I falsi miti sulla mastoplastica additiva

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Oggi, vorrei trattare quelli che sono i falsi miti sulla mastoplastica additiva perché su questo intervento se ne sentono di tutti i colori: dalle protesi che scoppiano in aereo al seno freddo dopo l’operazione.

Si tratta per lo più di dicerie che, però, in alcuni casi frenano le pazienti nel sottoporsi a un intervento al seno. Ecco quindi che voglio argomentare le più comuni e spiegarvi perché sono false. 

Le protesi esplodono in aereo

“Le tette rifatte esplodono in aereo” 
Questa è forse una delle affermazioni più false ma soprattutto divertenti che io abbia mai sentito. 
Le protesi, prima di essere messe in commercio, vengono sottoposte a diversi test, che ne verifichino la resistenza a ogni tipo di urto, pressione o temperatura.
In tutto ciò va anche ricordato che tutte le cabine degli aerei mantengono durante tutto il viaggio una pressione costante, più o meno uguale a quella che si trova a terra.

Le protesi sono totalmente sicure e, se proprio questa diceria fosse vera, prima di salire su una aereo, le compagnie aeree non farebbero salire le donne che si sono sottoposte all’intervento al seno.

Il seno rifatto è freddo

Questa è uno dei falsi miti sulla mastoplastica additiva più diffusi ed è forse una delle obiezioni che mi vengono fatte più spesso in fase di consulto.
Voglio quindi spiegarvi il motivo per cui è falsa: le protesi vengono posizionate parzialmente sotto il muscolo del gran pettorale e quindi riscaldate dal sangue e dai tessuti che le avvolgono.

Quindi, nonostante le protesi siano costituite da gel in silicone (un materiale freddo), la loro posizione permette al seno di risultare comunque caldo al tatto. 
Solamente in alcuni casi si possono verificare lievi alterazioni della vascolarizzazione del seno, che potrebbero causare momentaneamente delle variazioni delle temperature.

In qualsiasi caso, se mai dovesse capitare, è una condizione che interessa solamente il primissimo periodo post operatorio e che è quindi destinata a scomparire nell’arco di qualche settimana.

Per cui, in genere, se l’intervento è eseguito in modo corretto, il seno rifatto seguendo le importantissime regole dell’armonia e della proiezione, non è freddo: ha la stessa identica temperatura di un seno che non ha le protesi mammarie. 

Con il seno rifatto non si può allattare

Questo argomento l’ho trattato ampiamente in un altro articolo, che puoi leggere qui.

Cerco però di fare qui un riassunto dell’intero articolo: rifarsi il seno non preclude la possibilità di allattare. 
In effetti, la protesi non viene mai posizionata tra la ghiandola e il capezzolo, proprio per permettere la fuoriuscita del latte. Ciò significa che una donna che ha delle protesi può allattare senza problemi.

Chiaramente, sarebbe meglio aspettare di sottoporsi all’intervento se si sta programmando di rimanere incinta. Tuttavia, se capitasse dopo l’operazione non ci sarebbe alcun problema.
L’unico consiglio che do alle mie pazienti è quello di aspettare ad allattare fino a che il seno non sarà guarito e sgonfiato completamente. 

Non si può fare la mammografia con le protesi

Questa è una delle convinzioni più errate che si possano sentire perché le protesi non sono assolutamente un impedimento per la mammografia. 

Esattamente allo stesso modo delle donne che non hanno protesi, i migliori metodi per indagare su eventuali carcinomi, quando ci sono degli impianti mammari, sono la risonanza magnetica, l’ecografia e la mammografia.
La protesi infatti NON riduce  la visibilità del tessuto ghiandolare.
Se sei interessato, puoi approfondire l’argomento qui.

Le protesi causano tumori al seno

Su questo argomento potrei scrivere pagine intere perché ci sono molte opinioni e molte dicerie a riguardo.
Allora, facciamo una precisazione: le protesi potrebbero causare tumori al seno quando sono di scarsa qualità.
Fino a qualche anno fa, infatti, venivano utilizzate da alcuni chirurghi le protesi PIP, prodotte da un’azienda francese che ora non esiste più. Questi impianti erano realizzati con silicone scadente non certificato che presentava un elevato rischio di rottura. Di fatto, il Sistema Sanitario nazionale ha autorizzato l’espianto di queste protesi a spese proprie.

Oggi la situazione è ben diversa: le protesi sono ultra certificate e sicure, motivo per cui è praticamente impossibile che causino un tumore al seno. 
Infatti, nonostante alcune ricerche dimostrino che le donne portatrici delle protesi testurizzate (non più in commercio) siano state esposte a un raro tipo di linfoma, si parla di meno di 100 casi nel mondo – a fronte degli oltre 57.000 interventi eseguiti solo in Italia in un anno.


Dunque, questo presunto legame è molto sottile, oltre che ancora da chiarire in maniera certa. 

Il seno rifatto galleggia in acqua

Che il seno rifatto galleggi in acqua è assolutamente una fake news, paragonabile a quella delle tette che esplodono in aereo.

Se così fosse, infatti, nessuna donna con il seno rifatto potrebbe nuotare comodamente né tantomeno fare immersioni subacquee. 
State tranquille: nessun “effetto boa” per le donne che si sono sottoposte alla mastoplastica additiva.

Peso delle protesi del seno

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Quando si parla di peso delle protesi vedo che c’è molta confusione: c’è chi parla di dimensione, chi di volume e chi si confonde tra le diverse unità di misura. Questo disorientamento è assolutamente normale ed è dovuto al fatto che in passato la dimensione delle protesi veniva calcolata con due unità di misura differenti. Infatti per tanti anni le protesi anatomiche sono state misurate in g (grammi), mentre quelle rotonde in cc (centimetri cubi). 

In questo articolo vorrei quindi spiegarvi in che modo si misurano oggi le protesi facendo un po’ di chiarezza.

Differenza tra grammi e centimetri cubici

Vorrei partire da qualche informazione preliminare. 

Quando si vuole sapere il peso di una protesi, bisogna moltiplicare il volume per il peso specifico del materiale utilizzato. Non solo, bisogna anche tener conto della composizione della protesi e della coesività del silicone. Pertanto, affermare che una protesi da 400cc pesa 400g sarebbe corretto solo se la protesi fosse composta interamente d’acqua. Se si vuole conoscere quale sia esattamente il peso delle protesi scelte si può chiedere al chirurgo oppure applicare la formula di conversione (disponibile anche cercando nel web).

Fatte queste premesse però si può star certi che il peso di una protesi non cambia in modo significativo a seconda della marca scelta. Inoltre, da una decina di anni, le case produttrici di protesi stanno lavorando a composizioni miste di acqua e silicone per renderle più leggere. Si tratta appunto di protesi ultraleggere, chiamate B-lite , che pesano il 30% in meno di quelle classiche. È chiaro che se si parla di protesi di dimensioni normali la differenza tra le due è davvero piccola.

Protesi del seno e misure

Arrivati a questo punto, possiamo dire che le protesi vengono misurate in base al loro volume, usando come unità di misura il centimetro cubo. 

Vorrei però ancora fare una piccola riflessione: moltissime donne sono davvero preoccupate per il peso delle protesi. Temono infatti che il peso possa essere eccessivo e che possa creare problemi alla schiena o alla cervicale. Tuttavia incorrere in questa problematica è molto difficile, soprattutto quando il chirurgo che opera tiene conto delle armonie e delle proporzioni del corpo. Ecco perché il mio obiettivo è sempre quello di valutare insieme alla paziente la soluzione più adatta alla sua situazione di partenza.

Come gestire il peso delle protesi?

Dopo una mastoplastica, in più, viene consigliato l’utilizzo di un reggiseno post operatorio, da indossare giorno e notte per almeno 1 mese.

Indossarlo di giorno aiuta la pelle a contrastare la forza di gravità, di notte, invece, evita che la stessa gravità trazioni il seno lateralmente.

In merito, comunque, ho pubblicato anche un articolo sul mio blog, che puoi leggere a questo link (link reggiseno post operatorio).

Va premesso che per gestire al meglio il peso del nuovo seno è importante scegliere le protesi più adatte al fisico di partenza.  Ecco perché ne esistono di diversi tipi, forme  e dimensioni: ogni corpo richiede delle protesi differenti.

Infatti, per poter garantire risultati naturali e armoniosi è fondamentale una visita di consulto precisa e accurata, durante la quale prendo con attenzione le misure del seno di partenza.

Non a caso, credo che la fase di consulto sia la più importante di tutto il percorso. È proprio in questo momento che si decide più del 90% dell’intervento. Una mastoplastica additiva non è solo un intervento, è un percorso che richiede meticolosità, precisione e cura dei dettagli.  

Seno duro dopo la mastoplastica additiva

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Avvertire il seno duro dopo la mastoplastica additiva potrebbe essere indice di iniziale contrattura capsulare fibrosa, una complicanza molto temibile ma anche molto rara.

Infatti, questa situazione si verifica in una percentuale di casi molti bassa, che non raggiunge il 3%. Purtroppo, a scaternare questa reazione dei tessuti non è mai una causa specifica, ma un insieme di fattori che, a lungo andare, potrebbero infiammare l’area.

Va detto, infatti, che le protesi mammarie hanno una garanzia specifica in caso di contrattura capsulare. In effetti, molte case produttrici, qualora si verificasse, assicurano un rimborso economico o la sostituzione delle protesi. 

Va comunque sottolineato che esistono diversi gradi di contrattura capsulare ma non tutti richiedono un nuovo intervento. Cerchiamo quindi di analizzare meglio questa complicanza.

Contrattura capsulare o rippling?

Mi capita spesso di leggere articoli o forum in cui c’è confusione tra contrattura capsulare e il rippling, ma si tratta di due cose diverse. La contrattura capsulare è un’infiammazione dei tessuti per cui il seno potrebbe anche presentarsi molto duro, deforme e dolorante; il rippling invece consiste nell’intravedere sotto la pelle mammaria le pieghette della protesi. 

In questo articolo vorrei concentrarmi solamente sulla prima situazione, anche perchè solitamente è quella che preoccupa maggiormente le pazienti.

Avere il seno duro dopo la mastoplastica additiva è una condizione che può verificarsi in modo diverso a seconda dell’entità della contrattura, classificata da Baker secondo una scala di quattro gradi:

  • I Grado : assenza di contrattura, la protesi non si vede né si avverte al tatto; 
  • II Grado: il seno, dopo l’operazione, si presenta meno morbido, ma non crea fastidio nè dolori;
  • III e IV Grado: la protesi inizia a diventare palpabile e visibile e il seno comincia a far male, in alcuni casi potrebbe anche cambiare forma. Voglio precisare che questo grado di contrattura avviene in una percentuale di casi bassissima, anche perchè è principalmente connessa alla scarsa qualità delle protesi.

A seconda del grado di infiammazione dei tessuti, il seno si presenta diverso: inizia a sollevarsi verso l’alto, si ovalizza, si svuota nella parte inferiore e diventa molto più duro e sensibile.

Le cause della contrattura capsulare

Nonostante le protesi vengano utilizzate ormai da decenni, non si sa ancora bene il motivo per cui queste diano luogo a un’infiammazione dei tessuti.

Sicuramente, la qualità dei materiali ha conseguenze anche sulle possibilità di contrattura. Non a caso, da quando le case produttrici hanno cominciato ad utilizzare ingredienti di migliori qualità, si è abbassata notevolmente la percentuale dei casi di contrattura capsulare.

Ci sono però altri fattori che possono determinare questa controindicazione, vediamone alcuni:

  • Intervento eseguito in anestesia locale: io prediligo sempre gli interventi di anestesia generale perchè, in questo modo, i muscoli si rilassano completamente;
  • Tornare a casa subito dopo l’intervento: specifico sempre che è meglio dormire una notte in clinica, solo in questo modo ci si può garantire un corretto recupero;
  • Iniziare fin da subito a fare sport;
  • Non assumere i farmaci prescritti;
  • Incisione diversa da quella nel solco mammario;
  • Posizionare la protesi troppo superficialmente, quindi sotto o dietro la ghiandola mammaria;
  • Un forte trauma.

Soluzioni e possibili rimedi

Quando e se si cominciasse ad avvertire il seno duro dopo la mastoplastica additiva, la prima cosa da fare è contattare il proprio chirurgo di riferimento.
La diagnosi, infatti, è quasi sempre clinica e viene accertata tramite palpazione ed ecografia mammaria o, in casi specifici, tramite ulteriori visite.

Tendenzialmente, se il seno ha un grado di contrattura molto basso, il trapianto di tessuto adiposo (lipofilling) intorno alle protesi può aiutare  ad alleviare il dolore e a contrastare la risalita della protesi. Tuttavia, se il grado di contrattura è alto, è necessario un intervento di sostituzione dell’impianto. 

In conclusione, voglio terminare questo articolo dicendo che non bisogna preoccuparsi troppo di questa controindicazione perchè, oltre a verificarsi molto raramente, se ci si affida a chirurghi competenti e se si segue alla lettera le sue indicazioni, il rischio che si verifichi è quasi nullo.

Come prendere le misure del seno?

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Per poter garantire risultati naturali e armoniosi è fondamentale una visita di consulto precisa e accurata, durante la quale  si prendono con attenzione le misure del seno di partenza e si approfondiscono i desideri della paziente.

Credo infatti che la fase più importante di tutto il percorso di mastoplastica siano proprio gli incontri preoperatori con la paziente. È in questa fase, infatti, che si decide più del 90% dell’intervento: dalla scelta delle protesi alla tecnica con cui inserirle.

Se la paziente decide di intraprendere un percorso per cambiare il proprio seno, vengono fissati almeno due incontri prima dell’operazione. Solitamente, vengono distanziati di qualche settimana proprio perchè ci sia la possibilità di assimilare tutti i concetti che vengono dati e di riflettere attentamente sulle reali possibilità che ci esistono nel suo caso specifico.

L’importanza della visita pre operatoria

Il mio compito durante la visita preoperatoria non è solo quello di prendere delle misure, ma cercare di comprendere le reali motivazioni che portano la paziente da me, le sue paure e suoi dubbi. 

In più, questa fase è cruciale in quanto mi accerto che ci siano tutti i presupposti per intervenire chirurgicamente ottenendo un ottimo risultato. Inoltre, posso spiegare nel dettaglio la procedura e gli eventuali rischi connessi all’operazione.

Infatti, non dimentichiamo che per eseguire un intervento al seno è fondamentale analizzare la storia clinica della paziente e informarla su cosa dovrà aspettarsi dal percorso di ripresa delle normali attività.

Ora, però, analizziamo bene quali siano gli strumenti che utilizzo per regalare alle mie pazienti un seno perfetto e “su misura”.

Le misure del seno perfetto

Per un seno perfetto servono delle misure perfette. Mi piace paragonare il lavoro del chirurgo a quello di un architetto che progetta; il mio compito, infatti, è quello di prendere e analizzare tutte le misure importanti, per ottenere un risultato stabile, sicuro e naturalmente bello.

Per far ciò mi servo di pochi ma essenziali strumenti:

  • Un metro da sarta
  • Un piccolo caliper
  • Un pennarello
  • Un keyhole*
    *uno strumento a forma di serratura)

Tutti questi utensili mi sono molto utili per raccogliere le misure del seno di partenza, ma non solo. Mi servono anche per valutarlo sia da rilassato che sottoposto a piccole manovre di stretching  per simulare l’effetto post intervento che provocherà la protesi.

Il caliper, in particolare, mi è davvero d’aiuto per misurare lo spessore dei tessuti mammari. Questa piccola pinza millimetrata, infatti, mi fa capire dove e come posizionare le protesi. Un passaggio davvero fondamentale per evitare che queste siano visibili sotto la pelle e provochino effetti collaterali, come il rippling ad esempio.

Una volta misurata anche la circonferenza del torace, segno tutte le misure che ho preso con un pennarello apposito che può scrivere sulla pelle della paziente. Si tratta infatti di un inchiostro che non nuoce alla salute e che rimane indelebile per qualche ora, dopo l’operazione si sbiadirà fino a cancellarsi completamente.

Durante l’intervento non è possibile consultare fogli o cartelle cliniche, proprio per questo avere tutte le informazioni essenziali scritte direttamente sulla pelle è comodo, oltre che necessario per realizzare il seno più bello che ogni paziente possa avere.

Quando si tratta di interventi un po’ più complessi, invece, come la mastopessi e la mastoplastica riduttiva, si utilizza anche un altro attrezzo, la keyhole. Questo consente di ridisegnare e la forma del nuovo seno e anche di ridefinire, più in alto rispetto alla posizione di partenza, la posizione del capezzolo dell’areola.

Dolore al seno rifatto

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Il dolore al seno rifatto è una delle possibili complicanze post operatorie più comuni. 

Per quanto però il dolore post operatorio possa sembrare normale e fisiologico, in realtà non lo è.

Proprio così: l’intervento al seno non è e non deve essere doloroso, nè durante nè dopo l’operazione.
Però, la premessa dev’essere quella di affidarsi a un chirurgo estetico esperto nella chirurgia del seno. Infatti, per quanto ci siano farmaci in grado di ridurre notevolmente il dolore, l’obiettivo principale è prevenirne la comparsa. Ma come fare?

La mastoplastica additiva comporta dolore?

Durante la prima visita con le mie pazienti, dedico una buona parte del tempo a rispondere a dubbi o domande e a spiegare loro tutti i dettagli dell’intervento. Reputo sia fondamentale avere tutte le informazioni necessarie prima di sottoporsi all’intervento.

Durante la visita, una delle preoccupazioni che insorgono maggiormente riguarda il dolore al seno dopo l’operazione. In realtà si tratta di una problematica non così comune.
La maggior parte delle volte è causato dal poco riposo. Infatti, per quanto la mastoplastica non sia un’operazione complessa, richiede delle accortezze, soprattutto nei primi giorni.

Come evitare rischi e complicanze dopo l’intervento al seno

Il dolore al seno rifatto è una complicanza che si presenta solo in alcuni casi. 

Facciamo un po’ di chiarezza e vediamo quali sono le situazioni in cui una donna, dopo l’intervento di mastoplastica, può avvertire fastidio.

Si può avere dolore se:

  • Le tecniche utilizzate non sono di ultima generazione o non vengono praticate correttamente.
    La tecnica ideale per evitare il dolore post operatorio è quella “dual plane”; purtroppo, non tutti la sanno eseguire correttamente, causando poi dolore nella paziente.
  • Avviene un’eccessiva contrazione del muscolo pettorale.
    La contrazione del muscolo è praticamente inevitabile, ma ci sono particolari farmaci anestetici che consentono di mantenerlo rilassato. Si tratta dei curari, anestetizzanti molto validi che, però, possono essere somministrati solamente in anestesia generale.
  • Non viene utilizzata la giusta tecnica anestetica.
    L’anestesista ha un ruolo cruciale per l’ottima riuscita dell’intervento al seno e solitamente viene scelta l’anestesia totale.
  • Si torna immediatamente a casa dopo l’intervento.
    Rimanere una notte in clinica permette di avere una maggiore assistenza. Infatti la terapia antidolorifica e antinfiammatoria che si può fare durante il ricovero è più efficace rispetto ai farmaci ad assunzione orale. Non solo, rimanere una notte in osservazione consente di non sforzare la parte operata con movimenti eccessivi.

Rinofiller

rinofiller

Fino a qualche anno fa l’unico modo per correggere la forma del naso era la rinoplastica. Oggi un’alternativa c’è, decisamente più rapida e meno dolorosa: il rinofiller. 

Migliorare il proprio profilo può rivelarsi una valida opzione per armonizzare i lineamenti e addolcire l’aspetto complessivo del viso; è per questo che molti pazienti chiedono il mio aiuto.

Tipi di naso

Le dimensioni e la forma del naso dipendono da fattori genetici, parliamo di uno dei tratti più peculiari della persona.
Ne esistono di diversi tipi, ma non sempre sono in armonia con il resto del viso:

  • Naso aquilino: è il classico naso dantesco caratterizzato da un dorso molto sporgente;
  • Naso a patata: si contraddistingue per la sua punta tondeggiante, che non valorizza le altre linee del viso;
  • Naso greco: si riconosce perché l’angolo tra la fronte e l’inizio del naso risulta parzialmente o totalmente assente; 
  • Naso storto: può essere una caratteristica congenita, ereditaria oppure un tratto che si acquisisce a seguito di un trauma.

A volte il problema non è legato alla forma ma alla dimensione, un naso troppo grande o uno troppo piccolo può creare delle disarmonie.

Come avere un naso perfetto

Quando si tratta di canoni estetici è impossibile parlare di perfezione, si dovrebbe parlare di armonia e proporzioni. Una qualsiasi parte del corpo andrebbe considerata nel contesto e non analizzata singolarmente.
Vi faccio un rapido esempio: prendete i volti di due persone che a vostro parere hanno dei bei tratti e poi provate a scambiarne solo una parte, come il naso. Qualcosa non tornerà e sembrerà che ci sia qualcosa di strano. 

Ecco, è esattamente quello a cui mi riferisco quando dico che la perfezione assoluta non esiste, ma esistono proporzioni rispettate e armonia.

Ma torniamo a noi…essendo un trattamento decisamente poco invasivo, il rinofiller si rivela un’ottima soluzione per ottenere risultati immediati e naturali.

Filler naso

Il filler naso si avvale delle proprietà dell’acido ialuronico, o del collagene, e del botulino per migliorare il profilo e correggere le imperfezioni, 
L’acido ialuronico e il collagene aiutano a riempire, contribuendo quindi a modificare i volumi e a rimodellare la forma del naso. Del botulino, invece, si sfrutta la capacità di rilassare i muscoli: se il filler viene applicato alla base del naso, la tossina botulinica impedisce la contrazione del muscolo, contribuendo a sollevare leggermente la punta.

Il rinofiller, se viene eseguito da un medico esperto, in una struttura di eccellenza e utilizzando acido ialuronico di ultima generazione,  è il trattamento ideale quando il desiderio del paziente è quello di attenuare eventuali gobbe, sollevare la punta del naso o ridefinire i lineamenti in modo sicuro, rapido e indolore.

FAQ

Quanto dura il trattamento?

Tra i 15 e i 20 minuti

Viene eseguito sotto anestesia?

No, anche perchè il rinofiller non è un trattamento doloroso. 

Tutt’al più, per evitare ogni fastidio, si applica una crema anestetica prima di procedere con le iniezioni.

Quanto costa il rinofiller?

Uno dei vantaggi del rinofiller è senza dubbio il costo. Di fatto, se una rinoplastica può costare anche 8.000 euro, il rinofiller ha un costo medio che si aggira tra i 300 e i 500 euro a seduta.

È un trattamento definitivo?

No, il filler è riassorbibile in quanto composto da acido ialuronico. I risultati rimangono per 8/12 mesi, tempo dopo cui ci si può sottoporre a un’altra seduta.

Come cambia il seno al variare del peso

seno gonfio e aumento di peso

Il seno è una delle parti del corpo di una donna che, col passare del tempo, cambia maggiormente. Con gli anni il seno aumenta, diminuisce, si vuota oppure si riempie. 

Mi è capitato diverse volte di sentire donne contente di avere un seno più pieno o leggermente più piccolo a causa di variazioni del peso. Ma questo sentimento vale anche quanto il cambiamento è netto o inaspettato? Secondo la mia esperienza la risposta è negativa ed è una delle cause che spinge le pazienti a chiedermi aiuto.

Ogni donna è unica, così come il suo seno, motivo per cui né la dimensione né la forma dovrebbero essere motivo di body shaming.
D’altro canto, però, ci sono donne che non si sentono a loro agio con il proprio corpo e decidono quindi di intervenire chirurgicamente.

Quali sono i fattori che influenzano la misura del seno

Direi che il primo grande momento in cui una donna vede il suo seno cambiare considerevolmente è la pubertà.

In età adolescenziale, infatti, il seno, grazie a ormoni specifici, cresce fino a raggiungere la sua forma e il suo volume definitivo.

Sebbene i seni crescano principalmente al variare degli estrogeni, ci sono altri fattori che possono condizionarne lo sviluppo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di familiarità, quindi di fattori genetici: se gran parte delle donne in famiglia hanno un seno voluminoso, è molto probabile che questa caratteristica morfologica sia ereditata.

Un altro fattore che certamente condiziona la taglia del reggiseno è lo sport: ci sono infatti alcuni esercizi che possono tonificare i muscoli del petto, costruendo il giusto sostegno e rendendo il seno più sodo.

Non dimentichiamo poi il ciclo mestruale, gli anticoncezionali ormonali e la maternità.

Bisogna infatti considerare l’azione degli ormoni, che in tutti e tre i casi presentano dei livelli più alti della norma che possono agire sul corpo modificando temporaneamente le forme.

È vero che perdendo peso il seno cambia?

Prima di rispondere alla domanda, facciamo un passo indietro. 

Le mammelle sono formate da tessuto connettivo, ghiandole e tessuto adiposo. 

Specialmente quest’ultimo è presente in percentuali diverse a seconda del soggetto, tant’è che ogni donna ha forme proprie, che, inevitabilmente, variano in base al proprio peso.

In poche parole possiamo affermare che la grandezza del seno può cambiare a seconda dei chili presi o persi.

Se, da una parte, aumentare di peso potrebbe significare una taglia in più, dall’altra dimagrimenti eccessivi o troppo rapidi potrebbero essere motivo di ptosi mammaria, cioè di una discesa o svuotamento del seno. Dopo un dimagrimento evidente, infatti, molte donne mi chiedono aiuto perché il loro seno appare cadente, svuotato e pendulo.

Sebbene sia del tutto fisiologico, questa condizione può causare imbarazzo e vergogna, ecco quindi che la chirurgia estetica può essere la soluzione ideale per tornare ad avere un seno alto, sodo e compatto.

Come aumentare il seno

Su internet si legge di tutto: dalle zuppe alla rucola, dalle ostriche alle creme volumizzanti. Purtroppo però, nessuno di questi metodi è efficace e tanto meno definitivo.

Come abbiamo visto, l’unico modo davvero valido per aumentare il volume del seno in modo definitivo è affidarsi a un chirurgo plastico esperto in seno.

Insieme si possono valutare le diverse opzioni e scegliere la tecnica che meglio si adatta alla propria situazione e alle proprie esigenze.

L’intervento più richiesto ed eseguito per aumentare il volume del seno è senza dubbio la mastoplastica additiva, tuttavia, per aumenti più lievi, si può optare per una tecnica meno invasiva, il lipofilling.

In questo caso, si possono rimodellare due aree del corpo contemporaneamente: quella da cui viene prelevato il grasso e quella in cui viene inserito, ossia il seno.

Se invece, l’obiettivo è sollevare il seno allora l’intervento più adatto è la mastopessi.

Questa tecnica consente di sollevare i seni discesi o svuotati, che quindi, alla fine dell’operazione, risultano otticamente più grandi.

Intervento al seno e contraccettivi

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L’intervento al seno è un intervento chirurgico e come tale può presentare delle complicanze, anche se minime.

Abbiamo già visto più volte che la mastoplastica è una tecnica relativamente semplice che però richiede degli accorgimenti prima, durante e dopo l’intervento.

Uno di questi accorgimenti riguarda sicuramente l’utilizzo di contraccettivi ormonali, quindi di farmaci utilizzati per prevenire l’insorgenza di una gravidanza o per curare particolari patologie della donna.

Va premesso che non ci sono problemi tra un intervento al seno e questi contraccettivi bensì tra questi ultimi e l’intervento chirurgico.

Questi farmaci, infatti, possono alterare i valori della coagulazione del sangue e modificare la dimensione del seno.

Avere dei valori nella norma è il primo passo per evitare complicanze in fase operatoria; non che siano all’ordine del giorno, ma qualunque paziente vorrebbe evitarle.

Esistono diversi contraccettivi, quelli che possono provocare delle alterazioni al seno, però, sono quelli di tipo ormonale, quindi pillola, cerotto, spirale, anello e progestinici.

Di contro, è importante sottolineare che non tutte le donne assumono o fanno uso di questi farmaci per evitare delle gravidanze; vediamo quindi di capire quando è il caso di interromperne l’assunzione e quando se ne può fare a meno.

Anticoncezionali o cure ormonali?

Possiamo suddividere i contraccettivi in due grandi categorie: gli anticoncezionali e i farmaci ormonali.

Sebbene siano la stessa cosa, ci aiutano a distinguere i motivi per cui si utilizzano.

Per fare un esempio: la pillola può essere assunta per non rimanere incinta oppure per trattare delle particolari condizioni, come endometriosi, amenorrea, ovaio policistico, fibromi etc…

Durante una visita di consulto, è importante capire se si utilizzano dei contraccettivi come cure ormonali o per motivi diversi.

Questo perché, qualora la paziente assumesse, ad esempio, la pillola anticoncezionale per evitare delle gravidanze, è meglio sospenderla e riprenderla dopo l’intervento.

Se però la paziente è sotto cura ormonale, allora si valuta la sua condizione specifica e, in accordo con il ginecologo di riferimento, si procede all’intervento con delle precauzioni maggiori.

I contraccettivi da sospendere

Dunque, possiamo dire che gli unici contraccettivi da sospendere sono gli anticoncezionali.

In questo caso è bene interromperne l’utilizzo almeno un mese o due settimane prima dell’intervento; si può poi ricominciare ad utilizzarli dopo due settimane dall’operazione.

Questo perchè delle alterazioni della coagulazione o di altri fattori che vengono coinvolti durante una mastoplastica, potrebbero aumentare il rischio di trombosi o altre complicanze spiacevoli.

Questo vale per l’intervento al seno così come per qualsiasi altro intervento, ecco perché, a prescindere dalla motivazione che spinge la paziente a rivolgersi a un medico estetico, va sempre sottolineato se si fa uso di contraccettivi ormonali e per quale ragione.

Sarà poi il chirurgo a valutare caso per caso e scegliere come agire per tutelare la paziente e garantirle un decorso post operatorio sereno e senza intralci.

È bene quindi affidarsi a un professionista esperto che abbia migliaia interventi alle spalle, così che sia più preparato a qualsiasi evenienza.

Il decorso post operatorio

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Il decorso post operatorio di una mastoplastica, che sia additiva, riduttiva o di sollevamento, è molto soggettivo.

Ogni paziente è diversa e ha bisogno di attenzioni diverse, motivo per cui suggerisco quasi sempre di fermarsi a dormire in clinica una notte.

Sebbene non sia obbligatorio trattenere la paziente, io e molti altri miei colleghi crediamo sia la scelta migliore per velocizzare i processi di guarigione.

Prima di spiegarti il motivo, però, vorrei darti delle semplici indicazione da seguire per vivere in totale serenità il tuo post intervento.

Come comportarsi dopo la mastoplastica?

Come abbiamo già visto in altri articoli, l’intervento al seno non è certamente tra i più impegnativi.

Infatti, sebbene si tratti di un’operazione a  tutti gli effetti, il corpo ha bisogno solo di qualche giorno per riassestarsi.

In questi giorni, però, è fondamentale stare a riposo, non fare sforzi eccessivi con la parte alta del corpo e indossare 24/24 il reggiseno post operatorio.

In più, io consiglio sempre di non fumare ed evitare di bere alcolici, in quanto entrambi potrebbero rallentare i processi di guarigione.

Un aspetto importante che non va tralasciato è quello relativo alle cicatrici: prenditene cura, disinfettale e applica la crema per evitare che rimangano visibili.

Per ultimo, chiedi! Non avere paura di chiedere se ti vengono dei dubbi o delle domande: il chirurgo, il suo staff e la clinica in cui opera sono a tua totale disposizione.

Fermarsi a dormire in clinica: si o no?

Molte pazienti, in fase di consulto, mi chiedono se dopo l’intervento possono tornare a casa.

La risposta è sì, non c’è nessun obbligo per cui la paziente debba trattenersi una notte, a prescindere dal tipo di anestesia che viene somministrata.

Tuttavia, io suggerisco quasi sempre di fermarsi una notte, ecco perchè:

  • Il costo per te è invariato (a meno che non ci si affidi a cliniche piccole, alternativa che io sconsiglio vivamente);
  • Andare via il mattino dopo l’intervento mi garantisce che tu stia davvero a riposo; ricordiamoci che dopo l’intervento bisogna evitare sforzi delle braccia, cosa che raramente avviene se si va a casa;
  • Hai personale medico sanitario che a qualsiasi domanda, dubbio o piccola preoccupazione può risponderti immediatamente;
  • Per qualsiasi necessità, anche solo per andare in bagno, hai a disposizione infermieri che possono aiutarti immediatamente;
  • In caso di necessità, o di normale routine, in clinica si hanno a disposizione tutti i farmaci necessari.

Tutti questi elementi, insieme, rappresentano un maggior comfort nella gestione del post intervento, soprattutto quando si inseriscono delle protesi.

Fermarsi dormire una notte in clinica, infatti, fa diminuire le possibilità di infiammazione del seno e quindi le chances di complicanze.

Come dormire dopo una mastoplastica?

Se di giorno possiamo mettere in atto una serie di accortezze per evitare gli sforzi, di notte non siamo pienamente consci del nostro corpo.
Tuttavia, bisogna cercare di fare attenzione per evitare qualsiasi infiammazione o possibile complicanza, soprattutto se si è solite muoversi molto la notte.

Dopo l’intervento di mastoplastica, specialmente se additiva, bisogna tutelare diversi aspetti:

  1. La formazione di accumuli di liquidi;
  2. La cura e la guarigione delle cicatrici;
  3. L’assestamento delle protesi.

Ecco quindi che, per assicurarsi un risultato finale perfetto, ci sono delle piccole accortezze da seguire durante il decorso post operatorio.

In primis l’utilizzo del reggiseno post operatorio, che diventerà il tuo migliore amico per i successivi 30 giorni dall’intervento. Permette infatti di avvolgere il seno, velocizzare il processo di assestamento delle protesi e di far drenare eventuali liquidi.

Un altro suggerimento è cercare di dormire supina, quindi a pancia su, evitando di girarti sui lati. Per farlo, metti dei cuscini grandi alla tua destra e alla tua sinistra, così che i movimenti siano limitati il più possibile. Anche durante il giorno, cerca di tenere la parte superiore del corpo sollevata, almeno per le prime 24-48 ore: bastano un paio di cuscini o una poltrona reclinabile.

Intervento al seno e anestesia

intervento al seno e anestesia

Una delle domande che mi viene posta più spesso sull’intervento riguarda l’anestesia.
Personalmente, rassicuro sempre le mie pazienti poichè, affidandosi alla clinica giusta e un chirurgo con esperienza decennale come me, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

La mastoplastica, che sia di aumento, sollevamento o riduzione del seno, è un intervento relativamente semplice da un punto di vista chirurgico, ma richiede la presenza di un’intera equipe di anestesisti.
Loro, insieme a me, si occuperanno di fornire alla paziente il dosaggio di farmaci più sicuro e ottimale per l’esecuzione dell’intervento, oltre che assicurare il corretto recupero subito dopo l’operazione.
Io, nel 99% dei casi, prediligo l’anestesia generale, ma vediamo insieme il motivo e qual è la differenza tra le due modalità.

Anestesia generale

In accordo con la stragrande maggioranza dei miei colleghi, l’anestesia generale rappresenta la modalità più sicura per eseguire una mastoplastica.
Questa scelta è la più confortevole sia per la paziente che per il chirurgo per diversi motivi:

  1. Permette al chirurgo di lavorare serenamente senza preoccuparsi che la paziente possa sentire dolori o che si impressioni per i rumori;
  2. Consente di mantenere stabile sia la pressione del sangue che del respiro della paziente, monitorati durante tutto l’arco dell’operazione da un anestesista;
  3. Facilita il rilassamento dei tessuti, facilitando tutte le manovre necessarie per il rimodellamento del seno.

Inoltre, vorrei sfatare uno dei falsi miti più diffusi in merito: non è detto che l’anestesia totale sia legata a un intervento in cui bisogna stare ricoverati più giorni.
Infatti, ipoteticamente, la paziente che si è sottoposta a un intervento di mastoplastica in anestesia generale potrebbe tornare a casa dopo qualche ora.
Io, però, suggerisco di rimanere almeno una notte in clinica, per assicurarmi che la guarigione del seno prosegua nel modo corretto.

Anestesia locale

Alcune pazienti, in fase di consulto, mi chiedono “Ma è possibile eseguire l’intervento in anestesia locale?”
La risposta è sì, si può fare, ma non è la scelta migliore.

Sebbene l’anestesia locale sia più facile da gestire, in alcuni casi può interferire con l’esecuzione dell’intervento.
Infatti, ci sono dei casi in cui le pazienti, essendo sveglie e pienamente coscienti, si fanno impressionare da rumori o particolari sensazioni, facendosi prendere dal panico.
In più, l’anestesia generale consente di controllare meglio la respirazione della paziente, motivo per cui è considerata più sicura di quella locale.

Ovviamente ci sono dei vantaggi nell’eseguire la mastoplastica in anestesia locale: principalmente i costi.
Di fatti, il motivo per cui eseguire un intervento con questo genere di sedazione abbassi i costi è intuibile: i costi per un’anestesia locale sono notevolmente inferiori, proprio perché i farmaci hanno prezzi ridotti e perché è possibile appoggiarsi a cliniche più piccole e quindi più economiche (che spesso non hanno i permessi per condurre operazioni in anestesia generale).

Il post intervento

A prescindere dal tipo di anestesia, tutte le pazienti, subito dopo l’intervento, vengono trasferite in una stanza apposita fino al loro completo risveglio.

In questa fase è normale sentirsi un po’ intontite ma nulla di cui preoccuparsi: già dopo pochi minuti ci si potrà alzare e camminare, anche se io consiglio di stare a riposo il più possibile, almeno le prime tre-quattro ore.

Dopo quasi tutti gli interventi di chirurgia del seno suggerisco alla paziente di fermarsi in clinica una notte, ma il giorno dopo, in qualsiasi caso, si può tornare a casa e riprendere le normali attività quotidiane.

Bisogna tenere a mente che dopo la mastoplastica per qualche giorno è meglio evitare i movimenti più impegnativi e quindi chiedere sempre aiuto a qualcuno, onde evitare di sforzare la parte superiore del corpo.

Qualunque sia la necessità, io e il mio staff siamo a disposizione per chiarimenti, dubbi o domande in merito.