il chirurgo a valutare caso per caso e scegliere come agire per tutelare la paziente e garantirle un decorso post operatorio sereno e senza intralci.

È bene quindi affidarsi a un professionista esperto che abbia migliaia interventi alle spalle, così che sia più preparato a qualsiasi evenienza.

Il decorso post operatorio

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Il decorso post operatorio di una mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è molto soggettivo.

Ogni paziente è diversa e ha bisogno di attenzioni diverse, motivo per cui suggerisco quasi sempre di fermarsi a dormire in clinica una notte.

Sebbene non sia obbligatorio trattenere la paziente, io e molti altri miei colleghi crediamo sia la scelta migliore per velocizzare i processi di guarigione.

Prima di spiegarti il motivo, però, vorrei darti delle semplici indicazione da seguire per vivere in totale serenità il tuo post intervento.

Come comportarsi dopo la mastoplastica?

Come abbiamo già visto in altri articoli, l’intervento al seno non è certamente tra i più impegnativi.

Infatti, sebbene si tratti di un’operazione a  tutti gli effetti, il corpo ha bisogno solo di qualche giorno per riassestarsi.

In questi giorni, però, è fondamentale stare a riposo, non fare sforzi eccessivi con la parte alta del corpo e indossare 24/24 il reggiseno post operatorio.

In più, io consiglio sempre di non fumare ed evitare di bere alcolici, in quanto entrambi potrebbero rallentare i processi di guarigione.

Un aspetto importante che non va tralasciato è quello relativo alle cicatrici: prenditene cura, disinfettale e applica la crema (link) per evitare che rimangano visibili.

Per ultimo, chiedi! Non avere paura di chiedere se ti vengono dei dubbi o delle domande: il chirurgo, il suo staff e la clinica in cui opera sono a tua totale disposizione.

Fermarsi a dormire in clinica: si o no?

Molte pazienti, in fase di consulto, mi chiedono se dopo l’intervento possono tornare a casa.

La risposta è sì, non c’è nessun obbligo per cui la paziente debba trattenersi una notte, a prescindere dal tipo di anestesia che viene somministrata.

Tuttavia, io suggerisco quasi sempre di fermarsi una notte, ecco perchè:

  • Il costo per te è invariato (a meno che non ci si affidi a cliniche piccole, alternativa che io sconsiglio vivamente);
  • Andare via il mattino dopo l’intervento mi garantisce che tu stia davvero a riposo; ricordiamoci che dopo l’intervento bisogna evitare sforzi delle braccia, cosa che raramente avviene se si va a casa;
  • Hai personale medico sanitario che a qualsiasi domanda, dubbio o piccola preoccupazione può risponderti immediatamente;
  • Per qualsiasi necessità, anche solo per andare in bagno, hai a disposizione infermieri che possono aiutarti immediatamente;
  • In caso di necessità, o di normale routine, in clinica si hanno a disposizione tutti i farmaci necessari.

Tutti questi elementi, insieme, rappresentano un maggior comfort nella gestione del post intervento, soprattutto quando si inseriscono delle protesi.

Fermarsi dormire una notte in clinica, infatti, fa diminuire le possibilità di infiammazione del seno e quindi le chances di complicanze.

Come dormire dopo una mastoplastica?

Se di giorno possiamo mettere in atto una serie di accortezze per evitare gli sforzi, di notte non siamo pienamente consci del nostro corpo.
Tuttavia, bisogna cercare di fare attenzione per evitare qualsiasi infiammazione o possibile complicanza, soprattutto se si è solite muoversi molto la notte.

Dopo l’intervento di mastoplastica, specialmente se additiva, bisogna tutelare diversi aspetti:

  1. La formazione di accumuli di liquidi;
  2. La cura e la guarigione delle cicatrici;
  3. L’assestamento delle protesi.

Ecco quindi che, per assicurarsi un risultato finale perfetto, ci sono delle piccole accortezze da seguire durante il decorso post operatorio.

In primis l’utilizzo del reggiseno post operatorio, che diventerà il tuo migliore amico per i successivi 30 giorni dall’intervento. Permette infatti di avvolgere il seno, velocizzare il processo di assestamento delle protesi e di far drenare eventuali liquidi.

Un altro suggerimento è cercare di dormire supina, quindi a pancia su, evitando di girarti sui lati. Per farlo, metti dei cuscini grandi alla tua destra e alla tua sinistra, così che i movimenti siano limitati il più possibile. Anche durante il giorno, cerca di tenere la parte superiore del corpo sollevata, almeno per le prime 24-48 ore: bastano un paio di cuscini o una poltrona reclinabile.

Intervento al seno e anestesia

intervento al seno e anestesia

Una delle domande che mi viene posta più spesso sull’intervento riguarda l’anestesia.
Personalmente, rassicuro sempre le mie pazienti poichè, affidandosi alla clinica giusta e un chirurgo con esperienza decennale come me, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

La mastoplastica, che sia di aumento, sollevamento o riduzione del seno, è un intervento relativamente semplice da un punto di vista chirurgico, ma richiede la presenza di un’intera equipe di anestesisti.
Loro, insieme a me, si occuperanno di fornire alla paziente il dosaggio di farmaci più sicuro e ottimale per l’esecuzione dell’intervento, oltre che assicurare il corretto recupero subito dopo l’operazione.
Io, nel 99% dei casi, prediligo l’anestesia generale, ma vediamo insieme il motivo e qual è la differenza tra le due modalità.

Anestesia generale

In accordo con la stragrande maggioranza dei miei colleghi, l’anestesia generale rappresenta la modalità più sicura per eseguire una mastoplastica.
Questa scelta è la più confortevole sia per la paziente che per il chirurgo per diversi motivi:

  1. Permette al chirurgo di lavorare serenamente senza preoccuparsi che la paziente possa sentire dolori o che si impressioni per i rumori;
  2. Consente di mantenere stabile sia la pressione del sangue che del respiro della paziente, monitorati durante tutto l’arco dell’operazione da un anestesista;
  3. Facilita il rilassamento dei tessuti, facilitando tutte le manovre necessarie per il rimodellamento del seno.

Inoltre, vorrei sfatare uno dei falsi miti più diffusi in merito: non è detto che l’anestesia totale sia legata a un intervento in cui bisogna stare ricoverati più giorni.
Infatti, ipoteticamente, la paziente che si è sottoposta a un intervento di mastoplastica in anestesia generale potrebbe tornare a casa dopo qualche ora.
Io, però, suggerisco di rimanere almeno una notte in clinica, per assicurarmi che la guarigione del seno prosegua nel modo corretto.

Anestesia locale

Alcune pazienti, in fase di consulto, mi chiedono “Ma è possibile eseguire l’intervento in anestesia locale?”
La risposta è sì, si può fare, ma non è la scelta migliore.

Sebbene l’anestesia locale sia più facile da gestire, in alcuni casi può interferire con l’esecuzione dell’intervento.
Infatti, ci sono dei casi in cui le pazienti, essendo sveglie e pienamente coscienti, si fanno impressionare da rumori o particolari sensazioni, facendosi prendere dal panico.
In più, l’anestesia generale consente di controllare meglio la respirazione della paziente, motivo per cui è considerata più sicura di quella locale.

Ovviamente ci sono dei vantaggi nell’eseguire la mastoplastica in anestesia locale: principalmente i costi.
Di fatti, il motivo per cui eseguire un intervento con questo genere di sedazione abbassi i costi è intuibile: i costi per un’anestesia locale sono notevolmente inferiori, proprio perché i farmaci hanno prezzi ridotti e perché è possibile appoggiarsi a cliniche più piccole e quindi più economiche (che spesso non hanno i permessi per condurre operazioni in anestesia generale).

Il post intervento

A prescindere dal tipo di anestesia, tutte le pazienti, subito dopo l’intervento, vengono trasferite in una stanza apposita fino al loro completo risveglio.

In questa fase è normale sentirsi un po’ intontite ma nulla di cui preoccuparsi: già dopo pochi minuti ci si potrà alzare e camminare, anche se io consiglio di stare a riposo il più possibile, almeno le prime tre-quattro ore.

Dopo quasi tutti gli interventi di chirurgia del seno suggerisco alla paziente di fermarsi in clinica una notte, ma il giorno dopo, in qualsiasi caso, si può tornare a casa e riprendere le normali attività quotidiane.

Bisogna tenere a mente che dopo la mastoplastica per qualche giorno è meglio evitare i movimenti più impegnativi e quindi chiedere sempre aiuto a qualcuno, onde evitare di sforzare la parte superiore del corpo.

Qualunque sia la necessità, io e il mio staff siamo a disposizione per chiarimenti, dubbi o domande in merito.

Drenaggio dopo mastoplastica

drenaggio dopo mastoplastica

Il drenaggio dopo la mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è una questione abbastanza discussa che, spesso, divide i chirurghi.
In realtà, io credo che non si possa prendere una posizione netta. In base all’intervento, alla paziente, alle protesi e ad altri fattori che possono sorgere in fase operatoria, valuto caso per caso se sia necessario inserire il drenaggio o se lo si possa evitare.
Infatti, sebbene questo dispositivo abbia diversi vantaggi, presenta anche alcuni svantaggi.
Tuttavia, in questo articolo andiamo a capire quando è il caso di inserire il drenaggio dopo la mastoplastica, cos’è ed eventuali pro e contro. 

Il drenaggio

Il drenaggio, quando si tratta di mastoplastica, permette la fuoriuscita di sostanze come liquidi, sangue o siero, che potrebbero altrimenti accumularsi all’interno del seno.
Esistono diversi tipi di drenaggi: quello per la mastoplastica prevede l’inserimento di un’estremità di un tubicino di silicone all’interno della ferita. L’altra, invece, viene collegata a un contenitore apposito in cui si andranno via via ad accumulare sangue e siero in eccesso.
Questo meccanismo permette la fuoriuscita dei liquidi dalla zona operata evitando infezioni o particolari complicanze.
Ma analizziamo quando è necessario e quando è possibile farne a meno.

Quando è necessario?

In visita di consulto, quando si definisce l’intervento e il post intervento, spiego sempre alle mie pazienti che il drenaggio non va messo sempre; farlo, in molti casi, sarebbe sbagliato.
In linea di massima, anche in base alla mia esperienza, il drenaggio non è necessario,  soprattutto se si tratta di una mastoplastica additiva primaria.
Se la paziente non ha mai fatto un intervento di mastoplastica additiva e si sottopone a questa operazione per la prima volta, nel 99% dei casi il drenaggio non è necessario.

Se invece parliamo di pazienti che si sottopongono a un intervento di sostituzione delle protesi, il drenaggio è più frequente.
Per quanto riguarda invece gli interventi di mastopessi e di mastoplastica riduttiva, tendo a utilizzarlo più spesso, specialmente se i seni di partenza sono molto abbondanti.
In questi casi, in base alla situazione valuto se è necessario o meno, anche se per la metà delle pazienti risulta fondamentale per assicurare una corretta guarigione del seno.

I vantaggi del drenaggio

Il vantaggio principale di un drenaggio è che permette di controllare diversi fattori ed elementi utili a comprendere se il seno sta guarendo nel modo corretto.
Infatti, inserire il drenaggio facilita la fuoriuscita dei liquidi, evita l’accumulo di raccolte di sangue e favorisce l’emostasi, ossia l’arresto di eventuali emorragie.

Inoltre, consente di proteggere i punti di sutura e soprattutto di osservare e quantificare la quantità di sostanze drenate.
Non drenare quando ce n’è bisogno può causare diverse problematiche, oltre che far gonfiare eccessivamente il seno e rallentare tutti i processi di guarigione.

Gli svantaggi del drenaggio

Per quanto possa avere incredibili vantaggi, non dimentichiamoci che il drenaggio è pur sempre un corpo estraneo per l’organismo che quindi può dare fastidio al seno e alle protesi. In alcuni casi può innalzare il rischio di contrattura capsulare nel tempo, il che renderebbe la protesi molto più dura. 
In più, il tubicino di silicone potrebbe dare luogo a delle infiammazioni e a delle irritazioni; se non è inserito correttamente, inoltre, il drenaggio è una delle cause più comuni di infezione, perchè a contatto con altri corpi esterni.

Se valuto che il drenaggio sia necessario, la durata del ricovero non sarà assolutamente più lunga. Le pazienti a cui inserisco il drenaggio le trattengo una notte in clinica, cioè esattamente lo stesso tempo di permanenze delle pazienti in cui non viene utilizzato il drenaggio. Nella quasi totalità dei casi il drenaggio viene quindi rimosso prima di andare a casa, il giorno dopo l’operazione.

Mastoplastica additiva e allattamento: tutto quello che devi sapere

mastoplastica-additiva-e-allattamento

Quando si parla di mastoplastica additiva uno dei temi su cui mi fanno molte domande è l’allattamento. Infatti molte pazienti desiderano rifarsi il seno, ma non sanno se questo inciderà o meno sulla maternità e l’allattamento.

A tal proposito, sfatiamo subito un mito: rifarsi il seno non preclude la possibilità di allattare. Sicuramente, come per ogni cosa, è bene avere alcune accortezze, ma questo non incide sull’essere madri.

Cerchiamo di capire meglio e fare chiarezza rispondendo alle domande più frequenti che mi vengono poste in clinica.

Come curare il seno durante una gravidanza?

Una delle cose che chiedo sempre alle donne che si rivolgono a me per un consulto è quando vorrebbero sottoporsi all’intervento e, soprattutto, se hanno intenzione di avere una gravidanza nel breve periodo. 

Se vi state chiedendo il motivo, la risposta è molto semplice, seppur non scontata. Con la gravidanza il corpo e in particolare il seno cambiano la loro forma. Per questo, anche dopo un intervento chirurgico, il seno potrebbe non avere più la forma desiderata.

Questo però non vuol dire che non si possa aumentare il seno prima di una gravidanza: nella maggior parte dei casi si chiede di effettuare subito l’intervento quando il seno è causa di insoddisfazione o altre problematiche che possono influenzare la quotidianità.

Detto questo, a prescindere che il seno sia rifatto o meno, si possono avere piccole accortezze per evitare gli inestetismi comuni provocati dalla gravidanza. Prima tra tutte è il mantenere uno stile di vita sano e prendersi cura della propria pelle, mantenendola idratata e pulita. Per farlo è possibile usare oli, creme e detergere bene anche i capezzoli.

Si può allattare dopo essersi rifatte il seno?

Veniamo quindi al nocciolo della questione: ci sono problemi tra la mastoplastica additiva e l’allattamento? La risposta è assolutamente no!

La protesi, infatti, non viene mai posizionata tra la ghiandola e il capezzolo, proprio per permettere la fuoriuscita del latte. Ciò significa che una donna che ha delle protesi può allattare senza problemi.

Infatti, le tecniche più utilizzate per la mastoplastica additiva prevedono l’inserimento della protesi:

  • Dietro ai muscoli pettorali (tecnica sottomuscolare);
  • Sotto la ghiandola mammaria (tecnica sottoghiandolare);
  • In parte sopra e in parte sotto al muscolo pettorale (tecnica dual plane).

Quindi, a prescindere dalla tecnica utilizzata, le protesi non interferiscono né sulla produzione di latte e tanto meno sulla quantità che se ne produce. 

Grazie ad anni di esperienza, ho avuto modo di sperimentare diverse tecniche sapendo scegliere quella più adatta a seconda della situazione specifica. Il seno è una parte del corpo molto delicata, motivo per cui, specialmente se si ha intenzione di avere dei figli, va trattata come tale, facendo attenzione non solo al risultato estetico, ma anche alla sua funzionalità.

Dopo la mastoplastica additiva quanto si deve aspettare per l’allattamento?

Come detto prima, è meglio aspettare se si sta programmando di rimanere incinta. Detto questo, bisogna sempre ricordare che la mastoplastica è un intervento e che, come tale, richiede un periodo di recupero. In questo lasso di tempo sarebbe preferibile non sottoporre i tessuti a un ulteriore stress, come potrebbero esserlo i cambiamenti apportati dalla gravidanza.

Tuttavia se si rimane incinta subito dopo l’intervento di mastoplastica additiva non ci sarà alcun problema nell’allattare il bambino dopo il parto.

Personalmente, dopo un intervento al seno, eseguo sempre delle visite per controllare lo stato di guarigione: finché il seno non è completamente guarito, è meglio aspettare e dar tempo alle mammelle di sgonfiarsi e guarire nel modo corretto.

Ci si può sottoporre a un intervento di mastoplastica dopo l’allattamento?

Durante tutta la gravidanza e il periodo di allattamento, il corpo è soggetto a continui cambiamenti ormonali: effettuare un intervento in questa fase potrebbe compromettere il risultato finale. 

È buona norma quindi aspettare circa 3-6 mesi dalla fine dell’allattamento in modo che il seno si sia stabilizzato e non ci siano più infiammazioni od accumuli di latte a livello dei dotti mammari.

Sarà indispensabile inoltre, come prima di qualsiasi intervento al seno, sottoporsi ad un’ecografia che controlli lo stato delle ghiandole mammarie.

Meglio rifarsi il seno prima o dopo la gravidanza?

Non lo ripeterò mai abbastanza: non avere fretta di rifarti il seno, soprattutto se vorresti una gravidanza. Il seno cambia in base agli eventi che segnano la vita di una donna, e la gravidanza è certamente tra questi.

Rifarsi il seno prima potrebbe essere controproducente perchè, qualora dovesse cambiare forma o aspetto, bisognerebbe intervenire una seconda volta. È quindi sempre meglio aspettare la nascita e il termine del periodo di allattamento per contattare il chirurgo e  programmare l’intervento.

Come ripristinare tono e volume dopo la gravidanza?

Sono tantissimi i fattori che durante la dolce attesa e nel periodo successivo possono portare ad uno svuotamento o una discesa del seno. La chirurgia estetica può aiutare ad avere le forme desiderate anche senza l’inserimento di protesi. 

Preferisco sempre vagliare le diverse opzioni di intervento durante la prima visita con le mie pazienti, in modo da decidere la tecnica più adatta al singolo caso. In generale però le vie che seguo maggiormente sono la mastopessi e la mastoplastica. 

La prima è  un intervento che serve a contrastare la ptosi mammaria, cioè la discesa del seno verso il basso. Questa operazione consente di risollevare i tessuti e dare al seno un aspetto molto più sodo e compatto; in più, sollevando il seno, si ottiene anche un effetto volumizzante, per cui il seno appare più pieno.

La seconda invece è usata per riempire il seno tramite l’inserimento di protesi. In alcuni casi poi, si può optare per un intervento combinato che possa sia rassodare che dare maggiore volume al seno.