Quando il seno è troppo piccolo

Grande o piccolo? Le soluzioni per ogni seno

4 marzo, 2016 9:22 am scritto da Dott. Andrea Spano

Un seno troppo piccolo o troppo grande può essere fonte di grave disagio psicologico per molte donne.

In questi casi può essere importante ricorrere a interventi di chirurgia estetica che aiutino a sentirsi bene con il proprio corpo, rimuovendo così barriere che spesso creano dei veri e propri blocchi anche relazionali.

Un bravo chirurgo aiuterà la sua paziente ad affrontare la problematica nel miglior modo possibile, individuando il tipo di intervento più adatto.

COME AUMENTARE UN SENO TROPPO PICCOLO

La moderna chirurgia ha sviluppato diverse tecniche personalizzate, con o senza protesi, per permettere un aumento del seno con risultati naturali.

La mastoplastica additiva è la tecnica più diffusa: grazie all’utilizzo di protesi in silicone allergan-anatomiche perfettamente compatibili col nostro organismo, è assicurato un risultato naturale con cicatrici praticamente invisibili.

Le moderne tecniche di mastoplastica additiva permettono di decidere con precisione la nuova forma e la taglia del seno sul quale si decide di intervenire chirurgicamente per renderlo più grande,  o per rimediare a uno svuotamento dovuto a perdita improvvisa di peso o alla gravidanza. Un risultato naturale è garantito dall’utilizzo di protesi anatomiche (dette anche a goccia) su un seno che abbia uno spessore di partenza di almeno 2 centimetri.

Una tecnica particolarmente innovativa nel campo della mastoplastica additiva è quella della mastopessi multiplane.

Con micro incisioni nascoste e protesi anatomiche si può sollevare il seno ptosico e svuotato fino a 2-3 centimetri.

Si tratta al momento, di una tecnica ancora poco diffusa in Italia, ma dai riscontri molto positivi: non solo si assicura sia il sollevamento che il riempimento del seno, ma l’unica cicatrice visibile è quella del piccolo taglio eseguito nella parte bassa del seno da dove si inserisce la protesi di ultima generazione.

Per chi vuole aumentare di poco il volume del proprio seno, senza ricorrere alle protesi, esiste poi il lipofilling, una tecnica che consiste in “iniezioni” di grasso che rassodano e non lasciano cicatrici.

Si tratta di una metodica che può essere utilizzata in casi selezionati e da un chirurgo plastico esperto in chirurgia del seno che, durante la visita preliminare, dovrà analizzare vari parametri morfologici (come forma, struttura, dimensione, elasticità).

Il lipofilling si esegue in anestesia locale, con una leggera sedazione; la ripresa è immediata (può essere effettuato in regime di day hospital) ed è un intervento ripetibile nel tempo. Oltre a rassodare e riempire (guadagnando fino a una taglia), permette di ridurre piccoli accumuli adiposi localizzati in alcune parti del corpo: il grasso, infatti, viene aspirato con delle micro cannule (come negli interventi di liposuzione) e poi filtrato e purificato prima di essere ri-iniettato nel seno.

COME RIDURRE UN SENO TROPPO GRANDE

Dettata anche da ragioni funzionali e non solo estetiche, la mastoplastica riduttiva si rende necessaria quando un seno eccessivamente grande causa mal di schiena, irritazioni o disagi nelle attività quotidiane o nella pratica sportiva.

Proprio per la conformazione specifica della mammella, si tratta di un intervento con cicatrici che si estendono generalmente nel polo inferiore del seno: nella maggior parte dei casi, infatti, sarà necessario rimuovere parte di pelle oltre che di tessuto adiposo e ghiandola mammaria. Grazie al ricorso a tecniche più soft rispetto a quelle tradizionali è possibile, però, garantire alle pazienti una migliore e più rapida ripresa.

Il ruolo del chirurgo estetico, come di consueto, è fondamentale per valutare il miglior tipo di intervento: molto dipenderà, ovviamente, non solo dal volume di partenza del seno,  ma anche da altri aspetti come la conformazione del fisico della paziente, e, in particolare del torace.

Si può scegliere di rimuovere semplicemente i tessuti in eccesso, oppure di riposizionare anche i tessuti rimanenti, con il risultato – in entrambi i casi – di un sollevamento dei capezzoli.